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Associazione Europea di Psicoanalisi |
FORUM
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Fini come Bellarmino?
Pochi giorni fa un’altra triste, tragica notizia: la legge sulla droga voluta da Fini e compagni è finalmente stata approvata e diviene quindi operante. I giovani dovranno imparare e alla svelta che con Fini e con questo governo non si scherza! È però fin troppo facile presagire che questa operazione produrrà un vero disastro. Questo, principalmente per due motivi.
Primo, perché abolendo volutamente la distinzione tra droghe leggere e pesanti, si mente ai cittadini negando di fatto i risultati di una considerevole mole di studi tossicologici compiuti al riguardo che indicano fuori da ogni dubbio l’assoluta irrilevanza degli effetti negativi sul fisico di marijuana e derivati. La tossicità complessiva della cannabis è una delle più basse fra sostanze medicinali e non[1]. “se non c’è differenza, o se tale differenza è derisoria, come mi si dice, allora tanto vale provarle tutte, prendere quelle che mi capitano…” Ecco uno dei possibili e probabili ragionamenti implicati da questa legge e da questo tipo di comunicazione malata che molti giovani, tipicamente abbastanza noncuranti dei pericoli dell’illegalità, si sentiranno legittimati a fare.
Secondo, perché quei consumatori, giovani e meno giovani, trovati in possesso di una modica quantità di stupefacenti leggeri ad uso personale verranno obbligati a seguire, se vogliono evitare la pena detentiva, un trattamento di tipo sanitario, anche se usano droga leggera innocua per la salute e priva di assuefazione (contrariamente all’alcol, per esempio) e anche se loro stessi non si ritengono affatto malati o bisognosi di cura. Come non notare la raggelante rassomiglianza tra codesto tipo di intervento e il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) che ha storicamente stigmatizzato e deteriorato prima a suon di elettrochoc e camicie di forza, poi di psicofarmaci, la condizione morale e psicologica di innumerevoli vittime?! Proviamo ora a considerare la questione da un altro punto di vista, quello degli addetti ai lavori. Che cosa dovrebbero ben dire psichiatri e psicologi ad un paziente, magari trenta o quarantenne, mandato loro dallo Stato contro la propria volontà e perché trovato in possesso di cannabis per uso personale? C’è purtroppo da scommettere che essi non si limiteranno a fargli la morale! Come le streghe ai tempi dell’inquisizione venivano prima forzate a confessare il loro stato di possessione ad opera del demonio e poi a pentirsi “sinceramente” nella speranza (spesso vana, purtroppo) di evitare il peggio (vale a dire il rogo), così il nuovo tossicomane di Fini verrà prima forzato a confessare il proprio stato di malattia e poi a pentirsi portando a termine “con sincerità” il “programma di recupero” (chimico, psicoterapeutico o di entrambi i tipi) nell’intento di evitare il peggio (cioè il carcere).
La libertà di cura dovrebbe rappresentare, come asserisce giustamente Thomas Szasz, prof. di psichiatria all’Università di New York e membro dell’Associazione Europea di Psicoanalisi, uno dei principi cardine del liberalismo e di uno stato sociale avanzato:
«I due principi cardini del credo liberale consistono nell’affermazione del diritto di padronanza sul proprio corpo e sulla propria mente e la proibizione delle misure violenti. La persona che compera e assume droga – come la persona che rifiuta di assumere una droga che uno psichiatra vuole farle assumere – sta esercitando quel diritto elementare sulla padronanza del proprio corpo e della propria mente. La persona che compera droga non sta commettendo nessun atto di violenza. Ogni medico e ogni psichiatra che non ripudia esplicitamente queste nostre leggi sulla droga e partecipa al “trattamento” forzato dei “tossicomani” e dei “consumatori di droga” si rende colpevole di violazione dei diritti umani basilari riguardanti la libertà di uomini e donne»[2].
