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Associazione Europea

di Psicoanalisi

 

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Freud, Lombroso e Morselli*

Quali sono le ragioni, se ce ne sono, che hanno condotto Freud ad affermare che Enrico Morselli è un asino? L'opposizione e le difficoltà che ha incontrato la psicoanalisi durante la sua diffusione sono abbastanza note nelle sue generalità, però man mano che ci si addentra nella specificità del singolo territorio linguistico-culturale ci si rende conto che si trovano diverse componenti, e ciascuna presenta specifiche particolarità. In questo studio cercherò di evidenziare l'atteggiamento di Freud nel rapporto con uno psichiatra italiano  per esaminare le resistenze alla psicoanalisi collegate alla politica ed alla strategia del suo inserimento in Italia.

Sappiamo che il pensiero di Freud fino agli inizi del novecento è stato veicolato nella lingua tedesca.

Nel primo decennio del novecento diversi psichiatri che si recavano da Kraepelin a München ed al Burghölzli di Zürich conoscevano i lavori di Freud. Tra di loro c'erano alcuni medici-psichiatri italiani che avevano familiarità con la lingua tedesca [1].

A quel tempo diversi territori del nord Italia non facevano ancora parte dell'area linguistica italiana che conosciamo oggi, perché fino alla fine della prima guerra mondiale erano appartenuti all'Austria. È noto che Trieste fosse il porto dell'impero austro-ungarico.

La questione della lingua non è secondaria rispetto agli eventi che intendo evidenziare.

C'è una ragione geo-linguistica che permette giustamente a Michel David di chiamare "benevola" la prima fase della divulgazione scientifica in Italia datata tra il 1908 ed il 1915. [2]

Non solo scientifica, questa prima fase darà la possibilità ad un pubblico più vasto di essere perlomeno informato che esisteva qualcosa di nome psicoanalisi.

Sarà ciò che autorizza David a formulare la sua tesi che l'Italia è stata un terreno difficile da fecondare, e per molti anni sterile. L'idealismo, la cultura cattolica, gli ambienti scientifici ufficiali, nonché il fascismo hanno funzionato da barriere invalicabili alla penetrazione del pensiero di Freud e della sua scuola. E David mostra come, per vie indirette ed attraverso i canali più diversi: letteratura, critica d'arte, cinema, i concetti della psicoanalisi siano giunti a diffondersi ed ad influenzare, nonostante tutto, anche la cultura italiana.

Al di là "dell'impossibilità a comprendere" [3], caratteristica del patrimonio di conoscenze di quel periodo in Italia, in questo lavoro mi occupo di alcuni ambienti scientifici ufficiali italiani, e quindi l'attenzione sarà rivolta in particolare, come il tema del convegno richiede, agli ambienti psichiatrici. Ma questa attenzione specifica va inserita nella premessa del quadro più generale che ho ricordato.

I fragili tentativi di presenza del pensiero di Freud in Italia, quella sbiadita prima fase benevola, terminò anche anteriormente all'avvento della prima guerra mondiale. E ad un momento di curiosità per la psicanalisi, subentrò un rifiuto ostinato, che era sostenuto da molti pregiudizi e da qualche giudizio. Il più comune dei pregiudizi era l'opinione che la psicoanalisi appartenesse al pensiero del nemico austro-ungarico, per cui diventava perfino troppo facile suscitare sentimenti di patriottismo, e di conseguenza di ostilità, negli argomenti che giungevano da oltre trincea.

Non sfuggivano a questa logica nemmeno gli ambienti scientifici ed universitari, che in nome della scienza avrebbero potuto essere un pochino più accorti. Ma al di là di ciò, esistevano anche dei giudizi che si fondavano su altrettante modalità teoriche di pensare come la filosofia positivista.

Di questa modalità teorica di pensare ci occuperemo dando ad essa un nome: resistenza. E ci accorgeremo che questa forma di resistenza è più viva che mai.

Cesare Lombroso ed Enrico Morselli sono due esponenti della psichiatria del positivismo italiano che hanno ostacolato la diffusione del pensiero freudiano in Italia. I loro lavori sono tra le espressioni più significative di ciò che ha impermeabilizzato e reso invalicabile la diffusione del pensiero di Freud, perlomeno per quanto riguarda l'espansione negli ambienti scientifici ed universitari del tempo.

Il positivismo intendeva ricondurre le caratteristiche dell'uomo ad una base organica, dove le cause del suo agire fossero reperibili oggettivamente. La ricerca della presunta certezza, dell'oggetto e della causa caratterizza la modalità dell'approccio positivista. L'osservazione dei fenomeni in quanto oggetti concreti fornisce l'illusione di controllare e padroneggiare le situazioni.

L'Italia ebbe nel campo positivista ricercatori convinti ed ingegnosi che fecero la loro comparsa sulla scena scientifica europea.

Cesare Lombroso è di 38 anni più anziano di Freud, muore a Torino 1909, medico e psichiatra, fu il fondatore dell'antropologia criminale. Aveva compiuto gli studi universitari a Pavia, Padova e Vienna. Nell'ultimo ventennio dell'ottocento è una delle figure più rappresentative della scienza psichiatrica italiana. Nato nel 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante, è considerato,  il maggior rappresentante italiano del positivismo evoluzionistico di derivazione darwinista.

È famoso per le sue misurazioni fisionomiche allo scopo d'individuare una tipologia umana, come ad esempio "il tipo criminale". Tra l'enorme mole dei suoi scritti vi sono parecchie teorie che hanno avuto molta fortuna popolare, ma che sono state anche molto criticate, come la teoria dell'uomo nato delinquente: l'individuo che reca nella sua struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall'uomo normale e socialmente inserito. Secondo Lombroso ci sarebbe un elemento oggettivo nell'uomo che mostrerebbe che delinquenti si nasce!

Fin dal 1866, anno in cui inizia a lavorare come medico militare, Lombroso si dedica alla raccolta di crani, scheletri, cervelli ed oggetti provenienti da ogni parte, per lo più di criminali e folli raccolti nelle carceri e nei manicomi. Presso la facoltà di medicina legale all'università di Torino effettuò centinaia di autopsie sui corpi di criminali, alienati e prostitute. Fondò il museo di antropologia criminale che raccoglie i materiali di tutte le sue ricerche: dai cimeli prima citati ai reperti biologici, dai corpi di reato ai disegni, dai manoscritti a fotografie e strumenti scientifici. Un repertorio di oggetti che non aveva precedenti.

Alla sua morte volle che la sua salma fosse consegnata al museo, nel quale viene conservato il suo scheletro

Fondò la rivista Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale [4], che diventerà uno degli strumenti scientifici di maggior prestigio e l'organo ufficiale della psichiatria italiana.

Lombroso conosce e parla la lingua tedesca molto bene, e nonostante ciò le presenze e i contributi sulla sua rivista dei grandi nomi della psichiatria alemanna sono scarsi. Ci sono rari scambi con la Vienna di Meynet, la Monaco di Kreapelin, e la Zurigo di Bleuler, se non articoli di qualche allievo.

Ho consultato sulla sua rivista le presenze degli autori degli articoli e delle recensioni dal 1880 al 1920: non c'è traccia di psicoanalisi, tranne l'unica segnalazione, con una breve recensione del 1904, del saggio Psicopatologia della vita quotidiana (1901) a cura del direttore della rivista Mario Carrara.

È sufficiente leggere la mezza pagina [5] per capire che l'autore non può cogliere il capovolgimento freudiano. Anche proprio - come nel caso - quando la recensione vorrebbe essere benevola. Carrara confonde lapsus con errore, perché non ha l'impianto concettuale per accogliere l'operazione di conoscenza dell'uomo che Freud propone costruendo la scienza del soggetto.

A quel tempo - lo leggiamo dai verbali delle serate dei mercoledì - nemmeno i più vicini a Freud afferravano la portata della sua impresa, figuriamoci un allievo di Lombroso in Italia! L'unica eccezione, se così si può dire, che ho riscontrato sulla rivista, è la presenza dello psichiatra Marco Levi Bianchini, che scrive articoli non di psicoanalisi sulla rivista lombrosiana.

Lombroso quindi, pur non potendo non sapere della presenza di Freud, lo ignora completamente.

Entreremo maggiormente nei dettegli con Edoardo Weiss, che sarà l'unica nostra fonte a segnalarci qualche indicazione in più sulle conseguenze di questo non rapporto.

Enrico Morselli (1852-1929).

Morselli si onorava di definirsi allievo del "grande Lombroso".

Psichiatra, psicologo, antropologo, filosofo, e universitario della scuola  positivista italiana di neuropsichiatria, Enrico Morselli è un illustre clinico, presidente della Sociétà italiana di neurologia e di psichiatria,  fu direttore di diversi ospedali psichiatrici, personaggio molto  influente nel campo della cultura italiana e universitaria all'inizio del XX° secolo, non perde occasione nel suo "accecamento" di rivendicare la superiorità del "Lombroso italiano" comparandolo al "Freud austriaco".

Nei suoi scritti affronta gli argomenti più diversi: dalla trasfusione del sangue al suicidio, dalla psicologia patologica alla psicologia animale, senza dimenticare la psichiatria, il magnetismo e la semiotica, lo spiritismo e l'antropologia, le nevrosi traumatiche e la medicina legale.

