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Censura terapeutica

Negli Stati Uniti la libertà di espressione è uno dei massimi valori politici. In molte democrazie europee però vi è un limite a questa libertà. Per esempio, Il fatto di negare l’olocausto: negli Stati Uniti questo sarebbe una violazione chiara del primo emendamento della Costituzione.

La libertà di espressione negli Stati Uniti è molto ampia con delle chiare eccezioni come la pubblicazione di materiale pornografico e osceno e anche di quelli che possano procurare danno alle persone o alle nazioni. Questi casi a parte, il primo emendamento garantisce certamente la libertà di parola.

Negli Stati Uniti si crede che Il governo abbia il diritto, o meglio il dovere, di proibire che le persone esprimano delle opinioni considerate frutti di una "malattia mentale". Un americano ha il diritto di negare l’esistenza dell’olocausto, ma non quello di negare la sua propria identità oppure di dichiarare di essere Gesù.

La persona che lo fa riceverà una diagnosi di schizofrenia. Essendo "pericoloso per se stesso e per gli altri" egli sarà ricoverato in un "ospedale". Questo tipo di privazione della libertà, non è considerato una violazione del primo emendamento, poiché il compromesso psichiatrico viene definito come un procedimento civile e non criminale, nello scopo di fare terapia e non di punire. Questo è un territorio conosciuto. Molto meno noto è un episodio in cui la psichiatria organizzata è stata responsabile di un tipo di limitazione della libertà di espressione che io chiamo "censura terapeutica".

"Le follie di Titicut"

Negli anni sessanta Il documentarista Frederick Wiseman ha ricevuto l’autorizzazione di girare per venti nove giorni un film all’interno dell’ospedale statale Bridgewater, un manicomio giudiziario. Il film è stato presentato con grande successo nel Festival del cinema di New York nel 1967.

Il promotore generale del Massachussets ha vietato la sua proiezione e il Tribunale Supremo ha dichiarato che il film era una invasione della privacy delle guardie e dei pazienti.

Questo film dimostra il carattere inumano delle condizioni psichiatriche di quell’epoca ora rivoluta grazie agli psicofarmaci e alla deistituzionalizzazione.

Lo scopo del film allora era quello di fare del giornalismo investigativo. L’accusa di violazione della privacy delle guardie è tanto assurda quanto il volere sostenere che un giornale invade l’intimità di un politico esponendo fatti della sua vita personale.

Nel maggio del 1987, The Titicut follies è stato Il tema di un simposio alla Università del Massachussets. Secondo un critico del New York Times, questa è stata una rara opportunità poiché per determinazione del tribunale soltanto i professionisti del settore legale, delle risorse umane, della salute mentale e affini potrebbero assistere allo stesso.

Questo documentário di molti anni fa costituisce la prova che il suo potere polemico non è ancora diminuito. Certamente è l’unico film americano censurato per ragioni altre rispetto alla oscenità e alla sicurezza nazionale.

Il titolo del documentario proviene dal nome di uno show annuale presentato dagli interni e dalle guardie.

Wiseman afferma che in questi venti anni nessun paziente né famiglia di paziente ha presentato obiezione contro il film.

Oggigiorno, l’ospedale si trova in un palazzo moderno, il suo personale è meglio preparato e ci sono più guardie a protezione dei pazienti tra cui molti non sono mai stati condannati per un delitto. Ciò nonostante, l’ospedale rimane accerchiato da un filo di ferro e sorvegliato da duecento venti agenti. Non importa la quantità degli psichiatri, degli psicologi, degli infermieri e degli assistenti che ci lavorano e nemmeno della preparazione ricevuta: tutti sono vigili.

Nel 1993 il film è stato presentato di nuovo e il critico del New York Times Walter Goodman ha detto che il film è sopratutto visivo e contiene delle scene molto forti. Il film, della durata di novanta minuti, apre e chiude con una presentazione dello spettacolo Le Follie di Titicut. Tra gli attori è difficile distinguere tra interni e guardie. In una scena un uomo chiede ai medici di essere rinviato in prigione. In un altra scena, uno psichiatra interroga un paziente sulle sue scelte sessuali. La parte peggiore è quella dove si vede un medico fumare mentre inserisce un tubo nella narice del paziente. Il film descrive dettagliatamente la persecuzione delle persone chiamate "pazze" in mano ai cosiddetti professionisti della salute mentale.

Questa unica violazione del primo emendamento non è stata percepita dagli avvocati e dagli psichiatri.

Oggigiorno, l’ospedale Bridgewater è una istituzione abbinata alla Scuola di Medicina Della Università del Massaschussets.

Una volta, gli asili per malati di mente erano considerati dei "nidi di vipere". Oggi si trovano nascosti dietro una facciata rappresentata da diagnosi, da pseudo-medici, da terapie e da istituti di cura.

 Thomas Szasz

Szasz, T.S. (2007). "Therapeutic Censorship," The Freeman, 56: 25-26 (May), 2007.

Traduzione dall’inglese di Denise Maia

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