Invece, noi stiamo progressivamente assistendo a quello che non esiterei a chiamare una manipolazione degli individui da parte dello strapotere di un governo padrone dell’informazione. Lo psicanalista francese Jacques Alain Miller, uno dei più eminenti intellettuali a livello mondiale, ha coniato a tale proposito l’indovinata ma forte, allarmante espressione “igienismo autoritario”[3].
La felicità in pastiglia portata avanti secondo una logica assoggettata alla tecnica chimica e terapeutica, che proibisce certe sostanze e ne prescrive altre in nome dell’efficienza e a vantaggio, si spera, del sistema… Tanto per fare un esempio, il Ritalin conta ben 2900 effetti collaterali ma è consigliato e somministrato ai bambini un po’ troppo agitati nelle scuole[4], per non parlare dell’effetto placebo dello Seroxat sui bambini depressi[5]. L’innocua marijuana invece è ora severamente proibita e il suo consumo viene punito con una pena che va da uno a sei anni di carcere (o il “recupero forzato” in comunità).
Pian piano, assistiamo ad una preoccupante ingerenza dello Stato Terapeutico (come lo chiama Szasz) nelle vicende intime dei cittadini. Veramente non siamo distanti dai tetri scenari illustrati dai film di fantascienza alla Blade Runner dove i protagonisti si ritrovano a dovere combattere contro sistemi politici che tentano di governare, mediante il possesso dell’informazione e le tecnologie avanzate (chimiche e non), il loro destino.
I migliori risultati nella lotta e nella prevenzione della tossicomania si hanno in paesi come l'Olanda che da molti anni ha capito che la non distinzione è nemica dell’intelligenza e ha effetti controproducenti. La legalizzazione in Olanda della cannabis ha fatto registrare infatti un calo dei consumi dal 1976 al 1989 dal 3% al 2% per i ragazzi di 15/16 anni, e dal 10% al 6% per i ragazzi di 17/18 anni[6].
Occorre avere il coraggio di dire a voce alta e chiara che questa legge è una vergogna e fa compiere un grande passo indietro al paese. Tale vergogna si accompagna purtroppo ad un’altra rammaricante constatazione: soltanto timide manifestazioni di protesta e per lo più compiuti da organismi minori senza il sostegno dei grandi partiti politici del paese. Basta digitare “legge Fini” sui motori di ricerca in internet per rendersene conto. Oggi, sembra che nessun organo politico o di informazione importante si sogni di discutere animatamente su punti che non comportano o che vanno contro il vantaggio economico, anche solo immaginario, della gente. La maggioranza parla di soldi, l’opposizione si accontenta di rispondere con la stessa moneta! è la débacle dei valori già denunciati molti anni or sono persino da film leggeri soltanto all’apparenza come Il maestro di Vigevano di Elio Petri con un Alberto Sordi curiosamente drammatico.
Questa legge Fini è vergognosa non perché l’uso di stupefacenti vada incitato o protetto, ma per le ragioni esposte più sopra e che sono di ordine etico e politico.
Antoine Fratini
[1] Giancarlo Arnao, Cannabis, uso e abuso, Stampa alternativa, 1993
[2] Thomas Szasz, Prendere le leggi sulle droghe seriamente.
[3] Massimo Recalcati, “Strategie di controllo sulle vie della felicità”, in Il Manifesto 21/02/2004
[4] Claudio Ajmone, “Libertà e salute mentali”, in Babele N°23 2003
[5] Lo seroxat inefficace sui bambini, BBC news 02/03/2004
[6] Giancarlo Arnao, op.cit.
Gentile Dottor Fratini,
ho letto il suo intervento su La Stampa di venerdì 23 gennaio e per la
prima volta, dopo tanto tempo, ho avuto la sensazione di ascoltare finalmente
una voce fuori dal coro: una voce che mette in evidenza le difficoltà in cui si
dibatte la psicanalisi italiana da troppi decenni, complici, purtroppo, anche
molti "psicanalisti" che per pusillanimità, per vigliaccheria, per poco rispetto
dello statuto di psicanalisti e, quindi, della propria formazione hanno ceduto
alle lusinghe delle sirene istituzionali e operano con la copertura dell'Ordine
degli psicologi nel più ossequioso rispetto delle regole imposte dalla legge
Ossicini...