Inoltre è molto conosciuto in Italia come autore di un'opera in due volumi intitolata La Psicanalisi edita da  Bocca a Torino nel 1926, come scrivo nella voce del mio articolo redatto per il Dictionnaire di Alain de Mijolla [6]. Molte volte editato, questo libro ha conosciuto una grande diffusione negli ambienti universitari, e non bisogna trascurare l'influenza nefasta che ha prodotto in Italia. Apparentemente documentato, è un significativo esempio della resistenza alla psicoanalisi, dell'incomprensione e dell'impossibilità a comprendere.

In gennaio del 1926 Freud ricevette da Morselli i due grandi volumi con unito un pamphlet sul sionismo. Il 18 febbraio Freud gli scrive una lettera, nella quale gli parla del suo "grande" lavoro, constatando con rammarico come Morselli si rifiuti di dare la sua adesione alla psicoanalisi:

«nel leggere la Sua grande opera sulla psicoanalisi ho notato con dispiacere che Ella non riesce a dare la Sua adesione alla nostra giovane scienza senza grandi limitazioni, e sono costretto a consolarmi di ciò pensando alla necessaria divergenza delle opinioni in argomenti così difficili, come anche alla certezza che la sua opera contribuirà enormemente a risvegliare l'interesse dei Suoi concittadini alla psicoanalisi» [7].

Grande opera e grande limiti, ma formulazioni di apertura verso una politica di diffusione!

Nella stessa lettera, dopo aver liquidato in breve l'ingombrante lavoro di Morselli, si dilunga invece sul pamplet del sionismo, iniziando la frase con la contrapposizione al pensiero precedente, che vuol dire "invece penso bene di…".

«Ma il suo breve pamphlet sulla questione l'ho potuto leggere senza alcun sentimento contrastante, - mentre nel primo sì - e con un'approvazione incondizionata; sono stato felice di notare con quanta partecipazione, con quanta umanità e comprensione Lei ha saputo scegliere il suo punto di vista su un argomento che le passioni umane hanno distorto. Sento quasi un obbligo per me mandarLe il mio personale ringraziamento per questo lavoro.

Circa la sua opinione che la psicoanalisi sia da considerare un prodotto diretto dello spirito ebraico, non sono sicuro che sia corretta, ma anche se lo fosse non mi vergognerei di questo.

Benché sia restato estraneo per molto tempo alla religione dei miei avi non ho mai perduto il senso di solidarietà col mio popolo e constato con soddisfazione che Lei si chiama allievo di un uomo della mia razza, il grande Lombroso.

Nel passato non avrei esitato a chiederLe di farLe visita nel mio prossimo viaggio in Italia. Purtroppo per il momento non posso prendere in considerazione l'idea di viaggiare». [8]

La psicoanalisi di Morselli è marchiata dal pensiero lombrosiano e dalle concezioni positiviste, critica tutte le teorie di Freud, sovente gli appare come un plagiario, e per certi versi tenta di dimostrare che i nuclei della ricerca freudiana si trovano già nei lavori della scuola positivista italiana.

Si noterà con quale tatto Freud si sforzi di trovare qualche cosa di salvabile nel lavoro di Morselli, servendosi del suo talento negativo per diffondere e portare avanti la questione psicoanalitica.

Il giudizio di Freud

Edoardo Weiss nel suo libro Sigmund Freud come consulente racconta come nel 1925, poco prima di pubblicare il suo libro, Morselli gli chiese informazioni sulla psicoanalisi, e Weiss volentieri, attraverso un intenso scambio epistolare, gli spiegò i principali concetti dinamici, il fenomeno del transfert ed il procedimento terapeutico. E pochi mesi dopo fu lo stesso Morselli ad invitare Weiss a leggere una relazione al congresso di "Psichiatria e Psicanalisi"a Trieste.

E proprio di quel congresso, Weiss scrive:

«Alla fine della mia relazione Morselli chiuse il dibattito criticando l'analisi di Freud e alterando i concetti, senza tener conto delle spiegazioni che gli avevo fornito nella nostra lunga corrispondenza. Fui molto urtato da questo atteggiamento ipocrita e falso». [9]

Nel gennaio del 1926 - prima della lettera che Freud scrisse a Morselli del 18 febbraio - Freud scrisse a Weiss la seguente lettera:

«Pochi giorni or sono ho ricevuto il libro di Morselli "La Psicoanalisi". È assolutamente privo di valore, da apprezzare soltanto come prova inequivocabile che egli è un asino.

Contiene una infinità di grandi e piccole inesattezze, gli argomenti più stupidi, vecchi e nuovi; è scritto con scarse nozioni della letteratura ed evidentemente senza nozione di causa. Inoltre è rivestito da uno strato di false cortesie, che nella vecchia Austria erano considerate caratteristiche degli italiani ( spero che il Suo sentimento patriottico non si scandalizzi a questa reminescenza).

Spero che lei s'incarichi di preparare per la nostra rivista una critica particolareggiata del libro. In caso affermativo, La prego di non risparmiargli alcuna spiacevole verità» [10].

Weiss si assunse l'incarico della recensione sia in italiano per l'Archivio, la rivista di Levi Bianchini (non quello di Lombroso),  e in tedesco  per la Psychoanalytische Zeitschrift. Freud lo ringrazia per la critica: Weiss parla di "stupidissimo e distorto" resoconto che Morselli fa della psicoanalisi.

«Su un punto –scriverà in giugno dello stesso anno Freud a Weiss– Lei lo ha risparmiato, precisamente là dove si manifesta cacciatore indegno e repellente della popolarità tra il pubblico italiano» [11].

Morselli s'indignò molto per la posizione assunta da Weiss e da Freud e scrisse un articolo colmo di falsità, che Weiss fece pervenire a Freud, il quale rispose con la seguente lettera il 17 marzo 1926:

«Ho preso atto delle stupide e maligne chiacchiere di Morselli. Le rimando l'articoletto. Non dubito affatto che Morselli abbia travisato le Sue affermazioni, come ha fatto con le mie enunciazioni. Fa bene a non rispondergli. Se in un'occasione qualsiasi Lei vorrà comunicargli che approvo integralmente la Sua critica, è libero di farlo» [12].

Modalità di movimento di pensiero e d'azione di Freud Intendo riprendere le modalità del movimento di pensiero e d'azione di Freud nel rapporto con Morselli per evidenziare come Freud sia giunto ad assumere una posizione sulla questione:

1. Freud manifesta pubblicamente il proprio pensiero, e lavora per farlo conoscere al maggior numero di persone (universo) attraverso le diverse lingue

2. Morselli esprime pubblicamente il proprio giudizio sul pensiero di Freud, ed anch'egli lavora per far conoscere il proprio giudizio al maggior numero d'italiani, inviando correttamente copia del suo giudizio all'interessato Freud.

3. Freud entra in diretto rapporto con l'autore e giudica il lavoro di Morselli, comunicando direttamente a lui che "non è psicoanalisi".  Cioè Freud esprime subito a Morselli le sue perplessità e le grosse lacune sul lavoro, ma principalmente sottolinea l'unico l'aspetto positivo: il pamphlet. Non chiude il rapporto, ma attende eventualmente che Morselli modifichi il proprio giudizio o l'atteggiamento verso la psicoanalisi.

4. Quando Freud è certo che Morselli distorce il suo pensiero, e falsifica opinione pubblica, ricevendo l'articoletto in marzo da Morselli, allora assume quella ferma posizione nei confronti di Morselli che era maturata dall'asino dei due mesi precedenti. Che vuol dire: "Nonostante che io gli abbia comunicato il mio giudizio, non vuol conoscere ed è interessato a falsificare il mio pensiero, quindi non ha il diritto di esprimersi in merito alla psicoanalisi".

Freud dispone il suo pensiero in modo che un altro possa apportargli del beneficio.

Nel momento in cui un altro tratta il suo pensiero, Freud esprime il suo giudizio sul trattamento. Anche se questo modo di trattare non è soddisfacente per lui, attende che qualcosa dall'altro si possa modificare.

Solamente quando l'altro informato falsifica o distorce il suo pensiero allora tronca il rapporto.

Vediamo qui che Freud non rompe le tavole della sua legge sulla testa di Morselli. E soprattutto non esprime un giudizio su altri suoi lavori. Non attacca Morselli chiamando in causa altri aspetti, e non denigra il suo pensiero. Freud ignora semplicemente tutto ciò che riguarda Morselli nel rapporto che questi ha con il proprio universo, ma prende solo in considerazione il giudizio su ciò che Morselli chiama psicoanalisi.

Freud nel rapporto con Morselli difende solamente la psicoanalisi, cioè il suo pensiero.

È solo così che può affermare che Morselli è un asino, e sostenere che non ha alcun diritto di giudicare ciò che non conosce.

E, si badi, non conosce la psicoanalisi anche se ha scritto più di cinquecento pagine sull'argomento!

Potrei terminare con l'aggiungere: "parola di Freud", come si dice "parola di Dio", come "parola di ciascuno" che abbia competenza sul proprio pensiero.

È interessante osservare come Lombroso, pur avendo avuto informazioni del pensiero di Freud, non si sia mai espresso in merito. E viceversa, nemmeno Freud ha avuto interesse ad occuparsi di un pensiero così lontano dal suo. Quando due allievi, ciascuno di parte, in qualche modo vengono in contatto -convegno di Trieste di Psichiatria e Psicoanalisi- quando debbono conquistare o difendere un territorio, italiano, allora si scatena la guerra.

