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Associazione Europea di Psicoanalisi

IL PRESIDENTE ANTOINE FRATINI e il nuovo setting analitico

Antoine Fratini è uno dei fondatori nonché presidente dell’Associazione Europea di Psicoanalisi e membro de l’Académie Européenne Interdisciplinaire des Sciences. Tra le sue pubblicazioni i saggi Vivere di fumo (Book Editore, Bologna 1991) sul rapporto tra adolescenza e uso di stupefacenti leggeri, Parola e Psiche (Armando, Roma 1999) sul collegamento tra gli indirizzi linguistico e archetipico in psicodinamica, Psicoanalisi sotto tiro (E. Folci, Macerata 2009) sulla situazione della psicoanalisi e degli psicoanalisti oggi in Italia, La religione del dio Economia (CSA Editrice, Crotone 2009) sulle determinazioni inconsce del sistema economico.

Recentemente, le sue ricerche sulla cultura e la psicologia dei popoli animisti lo hanno portato a sperimentare un nuovo tipo di approccio al disagio e di setting analitico. Da quelle ricerche (in parte pubblicate in La religione del dio Economia e in numerosi articoli sul web) risulta che l’inconscio funziona secondo modalità propriamente animistiche inseparabili dai riferimenti naturali che caratterizzano in alto grado la cultura delle origini dell’uomo. L’inserimento del setting analitico in un contesto naturale diventa pertanto un modo per favorire il contatto con l’inconscio. “Criteri estrinseci” del setting diventano l’inserimento in un contesto più ampio (con relativo sentimento di appartenenza ad un Tutto); i ritmi fisiologici del corpo evocati dal cammino e dal respiro; la percezione delle forme naturali; l’incontro con luoghi ed esseri dalla valenza simbolica… L’inconscio viene esperito non soltanto all’interno di sé, per esempio come sogno, lapsus o intuizione, ma anche come presenza simbolica all’interno del mondo naturale che ci circonda.

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L'APPROCCIO ANIMISTICO IN PSICOANALISI

La psicoanalisi animistica nasce dall’incrocio tra la psicoanalisi e l’antropologia moderna. Essa s’ispira in particolare agli studi junghiani e a quelli sulla psicologia dei popoli tribali, i quali condividono tutti una unica cultura di fondo: l’animismo. Questa costituisce la cultura originaria dalla quale tutti gli altri sistemi culturali dell’Antichità si sono sviluppati. Frammenti vivi di questa cultura ancestrale e dimenticata si ritrovano a livello inconscio in molti costumi moderni, come per esempio le mode dei piercing e dei tatuaggi. 

La riscoperta delle basi originarie della nostra psiche diventa determinante per il modo di concepire la natura e il funzionamento dell’inconscio. Uno dei principi della psicoanalisi animistica afferma che l’inconscio funziona secondo modalità propriamente animistiche. Secondo un altro principio, quei meccanismi inconsci fondamentali isolati dalla psicoanalisi, come la proiezione e l’identificazione, non rappresentano avvenimenti accidentali legati alle fasi dello sviluppo della personalità e a certe situazioni particolari della vita, ma bensì delle vere e proprie capacità di rapportarsi con il Sé profondo e con il mondo, capacità che i membri tribali chiamano “poteri” in quanto aspetti della loro spiritualità, Come tali, queste facoltà possono essere sviluppate volontariamente al fine di acquisire nuove conoscenze di tipo psicologico e spirituale e di adattarsi diversamente al mondo. “Il ghiaccio (o il vulcano) che si risveglia dal suo torpore”, lungi dal rappresentare un ingenuo antropomorfismo, è il prodotto che rimane della percezione animistica del mondo e rappresenta un altro paradigma per l’adattamento dimostratosi funzionale per migliaia di anni. Considerare l’animismo come una concezione del mondo arretrata deriva da un nostro pregiudizio culturale. 

Particolarmente importanti in questo approccio sono i concetti di “inconscio animistico” e di “partecipazione animistica”. Il primo si riferisce alla natura più profonda, originaria, dell’inconscio, al di là della quale ci si può inoltrare solo mediante ragionamenti di tipo speculativo. Il secondo definisce un particolare tipo di atteggiamento psicologico basato sull’intima compenetrazione dei mondi interiore ed esteriore. Tale atteggiamento è particolarmente stimolato dal rapporto stretto e costante con l’ambiente naturale. 

Queste riscoperte hanno ovviamente delle implicazioni anche in campo clinico e nella pratica analitica. Si tratta in generale di favorire la presa di coscienza e lo sviluppo dell’inconscio animistico. Per esempio, le sedute risultano in questo senso maggiormente stimolanti se svolte nella Natura anziché entro le mura di uno studio. Cambia anche il modo di interpretare certe figure oniriche, come per esempio quelle di animali. Spesso nei sogni dei moderni le figure di animali ricordano da vicino i cosiddetti “spiriti ausiliari” degli sciamani e dei membri tribali e quindi vanno interpretate come “presenze” interiori in grado però di incidere anche sulla realtà fisica secondo modalità a noi ancora sconosciute. In questo senso, prendersi cura dei propri “animali di potere” significa curare sé stessi nel profondo e attuare un rapporto positivo con l’inconscio. La psicoanalisi animistica si presta a varie applicazioni, in particolare all’interpretazione di fatti sociali e culturali e al campo della formazione sotto forma di training esperienziale finalizzato allo sviluppo delle potenzialità inconsce, al team building e alla crescita interiore. 

Antoine Fratini

Bibliografia essenziale 

A. Fratini, La religione del dio Economia, CSA Editrice

M. Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche arcaiche dell’estasi, Mediterrannée

C.G. Jung, L’uomo e i suoi simboli, Raffaello Cortina

J.Mabit, Sciamanismo e tossicodipendenza, in rivista Uroboros N°5

P. Vitebsky, Les chamanes, Albin Michel


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Inconscio ecologico


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