Sono una psicanalista torinese, formata alla scuola di Lacan, transfuga da una
operazione "stravagante" condotta dalla mia formatrice (Rosa Elena Manzetti),
nel lontano 1980, sulla associazione da lei presieduta (Il Campo Freudiano, che
venne sciolta dall'oggi al domani per seguire le orme di J. Lacan che, a Parigi,
aveva sciolto l'Ecole). Come lei saprà dallo scioglimento da parte di Lacan
dell'Ecole sono nate molte altre associazioni non solo a Parigi. Nel 1985 ho
fondato a Torino l'Associazione Questione Psicanalitica che, da allora,
contribuisce alla diffusione della psicanalisi e alla formazione di psicanalisti
nella più tradizionale delle modalità proposte da Freud.
Ancora una volta, dopo il maggio '68, i francesi ci stanno dimostrando la loro
capacità di reagire e di rivendicare una specificità fondamentale. Il decreto
Accoyer sta muovendo le acque di uno stagno in cui la psicanalisi sembrava
"tirare a campare", c'è voluto un decreto che rischiava di cancellare
l'inconscio per rimettere gli psicanalisti al lavoro di elaborazione della
propria professione e della propria collocazione nella società. Mi domando
quanti psicanalisti italiani, in questi giorni "caldi" si sono collegati al
Forum degli psy francesi, quanti hanno firmato la solidarietà....Per il momento
letto solo il suo intervento e, ovviamente, ho avuto la curiosità di collegarmi
al vostro sito, scoprendo che anche la vostra associazione sta rivendicando la
libertà della psicanalisi e degli psicanalisti.
Sarei molto felice se potessimo trovare un momento di confronto e di dibattito.
Con i membri di Questione Psicanalitica stiamo cercando delle modalità per
allargare il confronto, per rendere nota la situazione della psicanalisi e
domani sera, mercoledì 28 gennaio, nell'ambito della nostra riunione settimanale
di formazione, discuteremo i documenti che man mano ci arrivano dalla Francia.
sto anche tentando di convincere un'amica giornalista, redattrice di una
televisione privata torinese, a organizzare un incontro tra psy...
speriamo che l'argomento interessi...
Le segnalo il nostro sito:
www.psicanalisi.net
Sperando di poter dialogare con lei e, perchè no?, di incontrarci, le porgo i
miei più cordiali saluti.
Margherita Muratore Balaclava
Il
Parlamento Europeo è chiamato a legiferare in maniera uniforme per i vari paesi
dell'Unione sui requisiti accademici relativi all'esercizio della professione di psicologo
e di psicoterapeuta. Nonostante la psicoanalisi venga abbondantemente insegnata nelle
università europee, la formazione in quell'ambito è finora sempre passata attraverso un
iter specifico di ricerca interiore e di gestione della propria emotività, l'analisi
personale e/o didattica, estraneo alla formazione accademica.
L'intento dell'AEP è di pronunciarsi perché quella situazione possa mantenersi, onde
evitare uno snaturamento della disciplina psicoanalitica e una sua assimilazione alla
psicoterapia.
Pertanto, l'AEP ha ritenuto opportuno scrivere una Lettera al P.E. in difesa dello statuto
scientifico della psicoanalisi e della sua libertà di esercizio in Europa.
Ogni eventuale sviluppo ulteriore della questione verrà pubblicato nell'apposito spazio
del nostro sito.
Salsomaggiore, 3 Aprile 2002
Antoine Fratini
Lettera
al Parlamento Europeo
Al Presidente
Ai Parlamentari
Loro sedi
Oggetto: intervento in difesa della psicoanalisi europea libera
La
psicoanalisi nasce un po più di centanni fa come metodo per indagare la
psiche inconscia dei nevrotici e liberarla dai suoi conflitti. Ben presto essa si è
emancipata dal suo iniziale campo specialistico, la psichiatria, per assumere sempre più
le caratteristiche di una "scienza dellinconscio" in grado di offrire
nuovi strumenti concettuali per approfondire la conoscenza della natura umana e delle sue
espressioni sia a livello individuale che sociale e culturale.