C'è da chiedersi perché Morselli si senta in diritto d'occuparsi d'una materia tanto distante dal proprio modo di pensare? Ma Morselli non pensa affatto che le cose siano così distanti. Anzi, sente di dover esprimere giudizi in merito alla salute ad alla malattia psichica, ritiene di saper cogliere e distinguere gli aspetti sani da quelli patologici. Insomma Morselli è convinto del suo giudizio tanto quanto Freud del proprio.

Mentre Morselli è convinto che il cervello in quanto corpo costituisca il pensiero e lo causi, cioè il corpo costituente, Freud è convinto - e lo spiegherà al mondo intero- che il pensiero venga prodotto in essere, nel divenire del lavoro, e che non stia in un nesso causale, ma nella produzione di pensiero perché c'è pensiero del cervello, e non nel cervello.

In altre parole nessuna cosa è prima che ci sia un investimento di pensiero su di essa.

La questione è nostra, non dei due, nel senso che siamo noi a poter distinguere o meno la distanza dei due pensieri, e quindi a capire i motivi delle posizioni così divergenti.

In quel "mi dica che cosa le viene in mente", c'è tutta la rivoluzione freudiana del pensiero infinito che ri-introduciamo all'avviamento di ogni seduta.

Oggi in Italia c'è regressione.

Michele Schiamone, medico e docente universitario della facoltà di Genova, in un convegno europeo numeroso e qualificato con rilievo dei quotidiani, nel settembre 2003, -sintetizzo- dice:

"Enrico Morselli rappresenta una delle figure più significative ed originali della medicina italiana dei primi del novecento. Il suo percorso scientifico-culturale lo orienta le discipline scientifiche sull'uomo e sul suo contesto bio-psico-sociale. Il principio che unifica e dà veste organico-razionale a questa molteplicità di competenze è costituito dalla filosofia.

Morselli, è uno dei pensatori di maggior spessore speculativo e culturale del positivismo italiano.

Risultano particolarmente rilevanti i suoi contributi all'antropologia criminale di Lombroso, la sua concezione della psichiatria, la sua critica alla psicanalisi e le sue innovazioni in ambito semiotico e diagnostico.
Il modello da cui trae ispirazione è la teoria evoluzionista applicata anche alla medicina e alla psicologia da Lombroso. Per quanto attiene in modo specifico la sua attività di medico psichiatra sono particolarmente degni di attenzione la concezione organicistica non dogmatica, ma estremamente flessibile, concernente l'eziologia delle malattie nervose e mentali; e la rivendicazione della specificità e priorità della componente psicologica rispetto a quella neuro-fisio-patologica nell'approccio alla malattia mentale"
[13].

C'è da chiedersi come si possa pensare di fare della psicologia partendo da questi concetti, o perlomeno quale psicologia che non sia patologica.

Gli esempi in Italia di questo genere di pensiero sono tanti. Segnalo questo che è relativo alla città di Torino, in cui vivo e lavoro.

È stato recentemente approvato dal Ministero dell'istruzione l'allestimento di un complesso progetto che interessa una vasta area universitaria cittadina dove verrà installato il Museo dell'uomo. Ebbene in questo museo dell'uomo è stato deliberato che troveranno ampio spazio, il museo di medicina, di anatomia e di antropologia. Il museo Lombroso avrà un quarto di tutto lo spazio. Non ci sarà menzione per la Società Italiana di Psicanalisi, per Freud, per Levi Bianchini, per Weiss. Né per l'editore delle Opere in italiano di Sigmund Freud, Paolo Boringhieri, colui che con Cesare Musatti ha costruito il più importante ed efficace strumento per la diffusione del pensiero della psicoanalisi in Italia, vive ed ha lavorato a Torino.
Che cosa dire?

A rileggere la storia della psicoanalisi in Italia c'è da chiedersi dove la psicoanalisi si sia persa. Dove abbiamo sbagliato? Gli psicoanalisti in Italia hanno abdicato in favore di una psicoterapia che li garantisce da ciò che il loro percorso analitico non è riuscito a fargli trovare: la norma soggettiva propria di ciascuno, ciò che Freud sosteneva nel 1926 che ognuno può legiferare la legge di moto del proprio corpo nello stato di salute. [14] È  la legge pulsionale.

È vero, la psicoanalisi ha trovato un terreno difficile in Italia: una cultura clericale, dove  la contrapposizione a questa cultura si è trasformata in profana, in opposizione al sacro. [15]

In Italia il laico non esiste ancora, e non è mai esistito. Non siamo ancora entrati in una modernità laica. E questo fenomeno mi sembra che non riguardi solo l'Italia. [16]

La storia della psicoanalisi è la storia della resistenza alla psicoanalisi, per ricordare una celebre battuta di Lacan, che qui a Parigi gli rendo omaggio.

Positivismo aut psicoanalisi

Freud rompe il rapporto con Morselli perché è certo che dalla falsificazione del suo pensiero non potrebbe arrivare alcun beneficio allo sviluppo della psicoanalisi.

In una cultura impregnata e centrata sul positivismo, il che vuol dire fondare i propri concetti su di un modello astratto di scienza e non universale, dove sperimentazione e realtà appartengono al campo scientifico, mentre l'irrazionale ed il metafisico sono affidate ad un mondo di credenze, come poteva e può avere spazio la psicoanalisi che accoglie questa dicotomia al suo interno?

La teoria positivista avanza la pretesa del controllo sul discorso scientifico, e si contrappone al pensiero fuori delle regole della scienza. La psicoanalisi accoglie il pensiero universalmente legislativo nel suo ordine infinito, e non pone limiti ad esso. (Freud, Analisi finita ed infinita)

Le collezioni di oggetti di Lombroso, la raccolta di feticci, hanno senso se non per sottolineare che sono lì a rappresentare l'impossibile tentativo della materializzazione dello psichico e che per nulla rappresentano lo psichico in quanto sono oggetti, mentre lo psichico è proprio dall'altra parte, cioè dalla parte dell'uomo. Questa questione - posso dire per la lingua italiana- a tutto oggi è una enorme resistenza alla psicoanalisi a cui ciascuno è chiamato a lavorare se dice di essere dalla parte dell'uomo.

Lavorare per la riabilitazione del pensiero e della lingua di ciascuno significa capire che la teoria positivista è anche un modo di pensare patologico il tempo progressivo con finalità, cioè capire che non va da sé un miglioramento progressivo e funzionale delle cose. La "maturazione" dei "bravi psicanalisti" non avviene come quella dei "bravi medici" o dei "bravi preti" grazie al progressivo miglioramento dell'etica e della tecnica, dove finalmente un giorno la psicoanalisi scomparirà.

Giancarlo Gramaglia
*Relazione tenuta al X Rencontre Internazionale dell'AIHP, Parigi 21-24 luglio '04, sul tema: Psychanalystes et psychiatres, une longue et complete histoire.


[1] Tra i primi troviamo: Guido Brecher di Merano che assisteva ai mercoledì a Vienna, e che ritroviamo al congresso di Weimar; Luigi Baroncini psichiatra, ed ancora Gustavo Modena,. Roberto Greco Assagioli, Salvatore Lavagna che contribuirono ad iniziare l'entrata del pensiero di Freud con dei loro articoli in lingua italiana.

[2] David Michel, (1966), La psicoanalisi nella cultura italiana, Bollati Boringhieri, Torino. Il testo rimane un riferimento obbligato  per i dati dello studio della penetrazione della psicoanalisi in Italia.

[3] Il rimando è al mio lavoro: Gramaglia Giancarlo, "Notes sur la psychanalyse italienne entre les deux guerres (1915-
1945)", in: Revue internationale d'histoire de la psychanalyse , 1992, n° 5, pag. 129-142. Più in generale il sito dell'autore al Laboratorio:
http://utenti.lycos.it/illaboratorio/

[4] È edita da Bocca, Torino dal 1880.

[5] La recensione su: Archivio di Psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale, dell'anno 1904, si trova al
volume 25, pag. 562.

[6] Giancarlo Gramaglia (2002), a cura di, voce: "Morselli Enrico", pag. 1050, in: Dictionnaire international de la psychanalyse, , notions biographies, oeuvres, événements, institutions, Alain de Mijolla (dir.), ed. Calmann-Lévy, Paris, II vol.
[7] Freud Sigmund, Lettere 1873-1939,  Paolo Boringhieri, 1960.

[8] op. cit. pag. 355.

[9] Edoardo Weiss, (1970), Sigmund Freud as Consultant, Intercontinental Medical Book, New Yoyk; trad. It. Sigmund Freud come consulente, Astrolabio, Roma, 1971, pag. 72.

[10] Op. cit. pag. 72.

[11] Op. cit. pag. 73.

[12] Op. cit. pag. 74.

[13] Si veda il sito: http://www.unige.it/centrant/Media/amedia011.html

[14] In "analisi dei non medici", pag 368, vol 10 di Opere S.F., Bollati Boringhieri. La question de l'analyse profane, OCF.P, XVIII.
[15] Per cogliere gli sviluppi e le articolazioni dei termini qui usati quali: abdicazione, cosa, laico, legge di moto, norma soggettiva, pensiero, primo giudizio, sacro, talento negativo, ecc… che qui vengono solo posti, si veda almeno di Giacomo B. Contri, (2003), l'Ordine Giuridico del Linguaggio. Il primo diritto con Freud o la vita psichica come vita giuridica, Sic edizioni, Milano; e più in generale aiutano al ragionamento i lavori dello Studium Cartello nelle Sic edizioni. Si veda il sito: http://www.studiumcartello.it/
[16] Le mie informazioni sono dedotte dal Dictionnaire op. cit., che è strumento utile per avere una rapida
panoramica della diffusione della psicoanalisi nei diversi paesi, ed ottenerne approfondimenti bibliografici.

 


 


La GSK sapeva che il Seroxat era inefficace sui bambini

 Il gigante farmaceutico GlaxoSmithKline sapeva che l’antidepressivo Seroxat non avrebbe potuto dimostrare di funzionare sui bambini nel 1998. Un documento interno tenuto segreto, poi fuoriuscito e relativo a due trials clinici tenuti negli anni ’90 rivela che i trails sul farmaco ebbero scarso o nessun effetto nell’aiutare i minori depressi. Il documento raccomandava alla GSK di pubblicare solo i dati positivi di uno studio (studio 329) per non  “abbassare il profilo” del farmaco. Questo rapporto fu reso pubblicamente disponibile nel Luglio 2001.

Esso inoltre sprona la GSK a non inviare le informazioni ai moderatori perché essi avrebbero dovuto includere una dichiarazione in merito all’efficacia del farmaco. Lo scorso anno, consiglieri governativi dissero che il Seroxat non dovrebbe essere prescritto ai bambini. Il Committee for Safety in Medicine concluse che i rischi prevalevano sui potenziali benefici dopo aver ricevuto una nuova ricerca dalla GSK.

 Lo scopo del foglio confidenziale era di “manovrare efficacemente la  diffusione di questi dati al fine di minimizzare qualsiasi impatto commerciale negativo”.

Esso fu scritto dal  team Central Medical Affairs, una divisione della SmithKline Beecham (il nome  GSK fu noto nel 1998), con l’incarico di trattare argomenti attraverso il loro portafoglio di farmaci.

 Sarebbe commercialmente inaccettabile dichiarare che l’efficacia non è stata dimostrata.

 Foglio confidenziale GSK sul Seroxat

Il documento sostiene che in un trial il farmaco non fu più efficace del placebo nel ridurre la depressione nei minori. In un secondo studio il placebo sembra essere più efficace nel combattere sentimenti di depressione nei giovani. 

 La compagnia fu anche preoccupata che una tale dichiarazione “indebolisse il profilo della paroxetina” (nome medico del Seroxat). 

 Placebo

Questo studio fu condotto negli USA dal 1993  al 1996. Fu l’unico grande trial di tutta la famiglia degli antidepressivi conosciuti come inibitori della ricaptazione della serotonina intrapreso sui bambini. I risultati mostravano che mentre il Seroxat in apparenza funzionava per tutti i tipi di depressione, falliva nel mostrare di essere significativamente più efficace di una pillola placebo. Un secondo studio (studio 377)  era seguito nel corso di 12 settimane attraverso l’Europa, il Sud America, il Sud Africa e l’Arabia Saudita.

I risultati di questo trial – che non fu mai pubblicato benché fu presentato oralmente nel 1999 – trovò che i bambini risposero meglio al placebo che al Seroxat. Panorama per la prima volta sollevò preoccupazioni circa la sicurezza del farmaco Seroxat nell’Ottobre 2002. Essa ha fatto due premiati film circa i potenziali effetti collaterali del farmaco ai problemi che alcune persone hanno avuto interrompendone l’assunzione. 

Il Dr. Listair Benbow, capo della  European Clinical Psychiatry per la GlaxoSmithKline, disse: “Il promemoria tira conclusioni inappropriate e non è coerente con i fatti”. Tutto sui dati della sicurezza fu sottoposto alle autorità per la regolamentazione di USA ed Europa ed esposto pubblicamente in modo tempestivo. Di fatto i dati sulla sicurezza a partire dallo studio 329 sono già stati presentati alle autorità per la regolamentazione e sono stati esposti pubblicamente prima che questo documento fosse scritto.

 Story from BBC NEWS:

http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/programmes/panorama/3454873.stm

 Published: 2004/02/03 13:53:50 GMT

 


Il presente articolo di Szasz ci sembra particolarmente importante perché propone una nuova legislazione per equilibrare i poteri tra pazienti mentali e psichiatri...
 

Un ordine psichiatrico di protezione in difesa del paziente mentale 

I conflitti di desideri tra medici e pazienti sono più diffusi in psichiatria che in qualunque altro ramo della medicina. Le persone che vanno sotto il nome di "pazienti mentali" sono sottoposte ordinariamente a diagnosi e a interventi "terapeutici" contro la loro volontà. Molti di loro hanno serie ragioni per considerarsi vittime di abusi terapeutici e desiderano proteggersi da ulteriori ospedalizzazioni e trattamenti psichiatrici forzati. Attualmente, gli ex pazienti psichiatrici, anche quando sono legalmente competenti, non hanno mezzi per difendersi da una tale evenienza. Psichiatri e società ritengono di dovere proteggere i pazienti mentali dai pericoli che costituiscono, a causa della loro malattia, a loro stessi e agli altri. Ma molti pazienti mentali considerano (e hanno sempre considerato) gli psichiatri come pericolosi nei loro confronti. Il rispetto per gli interessi di questi pazienti richiede che la legge li protegga da ulteriori interventi psichiatrici non desiderati. 

L'ordine psichiatrico di protezione 

Le “volontà psichiatrici" sono riconosciute dalle corti di giustizia soltanto quando vengono usate per autorizzare il trattamento, ma non quando sono usate per rifiutare la possibilità di trattamento.1) per rimediare a questo difetto, in particolare quando i pazienti sono scaricati nella comunità dopo un periodo di trattamento involontario, propongo una nuova forma di salvaguardia legale: l'ordine psichiatrico di protezione. Un tale ordine, simile all'ordine di protezione relativo ai conflitti domestici, metterebbe fuori legge gli interventi psichiatrici imposti, considerandoli atti criminosi. Nelle società libere soltanto i pazienti psichiatrici sono ordinariamente curati contro la loro volontà. (le leggi della sanità pubblica devono rispondere esplicitamente agli interessi del pubblico, non alle volontà terapeutiche di alcune persone).

I pazienti con insufficienza renale non sono curati contro la loro volontà e possono usare una “volontà medica" per proteggersi dal subire la dialisi. Se la psichiatria fosse come qualunque altra specialità medica, i pazienti schizofrenici non sarebbero curati forzatamente e potrebbero proteggersi con una volontà psichiatrica dal trattamento coatto. 2) Ma né gli psichiatri né le corti riconoscono la validità di una tale volontà psichiatrica. Le leggi sulla salute mentale falsano le direttive psichiatriche. Non è una coincidenza se la storia degli interventi psichiatrici imposti con la forza ai pazienti è lunga e deprimente. In una lettera indirizzata a me nel 1988, Karl Menninger ha ricapitolato la storia della psichiatria con queste parole tristi: "in aggiunto alle perscosse, alle catene, ai bagni e ai massaggi sono comparsi trattamenti ancora più feroci: asportazioni di parti del cervello, scosse elettriche che provocano convulsioni, rimozione chirurgica dei denti, tonsille, uteri…" 3) A questa lista Menninger potrebbe aggiungere l'uso delle camicie di forza, delle sedie tranquillizzanti, delle sedie di confine, dei bagni freddi, dei purgativi, della scossa di Metrazol, delle inalazioni di anidride carbonica, dei neurolettici.

 Rispettare la libertà dalla psichiatria

Fin dagli inizi i pazienti psichiatrici non hanno avuto la possibilità di liberarsi dal loro rapporto protettivo-oppressivo con gli psichiatri. In questo breve articolo mi focalizzerò su uno singolo obiettivo: il desiderio di alcuni pazienti psichiatrici di liberarsi, una volta per tutte, da ogni rapporto abusivo con la psichiatria. Il sistema legislativo anglo-americano ha sempre rifiutato loro tale opzione. Questa situazione è paragonabile a quella degli schiavi che non possono lasciare il loro padrone; della moglie che, nell'unione tradizionale, non può lasciare il marito; dei cittadini che vivono in regimi totalitari e che non possono lasciare il loro paese. Tutta questa gente può godere di certi benefici e privilegi, ma senza il permesso dell'autorità repressiva non può vivere il sistema come buono. Questo era la situazione in Unione Sovietica ed è ancora così in Cina. La legge anglo-americana presuppone che il rapporto fra una persona e un agente legale della sua condizione sia antagonistico. Potter Stewart della Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti rileva: "Obbligare una persona ad affidare la propria difesa ad un avvocato può solo condurla a ritenere che la legge le è contro”. 4) Allo studente di legge viene insegnato che le funzioni e i ruoli sia dell'avvocato accusatore che dell'avvocato difensore sono legittimi e adeguati. In opposizione, la psichiatria anglo-americana presuppone che il rapporto con un agente psichiatrico debba essere terapeutico per il paziente. La forzatura degli psichiatri sui pazienti mentali è la prassi e il paziente che protesta rischia probabilmente una diagnosi di paranoia. Allo studente di medicina viene insegnato a fare diagnosi e a fornire trattamenti. Lo psichiatra non ha altre funzioni o altri ruoli legittimi; l’uso della coercizione è considerato legalmente legittimo ed adeguato solo in psichiatria. Lo psichiatra che prova ad aiutare la persona a rifiutare il suo ruolo di paziente involontario è ostracizzato.