Artefice principale di tale emancipazione fu il padre fondatore stesso della psicoanalisi,
Sigmund Freud. Secondo lesplicita volontà di questultimo, la psicoanalisi
deve rimanere fedele al suo statuto di scienza e alla sua vocazione principale di
migliorare la comprensione delle dinamiche inconsce che determinano i pensieri e i
comportamenti umani incomprensibili razionalmente.
Un tale lavoro dindagine è paragonabile a quello dellinvestigatore che segue
tracce sospette e scopre la trama di un giallo. E logico che una tale operazione
possa suscitare forti resistenze negli analizzandi quando vengono avvicinati affetti e
conflitti che essi vorrebbero continuare ad ignorare, anche pagando per questo il prezzo
della nevrosi.
Queste resistenze possono rivestire varie forme come lo spostamento dellattenzione
dal significato dei sintomi alla loro cura. Queste spiegazioni potranno forse apparire un
po tecniche, ma sono necessarie per capire la distinzione fondamentale esistente tra
psicoterapia e psicoanalisi. Mentre la prima, in tutte le sue forme, è finalizzata
allintervento curativo sui sintomi, la seconda si focalizza invece sulla presa di
coscienza dei loro significati; spetta poi agli analizzandi decidere se accettarne o meno
le implicazioni morali.
Lanalista ha lunico compito professionale di offrire "analisi" ai
suoi clienti, facendo loro da specchio veritiero e da interlocutore reso capace di
ascoltare in virtù della sua formazione specifica. Questa consiste in una analisi
personale che permette di accertarsi dellesistenza dellinconscio e di
sperimentarne gli effetti sulla propria pelle. Si tratta di un tipo di formazione non
accademico ma esperienziale che mira a rendere gli analisti in grado di conoscere e gestire
al meglio le proprie reazioni emotive di fronte alle dinamiche inconsce sollevate dai loro
analizzandi. Vediamo dunque che la psicoanalisi consiste semplicemente in una forma
particolare di conversazione e di esperienza emotiva finalizzata alla conoscenza di sé.
Proprio in considerazione di questo motivo fondamentale, i membri dellAssociazione
Europea di Psicoanalisi, anche in vista di un eventuale piano europeo di regolamentazione
delle professioni di psicologo, psicoterapeuta e psicoanalista, chiedono al Parlamento
Europeo di considerare il loro intervento e di provvedere affinché la psicoanalisi
continui ad essere distinta da altre discipline e rimanga libera di essere praticata da
chiunque indipendentemente da titoli di studi e da regolamentazioni esterne agli accordi
che intervengono tra analista e analizzando.
Salsomaggiore, 3 Aprile 2002
Il
Presidente,
Antoine Fratini
PARLEMENT
EUROPEEN
Division du Courrier du Citoyen
3429
AS/rf
Monsieur le Président,
J'ai bien reçu votre courriel du 3 avril 2002, ayant pour objet une
intervention en défense de la psychanalyse européenne libre.
Si, depuis plus de quarante ans, le Conseil a adopté un nombre considérable de
directives destinées à faciliter l'exercice effectif de la liberté de prestations de
services, ceci s'est accompagné d'une exigence en matière de qualifications et de
diplômes pour pouvoir accéder à certains emplois.
Le Parlement européen, étant appelé à se prononcer dans le cadre du processus
législatif, je transmets votre requête à la commission juridique et des droits des
citoyens.
Je vous prie d'agréer, Monsieur le Président, l'assurance de mes sentiments distingués.
Strasburgo, 16 Maggio 2002
Jean-Louis A. COUGNON
Chef de division
Courrier du Citoyen
Head of division
Correspondence with the citizen
Objet: intégration de notre précedente intervention en défense de la psychanalyse européenne libre
Dans le souci dapporter tous les éclaircissements nécéssaires à votre projet de réglementation relatif à la pratique de la psychanalyse en Europe, nous voudrions adjoindre à notre précédente intervention lintégration suivante concernant les critères fondamentaux que nous défendons dans notre Statut.