 Il bene della famiglia

Saremmo ipocriti se ignorassimo che le parti che sostengono la promozione delle leggi sulla salute mentale non lasciano ai pazienti l'opzione di rifiutare i servizi psichiatrici. Dappertutto i sostenitori di queste leggi sono psichiatri o parenti di cosiddetti pazienti mentali. Negli Stati Uniti questi parenti gestiscono un potente organo di controllo, l'alleanza nazionale del malato mentale, che di fatto legittima molto spesso l'abuso dei membri della famiglia (principalmente dell'adulto sul bambino) definendo questi interventi “cura dei cari". Le organizzazioni composte da ex pazienti - che si dichiarano "vittime di abusi psichiatrici"- non sono fra le parti che reclamano misure coercitive o "servizi psichiatrici rinforzati". La gente sottoposta al trattamento psichiatrico involontario si sente spesso vittima più o meno allo stesso modo delle mogli (o più raramente dei mariti) abusate dai loro sposi. Fino a poco tempo fa le donne non avevano una protezione legale efficace nei confronti di coloro che abusavano di loro. In molte parti del mondo le donne sono ancora in quella situazione. Similmente, ai tempi di Dickens i bambini non erano protetti dagli abusi commessi dai loro genitori. I trattamenti specifici possono cambiare, ma i pazienti psichiatrici sono ancora costretti a subire interventi non desiderati. In Occidente ora riconosciamo che la famiglia non è soltanto un luogo primario di affetti, di cura e di sicurezza per i relativi membri, ma che spesso è anche la fonte del pericolo più insidioso per il loro benessere fisico e psicologico. Riconoscendo questa infelice situazione, di conseguenza parliamo di bambini, sposi, genitori e nonni "abusati". Nei conflitti che si presentano spesso fra gli adulti che vivono insieme, la separazione legale e il divorzio esemplificano il riconoscimento del problema da parte del sistema legislativo e l'esigenza di meccanismi legalmente ideati per rimediarvi.

Un ordine di protezione affida ad un mandato la separazione fisica fra le parti e rende un reato il non rispettare questa separazione. Suggerisco di riconoscere similmente la condizione infelice "dei pazienti mentali abusati" e della necessità di proteggerli da coloro che ne abusano. In assenza di un ordine di protezione specifico i rapporti fra psichiatri e pazienti involontari continueranno a generare abusi psichiatrici razionalizzati come protezione e trattamento. In effetti, è precisamente perché gli psichiatri rifiutano in anticipo al paziente la libertà di astenersi da ulteriori trattamenti (una richiesta che i medici non-psichiatri accettano) che si rende necessario un espediente legale quale l'ordine di protezione psichiatrica.                

Legalizzare il "divorzio" tra psichiatri e pazienti

Gli psichiatri obiettano all’idea di considerare i pazienti come agenti morali responsabili citando la prevenzione del danno come mandato sociale di base della psichiatria. Tipicamente, si riferiscono al potenziale suicida che cambia idea uscendo dalla crisi depressiva dopo l’internamento involontario. Un ragionamento simile potrebbe essere rivolto contro le ultime volontà o tutte le decisioni profonde che interessano il futuro, quali l’avere figli o il matrimonio. La giustificazione psichiatrica standard per la coercizione "terapeutica" o ignora il conflitto fra libertà e sicurezza o, più spesso, identifica il trattamento psichiatrico (involontario) con una libertà. 5 ) Altrove ho esaminato e discusso in dettaglio questi problemi e ho proposto di riconciliare la psichiatria con la libertà. 6/7) La memoria umana è notoriamente corta e selettiva. Ci siamo dimenticati che fino a poco tempo fa nel Regno Unito la gente non poteva divorziare. In alcuni paesi le donne non possono tuttora divorziare dai loro mariti. A lungo la legge, sostenuta dalla religione, ha considerato la santità dell'unione più importante della necessità di proteggere le mogli dagli abusi dei loro mariti e ha impedito il divorzio. Così, le mogli si sono trovate senza sostegno legale. La storia dell'”unione" fra la gente pazza e i loro medici ci mostra un modello simile. Dall'inizio della psichiatria nel diciottesimo secolo la legge, sostenuta dalla medicina, ha considerato la “salute” della gente pazza più importante della necessità di proteggerla dagli abusi terapeutici e ha proibito il divorzio dagli psichiatri. Questo è tuttora il caso (lo psichiatra è libero di lasciare il paziente solo “girandolo” ad un altro psichiatra). E ancora la legge depriva la vittima del proprio sostegno legale. Soltanto gli scrittori erano e sono disposti ad affrontare la realtà della psichiatria, così come illustra per esempio la miniatura di James Thurber, L’Unicorno nel Giardino.

 Riassunto

A molti pazienti psichiatrici viene negato il diritto di rifiutare il trattamento che essi non desiderano. "le volontà psichiatriche" sono riconosciute dalle corti soltanto quando vengono usate per autorizzare il trattamento, non quando sono usate per rifiutare la possibilità di trattamento. Come gli ordini di difesa che proteggono le mogli dai mariti che abusano di loro, gli “ordini psichiatrici di protezione" avrebbero la funzione di proteggere i pazienti dagli interventi psichiatrici coercitivi. I medici, i politici e i giornalisti asseriscono che le malattie mentali sono malattie reali e che gli psichiatri sono medici normali. Se ciò fosse vero non ci sarebbe l’esigenza di ordini protettivi psichiatrici.

 Riferimenti bibliografici

Szasz T. Liberation by oppression: a comparative study of slavery and psychiatry. New Brunswick, NJ: Transaction, 2002.
Szasz T. The psychiatric will: a new mechanism for protecting persons against "psychosis" and psychiatry. Amer Psychol 1982;37: 762-70.[ISI]
Menninger, K. Reading notes. Bull Menninger Clin 1989;53: 350-1.
Stewart, P Faretta v California, 422 US 806 ( 1975), p 834.
Satel S. For addicts, force is the best medicine. Wall Street Journal, 1998 January 7: 6.
Szasz T. Insanity: the idea and its consequences. New York: Wiley, 1987.
Szasz T. Pharmacracy: medicine and politics in America. Westport, CT: Praeger/Greenwood, 2001.
Thurber J. The unicorn in the garden [1940]. In: Fables for our time. New York: Harper & Row, 1968.

 Thomas Szasz

BMJ  2003; 327: 1449-1451 (20 December)

Traduzione di Antoine Fratini

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Prendere seriamente le leggi sulle droghe

Nella mia rubrica di Gennaio ho presentato le ragioni per le quali sono contrario alla guerra contro la droga dichiarata dal referendum sulla legalizzazione medica della marijuana. L’appello di molti liberali in favore di quest’ultima soluzione è sintomatico della confusione nella quale ci si può trovare riguardo alla pratica e ai principi della medicina. Il libro di Ten Galen Carpenter denuncia giustamente il significato futile della guerra contro la droga in america latina, ma lascia perplessi sul metodo da utilizzare per decretarne la fine. Carpenter, vice presidente del Cato Institut, scrive su George Soros e altri esponenti favorevoli all’iniziativa che incrementa il potere terapeutico dello stato e riduce quello individuale: “essi hanno promosso diverse misure tese alla riduzione del danno e al trattamento anziché all’incarcerazione”. Carpenter impiega acriticamente il gergo psichiatrico e terapeutico di questi riformatori. Possiamo essere tutti d’accordo circa l’argomentazione riguardante la riduzione del danno? Possiamo ancora non capire ciò che questi riformatori intendono quando parlano di “trattamento”? Che cosa significa l’espressione “riduzione del danno”? Esso può significare non punire le persone in possesso di siringhe ipodermiche senza ricetta medica. Se i liberali credessero veramente ai diritti che le persone hanno sul proprio corpo, allora i problemi che i “riduttori del danno” si propongono di rimediare non potrebbero nemmeno sorgere. Peggio, che cosa significa il termine “trattamento” nel contesto della guerra alla droga? Esso significa solamente il puro uso della forza da parte dei medici. Sally Satel, esperto della Yale University nel trattamento della tossicomania e testimone eminente dei guerrieri della droga, proclama orgogliosamente: “la forza è la migliore medicina”. Il Wall Street Journal considera tale politica degna delle pagine del suo editoriale. I liberali non possono dire di non essere stati avvertiti.

Carpenter sembra entusiasta nel constatare che nove Stati “hanno preso provvedimenti eccezionali relativamente ai consumatori di droga… invece (del carcere), tali offensori non violenti della legge verrebbero orientati verso programmi di trattamento”. I turisti ricevono “orientamenti” nei confronti delle loro scelte personali, le persone accusate di consumo di droga sono coercitivamente indirizzate verso la psichiatria. I liberali sostengono univocabilmente che la proibizione contro ogni forma di violenza è un principio cardine del liberalismo. I contadini colombiani che coltivano cocaina non commettono violenza. I politici del distretto della Colombia che autorizzano l’uso dell’aviazione militare per bombardare e distruggere i raccolti dei contadini commettono violenza. La persona che compera e consuma droga, quando si tratta di alcol o di Zyprexa, non commette violenza. Il legislatore che autorizza l’uso della forza al fine di impedire una persona di assumere una droga di sua scelta mentre la obbliga ad assumere una droga non di sua scelta; la Suprema Corte di Giustizia che dichiara queste leggi “costituzionali”; e gli psichiatri che imprigionano e drogano forzatamente i loro “pazienti” – questi commettono violenza.

Nella mia rubrica di Gennaio notavo che tre dei più ricchi e potenti riformatori della legge sulla droga sostengono le misure di “trattamento” per chi viola le leggi, ma hanno loro stessi violato quelle leggi sulla droga e non sono stati mai puniti o “trattati” per la loro “malattia”. Tuttavia, essi sostengono la necessità di punire altre persone che infrangono le leggi sulla droga, propongono che i medici s’incaricano di dare queste punizioni, e chiamano questi atti di violenza “trattamenti”.

Nei miei libri “Ceremonial Chemistry: The Ritual Persecution of Drugs, Addicts, and Pushers” (1974)  e “Our Right to Drugs: The Case for a Free Market” (1992) muovevo una critica dettagliata alle tesi di Carpenter diversi anni prima la pubblicazione del suo libro. Citerò qui solo alcune delle assurdità che risultano dalla sua ignoranza del ruolo della psichiatria nella società americana, specialmente nella guerra contro la droga.

Dal punto di vista politico, la proibizione dell’uso di droghe non approvate dal governo e la classificazione della relativa infrazione nella categoria delle malattie è indistinguibile dalla proibizione di leggere o scrivere libri non approvati dal governo e dalla classificazione della relativa infrazione nella categoria delle malattie.

La proposta di Carpenter di trattare le droghe illecite “come vengono attualmente trattati l’alcol e il tabacco”  è contraddittoria rispetto all’obbligo per i trasgressori non violenti di seguire “programmi di recupero”, come scrive nel suo libro. Non trattiamo (almeno non ancora) i consumatori di tabacco e di alcol come se fossero pazienti o criminali. Tale proposta porterebbe a situazioni assurde in cui l’eroina diverrebbe lecita allo stesso modo delle sigarette, ma non la morfina; o la cocaina e la marijuana diventerebbero lecite e vendibili senza prescrizione, ma non il Ritalin o il Valium! Altre ovvie difficoltà devono essere considerate. Chi dovrebbe giustamente vendere eroina o cocaina? Per la droga come anche per altri motivi, molta gente arriva ad uccidere se stessi o altre persone. Nella situazione attuale, nella pratica legale e psichiatrica americana i venditori di cocaina o di eroina che potrebbero essere citati come responsabili dalle parti lese in caso di suicidio o di omicidio, potrebbero addire che è stata la droga e non loro a portare la vittima al suicidio o a commettere il crimine. E la persona responsabile del suicidio o dell’omicidio verrebbe chiamata “paziente”. Gli esperti psichiatrici del paese potrebbero testimoniare sotto giuramento che è stata "la pericolosa droga" a causare l’increscioso atto e che senza l’assunzione di questa non ci sarebbe stata nessuna vittima. Il venditore verrebbe rapidamente espulso dal proprio commercio, ma non incarcerato.

La combinazione delle leggi sulle autorizzazioni mediche, sulle prescrizioni, e della guerra contro la droga ha chiuso a chiave la porta dell’America verso il libero mercato delle droghe. Oggi, l’unica via attraverso la quale una persona può acquistare (o sperare di) le droghe che vuole veramente prendere passa dall’infrazione della legge e dalla transazione con un rivenditore del mercato nero. Questa è esattamente la stessa via che i cittadini dell’ex Unione Sovietica dovevano percorrere per potere leggere quei libri che desideravano leggere. I due principi cardini del credo liberale consistono nell’affermazione del diritto di padronanza sul proprio corpo e sulla propria mente e la proibizione delle misure violenti. La persona che compera e assume droga – come la persona che rifiuta di assumere una droga che uno psichiatra vuole farle assumere – sta esercitando quel diritto elementare sulla padronanza del proprio corpo e della propria mente.  La persona che compera droga non sta commettendo nessun atto di violenza. Ogni medico e ogni psichiatra che non ripudia esplicitamente queste nostre leggi sulla droga e partecipa al “trattamento” forzato dei “tossicomani” e dei “consumatori di droga” si rende colpevole di violazione dei diritti umani basilari riguardanti la libertà di uomini e donne.

Se i liberali non si alzano contro i veri “criminali della droga” – i proibizionisti – chi lo farà?

Thomas Szasz
Ideas on Liberty, n. 53, pagg. 20-21, (October) 2003.
Traduzione dall’inglese di Antoine Fratini

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Conflitto di interessi e Salute Mentale

Un nodo da sciogliere per evitare la commercializzazione della scienza e delle prassi
terapeutiche. Per la trasparenza, la libertà e ristabilire la fiducia nelle Istituzioni.

Dott. Claudio Ajmone

Psicologo clinico

Presidente Osservatorio Italiano Salute Mentale

Il conflitto di interessi si manifesta in molte forme e situazioni, può coinvolgere una singola persona, un gruppo o intere istituzioni, incluso coloro che si occupano di etica e bioetica. L'obiettività di giudizio e l'operato di chi è remunerato dalle aziende viene messa in discussione da molti osservatori anche se non è in sé un reato di natura penale. La realtà ci offre una casistica di situazioni dove la buona fede non è più sostenibile, la diffidenza verso coloro che operano in queste condizioni si è generalizzata, appaiono come situazioni al limite del lecito e pertanto da evitare o almeno da dichiarare da parte di chi ne è coinvolto. La situazione si è talmente degradata che il dott. Virginia Ashby Sharpe, responsabile del progetto Integrity in Science al Center for Science in the Public Interest di Washington, ha messo a punto un database che elenca le associazioni e i nomi dei ricercatori che hanno legami economici con le aziende, incluse quelle che non operano nell'ambito della salute mentale (http://www.cspinet.org/integrity/index.html).

Le case farmaceutiche hanno un ruolo rilevante in queste vicende, sponsorizzano in modo intensivo da mezzo secolo tutto ciò che ha a che vedere con la salute, hanno creato una ragnatela di interessi e dipendenze economiche tali da concentrare nelle loro mani un potere tale che, per alcuni osservatori, arriva ad influenzare sia la teoria che la prassi terapeutica. Si tratta di sponsorizzazioni in grado di condizionare persone, associazioni e istituzioni. L'industria farmaceutica è la maggiore finanziatrice della ricerca biomedica universitaria, soprattutto nell'ambito di studi che analizzano la sicurezza e l'efficacia delle medicine. Elargisce premi ai migliori ricercatori, donazioni alle associazioni parentali, riempie di pubblicità le riviste scientifiche garantendo loro lauti introiti, si accolla le spese delle conferenze di associazioni professionali, paga profumatamente i conferenzieri invitati ai convegni che organizza, nomina suoi consulenti persone che operano nella pubblica amministrazione, organizza convegni in alberghi lussuosi e luoghi vacanzieri dove i medici si recano totalmente spesati.

Vi è poi l'eccessiva prescrizione di psicofarmaci da parte dei medici che per questo sono gratificati dalle farmaceutiche, problema questo che pesa enormemente sul quotidiano di milioni di persone che cercano una soluzione ai loro problemi, sono loro che pagano il conto finale del conflitto di interessi. Recentemente il Governo americano ha informato le case farmaceutiche che gli incentivi economici dati a medici, farmacisti e altri operatori della sanità per incrementare la vendita di farmaci o far cambiare i farmaci usati dai pazienti (comparaggio), pratica molto diffusa, può configurare il reato di frode federale (Robert Pear, Drug Industry Is Told to Stop Gifts to Doctors, The New York Times,October 1, 2002; Robert Pear, U.S warns drug markers on illegal sales practices, The New York Times, 28 Aprile 2003).

 

 Gli addetti ai lavori di area medica stanno facendo sostanzialmente due proposte per superare questo problema. La prima consiste nel richiedere più fondi pubblici per la ricerca universitaria. La seconda nel pretendere che ogni ricercatore che pubblica un articolo dichiari se è  in conflitto di interessi, stessa richiesta viene fatta nei confronti degli oratori nei convegni e ai direttori delle riviste scientifiche. La prima soluzione è debole e sbilanciata a favore della ricerca biopsichiatrica. Se non ci sono abbastanza fondi pubblici è più saggio accontentarsi di poca ricerca ma di buona qualità e onesta che avere molta ricerca sponsorizzata dalle farmaceutiche ma inquinata dai loro interessi. La seconda soluzione rende il conflitto di interessi trasparente ma non lo risolve. La linea guida che propongo in calce permette di superare questi limiti. Il degrado etico a cui si è arrivati è veramente grave e questo deve indurci a prendere contromisure molto severe. Persino  l'Organizzazione Mondiale della Sanità viene accusata di conflitto di interesse. Un quadro sintetico di tutto questo con una casistica e  prese di posizioni di altre persone rende più comprensibile la situazione.