La psychanalyse jouit dun statut scientifique dépassant largement le cadre thérapeutique. Curatifs sont les éffets éventuels dune analyse conduite adéquatement, tandis que son but doit rester la connaissance de la personne, en particulier de ses processus inconscients et de leurs rapports avec la conscience.
La psychanalyse consiste, dans sa définition plus étendue, en une forme particulière de conversation et dexpérience émotive visant la connaissance et la réalisation de soi.
Pour devidentes raisons éthiques, nimporte quelle forme de conversation ne saurait être réglementée par des impositions extérieures, mais uniquement par un accord entre les personnes directement impliquées.
Aucune institution ni corporation publique ou privée, donc, ne doit avoir de pouvoir politique sur la psychanalyse et sur les psychanalystes, lesquels, afin de pouvoir offrir une confrontation vraiment ouverte et authentique avec leurs analysants, doivent rester libres dans lorientation de leurs propres pensées, intérêts et actions.
Linconscient, object détude de la psychanalyse, ne saurait se limiter à une conception donnée, mais doit intégrer toutes les conceptions ayant obtenu une reconnaissance de la part de la comunauté scientifique. Ce principe est particulièrement important afin de garantir à la psychanalyse cette ouverture et cette marge dévolution sans lesquelles toute science serait destinée à périr.
Le meilleur et le plus sûr moyen dapprendre la psychanalyse reste, à notre avis, lanalyse personnelle approfondie. Néanmoins, celle-ci ne saurait prétendre dêtre le seul moyen dobtenir une certaine connaissance de la nature humaine et de linconscient (lon comprend pourtant mal pourquoi un aspirant analyste voudrait se former en dehors de lanalyse). Certains grands psychanalystes nont pas bénéficié dune analyse, même si à un certain moment ils auraient pu le faire, mais tous ont souligné limportance de lanalyse personnelle dans la formation de lanalyste.
Ces critères ont, à notre avis, valeur transculturelle, cest à dire quils restent valables pour nimporte quelle école de pensée ou orientation voulant se définir psychanalytique.
Le
Président en charge,
Antoine Fratini
PARLEMENT
EUROPEEN
Division du Courrier du Citoyen
5378
AS/rf
04/06/2003
Monsieur le Président,
Le parlement europèen a bien reçu votre nouvelle letre du 3 avril 2003 par laquelle vous adjoigniez la partie concernent les critères fondamentaux visant à faire la distinction entre psychanalyse et psychothérapie, mentionnés dans les documents fournis. Vous annexez également deux articles pertinents.
Je puis vous informer que jai transmis votre documentation à la commission juridique et des droits des citoyens.
Par ailleurs, je vous suggère de prendre contact avec la Commission européenne et sa direction générale du Marché intérieur en consultant le site suivant:
http://europa.eu.int/comm/dgs/internal_market/index_fr.htmJe vous prie dagrèer, Monsieur le président, lexpression de mes sentiments distingués.
Jean-Louis COUGNON
Chef de division
Cari
amici. Sono contento che almeno una associazione si impegni a far chiarezza, in Italia,
sulle condizioni per svolgere la professione psicoanalitica. Sebbene io avverta
sempre qualche perplessità circa una rappresentazione sociale che identifica psicoanalisi
e psicoterapia, tuttavia il modello prevalente sente più il bisogno di associarlo ad una
pratica terapeutica che ad una forma di pratica filosofica (intendendo per filosofico
l'approccio classico) . Mi piacerebbe conoscere meglio le posizioni circa questo punto
essenziale, sul fallimento della psicoanalisi come prassi filosofica. Forse solo in
questo modo potremmo recuperare i germi del discorso freudiano, fuori da ogni pretesa
scolastica e corporativa - oltre che ortopedica- dell'intervento psicoanalitico come
intervento esclusivamente terapeutico.
Un saluto e buon lavoro.
9 settembre 2002
Maurizio Daggiano
Parma, 3 Luglio 2002
Luciano Rossi