Scrive Giovanni A. Fava, professore ordinario di Psicofisiologia Clinica presso il Dipartimento di Psicologia dell'università di Bologna e Clinical Professor of Psichiatry alla State University di New York a Buffalo:

"[...] Si formano gruppi d'interesse speciale, cioè oligarchie accademiche auto-selezionate, che influenzano l'informazione clinica e scientifica [13]. Questo avviene in vari modi. Un modo tipico consiste nel pubblicare un supplemento speciale di una rivista per pubblicizzare un nuovo farmaco; il fatto che tali articoli sono raramente "peer-reviewed", sono scientificamente più scadenti di quelli pubblicati regolarmente [14], e che gli autori spesso vengono pagati, non è trasparente e può trarre in inganno i lettori. Pare che sia possibile anche "comprare" un editoriale [15], e pubblicità fuorviante sembra sia la regola [2]. Ma questo è solo la punta dell'iceberg più ovvia. Membri dei gruppi d'interesse controllati dall'industria, spesso occupano posizioni di leadership nelle redazioni delle riviste mediche e nei consigli d'amministrazione d'istituti di ricerca non-per-lucro. In qualità di consulenti e recensori, hanno il compito di sistematicamente sopprimere le informazioni che possano danneggiare i loro interessi speciali. E' risaputo che importanti ricerche non vengono mai pubblicate [16], il che danneggia la cosiddetta medicina fondata sull'evidenza; meno note sono le difficoltà a venir pubblicati, dei ricercatori che vanno contro corrente. I convegni, i simposi, e specialmente le riunioni delle società professionali, sono il mezzo più potente di esercitare lo strapotere da parte di queste oligarchie accademiche controllate dalle corporazioni. In un altro scritto [17] ho parlato dei "prodigal experts" che caratterizzano questa pratica. La sorte di una delle più importanti ricerche sulla psicoterapia dei disturbi da panico [18,19] è indicativa del grado di ostracismo vendicativo che tocca a chi non si adegua alle direttive del potere [13]. Il pericolo è ovvio [4]. La comunità scientifica si priva di una riserva di esperti disinteressati, che potrebbero essere consultati dagli organi legislativi del governo sulla sicurezza ed efficacia di trattamenti, sui rischi delle sostanze chimiche e sulla non-nocività di tecnologie. Costoro trovano sempre maggiori difficoltà a trovare finanziamenti per la ricerca e ottenere visibilità ai convegni e sulle pubblicazioni. Il recente scandalo riguardante la corruzione della FDA (l'agenzia governativa degli Stati Uniti preposta al controllo sui farmaci) [20], è un chiaro esempio di questo pericolo. Non è che gli esperti disinteressati siano una specie estinta, come le agenzie vorrebbero farci credere. Il fatto è che essi vengono emarginati da chi controlla gli interessi delle multinazionali dentro le istituzioni pubbliche. [...]. (Giovanni A. Fava, "Conflitto di interesse e gruppi di interesse speciale. Il farsi di una contro-cultura", Psychotherapy and Psychosomatics, vol. 70, n. 1, gennaio-febbraio 2001, Editoriale).

I rapporti tra case farmaceutiche e ambienti politici rendono molto difficile riportare la politica della salute sul corretto piano etico. L'associazione americana di consumatori "Public Citizen," nel suo rapporto "The Other Drug War: Big Pharma's 625 Washington Lobbyists, July 23, 2001", afferma che 625 case farmaceutiche pagano lobbisti a Washington, uno per ogni politico del Congresso, per influenzare la legislazione in loro favore. Alle elezioni americane del 1999-2000 hanno speso $262 milioni per affermare la loro influenza politica, più di qualsiasi altra industria. Si tratta di un conflitto di interessi che coinvolge la classe politica.

I dati che emergono da molti esperimenti, specialmente quelli delle case farmaceutiche, sono poco attendibili, le informazioni dati ai medici, alle istituzioni e ai pazienti sull'efficacia dei farmaci e la loro sicurezza sono sovente incomplete quando non addirittura errate. Non deve pertanto destare meraviglia se i pazienti sono esposti a gravi rischi quando assumono farmaci.

La rivista "Clinical Psychiatry News," in un articolo afferma che da una ricerca indipendente condotta dal dott. Arif Khan, emerge che i farmaci psicotropi approvati dalla Food and Drug Administration tra il 1985 e il 2000 aumentano anziché diminuire il rischio di suicidio (Carl Sherman, Antisuicidal Effect Of Psychotropics Remains Uncertain 'We have to ask if medication is the only way' to approach the prevention of suicide, Clinical Psychiatry News, august 2002, Volume 30, Number 8").

In un articolo del "Journal of American Medical Association" si rende noto che un team di professori dell'università di Harvard consiglia i medici di non prescrivere i nuovi farmaci perché la loro sicurezza non è stata stabilita malgrado l'approvazione della Food and Drug Administration (Lasser KE, et al "Timing of New Black Box Warnings and Withdrawals for Prescription Medications," JAMA, May 1, 2002, 287:2215-2220).

È risaputo che gli effetti collaterali da farmaci sono la principale causa di mortalità negli USA (Lazarou J, Pemeranz B, Corey PN. "Incidence of adverse drug reactions in hospitalized patients: a meta-analysis of prospective studies," JAMA, 1998, 279: 1200-1205. Vedi anche, Wood AJ. The safety of new medicines: the importance of asking the right questions. JAMA.1999, 281:1753-1754.) Sedici dei 548 farmaci approvati negli USA tra il 1975 e il 1999 sono stati ritirati dal mercato perché mortali!

L'American Medical Association vende il suo database con informazioni su tutti i medici americani a dozzine di case farmaceutiche guadagnando $20 milioni all'anno [oltre 40 miliardi]. Per avere tali profili le farmaceutiche pagano anche le farmacie e il governo federale. I dati raccolti forniscono informazioni sui modelli di prescrizione dei farmaci da parte dei medici e questo permette di elaborare strategie per far loro prescrivere i farmaci desiderati. (Stolberg, SG and Gerth, J, "Medicine Merchants/ Tracking the Doctors, " The New York Times, November 16, 2000).

American Psychiatric Association (APA), la più potente e prestigiosa associazione psichiatrica del mondo, tra i membri del Corporate Advisory Council del 2001 vi sono: a) Grand Patron ($20,000): AstraZeneca Pharmaceuticals, Bristol-Myers Squibb, Eli Lilly and Company, Pfizer Inc.; b) Patron ($15,000): Aventis Pharmaceuticals, Janssen Pharmaceutica; c) Sustaining Member ($10,000): Abbott Laboratories, Forest Pharmaceuticals, GlaxoSmithKline; d) Sponsor ($5,000): Alza Pharmaceuticals, Wyeth-Ayerst Laboratories. Per ogni simposio sponsorizzato dalle case farmaceutiche riceve circa $50,000 per controllare gli scienziati e le loro relazioni (Washington Post,26.05.2002). Il meeting annuale del 2002 dell'APA aveva i seguenti sponsor che rappresentano 42 aziende: Abbott Laboratories, AstraZeneca, Bristol-Myers Squibb, Cephalon, Cyberonics Inc., Eisai Inc., Eli Lilly and Company, Forest Laboratories, GlaxoSmithKline, Janssen Pharmaceutica, Organnon Inc., Ortho-McNeil Pharmaceutical, Pfizer, Shire U.S., Sepracor, Solvay Pharmaceuticals, Somerset Pharmaceuticals, Novartis, Wyeth Pharmaceuticals. Il 30% del suo bilancio deriva dalla pubblicità che le   farmaceutiche fanno comparire sulla sua rivista.

In proposito è particolarmente illuminante e toccante la lettera di dimissioni del Prof. Loren Mosher dall’American Psychiatric Association.
Potete leggerla ai seguenti url:
http://www.oism.info/teoria_prassi_e_etica/etica_99993.htm (Italiano) e http://moshersoteria.com/resig.htm (americano).

Negli USA la commercializzazione del Prozac fu approvata dalla Food and Drug Administration il 29 dicembre 1987 malgrado nella fase sperimentale ci fossero stati 27 morti. Almeno cinque su 10 dei membri del Psychopharmacologic Drugs Advisory Committee della FDA avevano conflitti di interessi basati su accordi commerciali con i produttori dei farmaci antidepressivi per non meno di $1,108,587 (indagine di Freedom e del Citizen Commission on Human Rights).

Nel 2000, il professor David Healy, uno dei maggiori esperti mondiali sugli antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), è stato licenziato dall'università di Toronto per aver detto in una conferenza che c'è un legame diretto tra i suicidi e il Prozac, che la psichiatria, spronata dall'industria farmaceutica, stava sottoponendo la gente a cure eccessive e non necessarie. In questa università la casa farmaceutica Eli Lilly che produce il Prozac finanzia la ricerca universitaria con $1.5 milioni; dopo la pubblicazione dell'articolo di Haley ridusse il finanziamento di $25,000. Un gruppo internazionale di scienziati di chiara fama, in una lettera indirizzata all'Università di Toronto e firmata da ventisette scienziati di primo piano, inclusi due premi Nobel per la medicina, ha accusato l'università di aver violato la libertà accademica per il timore di perdere fondi destinati alla ricerca versati dalle case farmaceutiche, di aver "insozzato" il nome dell'Università di Toronto e "avvelenato la reputazione" del suo Centro per le Dipendenze e la Salute Mentale.

In un articolo-inchiesta "The Guardian" denuncia la spregiudicata politica di commercializzazione degli psicofarmaci, antidepressivi in particolare. Si legge che ricercatori universitari ricevono rilevanti compensi in denaro da ditte farmaceutiche, per articoli pubblicati su riviste scientifiche.  Gli  autori di questi articoli non sono in realtà i professori universitari che li hanno firmati, bensì le stesse ditte produttrici degli psicofarmaci. Il giornale ha anche pubblicato il "tariffario" che viene applicato, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti per remunerare i professori che nei congressi e i simposi sponsorizzati dalle case farmaceutiche spiegano ai colleghi medici le virtù di questi farmaci. Un autorevole ricercatore americano, il prof. Fuller Torrey, direttore della Stanley Foundation Research Programmes di Bethesda (Maryland), ha definito questa degenerazione come "una forma di prostituzione professionale ad alto livello" (Sarah Boseley, health editor, Scandal of scientists who take money for papers ghostwritten by drug companies, The guardian, thursday, February 7, 2002).

Dopo un'inchiesta del quotidiano "The Guardian," il governo inglese ha sciolto la commissione che doveva valutare gli antidepressivi, il "Committee On The Safety Of Medicines", che è parte del "Department Of Health's Medicines Control Agency" perché due dei suoi quattro membri avevano azioni della GlaxoSmithKline, casa farmaceutica che produce uno di questi antidepressivi (Seroxat). Si tratta de Michael Donaghy, lettore di neurologia a Oxford e David Nutt, professore di psicofarmacologia all'università di Bristol. Quest'ultimo prese perfino parte al lancio pubblicitario del Seroxat. Il professor David Baldwin dell'università di Southampton, esperto convocato, è consulente della SmithKline Beecham, della Bristol-Myers Squibb, della Eli lilly, della Organ e Pharmacia e il suo dipartimento universitario effettua ricerche finanziate da queste case farmaceutiche. Riceve poi lauti onorari per partecipare a convegni in cui espone ai medici i brillanti risultati ottenuti. Il governo inglese si è allarmato per il crescente numero di suicidi e atti violenti commessi da persone che assumono farmaci antidepressivi. Un coroner del Galles ha chiesto il ritiro dal commercio del Seroxat (Sarah Boseley, health editor, Drugs inquiry thrown into doubt over members' links with manufacturers; drugs inquiry links to makers, The Guardian , Monday March 17, 2003).

Nel 2001 in un articolo apparso contemporaneamente sulle riviste scientifiche New England Journal of Medicine, Annals of Internal Medicine, Journal of the American Medical Association, Canadian Medical Association Journal, Ugerskrift for Laeger, New Zealand Medical Journal, Norwegian Medical Association, Nederlands Tijdschrift voor Geneeskunde, Medical Journal of Australia, Western Journal of Medicine, i direttori annunciano una rivoluzionaria presa di posizione che esprime chiaramente il disagio derivante dal conflitto di interessi che rischia di minare la credibilità delle loro riviste scientifiche:

"[...] Noi temiamo che l'attuale contesto intellettuale in cui alcune ricerche cliniche vengono concepite, i pazienti vengono arruolati e i dati vengono analizzati e riportati (o non riportati), possa minacciare questa preziosa obiettività. [...] I pazienti partecipano ai trial prevalentemente per motivi altruistici, ossia per far progredire le terapie. Alla luce di ciò, l'uso dei trial clinici principalmente per ragioni di mercato svilisce a nostro avviso la ricerca clinica e costituisce un uso scorretto di uno strumento potente. Fino a poco tempo fa i ricercatori clinici indipendenti hanno giocato un ruolo chiave nel disegno, nel reclutamento dei pazienti e nell'interpretazione dei risultati dei trial clinici. [...] Ma con il crescere della pressione economica tutto questo rischia di essere solo una realtà del passato. Oggi molti trial clinici vengono eseguiti per facilitare l'approvazione da parte delle autorità regolatorie di farmaci o apparecchiature, piuttosto che per testare una nuova ipotesi scientifica. [...] Come Direttori di riviste scientifiche noi ci opponiamo con forza ad accordi contrattuali che neghino ai ricercatori il diritto di esaminare i dati in maniera indipendente o di proporre un manoscritto per la pubblicazione senza il consenso preventivo dello sponsor. Accordi di questo tipo non solo minano il tessuto intellettuale che ha promosso così tanta ricerca clinica di alta qualità, ma rendono i giornali medici complici di potenziali travisazioni, dato che il manoscritto pubblicato può non rivelare fino a qual punto gli autori erano impotenti a controllare la conduzione dello studio che porta le loro firme [...] Come parte dei requisiti per la pubblicazione chiederemo routinariamente agli autori di chiarire in dettaglio il loro ruolo e il ruolo dello sponsor nello studio. Molti di noi chiederanno all'autore responsabile di sottoscrivere un documento che dichiari la sua piena responsabilità nella conduzione del trial, di aver avuto libero accesso ai dati e di aver avuto il controllo sulla decisione di pubblicare [...] lo sponsor non deve porre impedimenti, diretti o indiretti, alla pubblicazione dei risultati completi dello studio, inclusi quelli potenzialmente sfavorevoli al suo prodotto commerciale. Benché abitualmente i comportamenti inappropriati riguardino gli sponsor farmaceutici, anche la ricerca supportata da agenzie governative o di altra natura può essere vittima di questa forma di censura, specie se i risultati di uno studio appaiono in contraddizione con la politica corrente... Noi non procederemo alla revisione o alla pubblicazione di articoli basati su studi condotti sotto condizioni che fanno dello sponsor il solo controllore dei dati o che gli permettono di rinunciare alla pubblicazione...[...]

L'associazione parentale "Children and Adults with Attention Deficit/Hyperactivity Disorder" (CHADD, fondata nel 1987) è la più importante associazioni di supporto per i portatori del presunto disturbo di attenzione e iperattività (ADHD-DDAI) negli USA. I suoi rappresentanti fanno conferenze nelle scuole sostenendo  la tesi che è una malattia genetica e necessità della cura farmacologica, distribuiscono a docenti e genitori un opuscolo informativo che sovente è l'unica fonte d'informazione nelle scuole, l'opuscolo è stampato a cura della Novartis. Nel 1995 ha sferrato una campagna in grande stile per derubricare il Ritalin dalla tabella II (tabella americana degli stupefacenti), che comporta un controllo sulle quote annuali commercializzabili, chiedendo alla DEA di inserirlo nella tabella III per una fruizione senza controllo. Questa petizione fu sottoscritta dall'American Academy of Neurology e supportata da un nutrito corpo medico: American Academy of Pediatrics, the American Psychological Association, and the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry. Una difesa senza precedenti per una droga della tabella II degli stupefacenti. Prima che la DEA avesse il tempo di rispondere un documentario televisivo svelò che la CHADD aveva preso nell'arco di cinque anni $900.000 dalla Ciba-Geigy, ora Novartis, la casa farmaceutica che produce il Ritalin ( (Metilfenidato cloridrato) per promuovere la vendita di questo psicofarmaco. La DEA fece notare nella sua risposta che: "the United Nations International Narcotics Control Board (INCB) had expressed concern about non-governmental organizations and parental associations in the United States that are actively lobbying for the medical use of methylphenidate for children with add". Inoltre questa Associazione ha ricevuto i seguenti fondi: $79,500 dalla Abbott Laboratories nel 1995, $18,000 dalla Burroughs Wellcome nel 1995; nel 1997: $118,000 dalla Richwood Pharmaceutical, $27,000 dalla Abbott Laboratories, $2,500 dalla SmithKline Beechman, $3,500 dalla Glaxo Wellcome, $9,150 dalla Wyeth Ayerst, $5,000 dalla Pfizer, $10,000 dalla Alza.

L'associazione parentale "National Alliance for the Mentally Ill" (NAMI), è la più grande associazioni americane dei famigliari di persone affette da disturbi psichiatrici. La rivista "Mother Jones" pubblica documenti riservati della NAMI che provano l'incasso di 11.72 milioni di dollari dal 1996 al 1999 provenienti da 18 industrie farmaceutiche: Janssen ($2.08 millioni), Novartis ($1.87 millioni), Pfizer ($1.3 millioni), Abbott Laboratories ($1.24 millioni), Wyeth-Ayerst Pharmaceuticals ($658,000), e Bristol-Myers Squibb ($613,505). Questa Associazione è particolarmente attiva nel far approvare nei vari Stati leggi favorevoli al TSO e la somministrazione controllata a domicilio dei farmaci (PATC), inoltre sostiene a spada tratta l'origine biologica dei disturbi mentali. (Ken Silverstein, Prozac.org, An influential mental health nonprofit finds its 'grassroots' watered by pharmaceutical millions, Mother Jones, November/December 1999).

 

LINEA GUIDA ETICA

L'assenza di conflitto di interessi è condizione irrinunciabile per operare eticamente nell'ambito della salute mentale. La pubblica amministrazione deve sanzionare tale conflitto come condizione di  "incompatibilità" per i propri dipendenti, anche quando ne sono coinvolti i parenti stretti, ponendoli di fronte all'alternativa di uscire da tale conflitto o essere licenziati. Questa incompatibilità deve essere estesa a chi eroga servizi in convenzione, ai consulenti, a coloro che collaborano a vario titolo e agli organi sovranazionali. Chi opera in autonomia, come le associazioni professionali, di volontariato, parentali, le riviste scientifiche, le fondazioni, istituti di ricerca privati, i partiti, i sindacati, hanno il dovere morale di dichiarare di non essere in conflitto di interessi. La ricerca universitaria non deve essere sponsorizzata da chi ne può trarre profitto commerciale. La sperimentazione sull'efficacia e la sicurezza degli psicofarmaci deve essere vincolata a protocolli che ne garantiscano la correttezza elaborati dai Ministeri della Ricerca Universitaria. Deve essere stilato un elenco di pubblico dominio di coloro che non  rinunciano alle sponsorizzazioni, di qualunque natura esse siano.

Claudio Ajmone


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