Associazione Europea di Psicoanalisi

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NUOVO LIBRO DI CESARE VIVIANI

Pubblicato il nuovo saggio di Cesare Viviani, L'autonomia della psicanalisi, Costa e Nolan, Milano 2008.
L'autore (Siena, 1947) vive e lavora a Milano, dove svolge l'attività di psicanalista ed è uno dei poeti italiani contemporanei più noti. Oltre a libri giovanili di indagine psicologica ha scritto un saggio sulla psicanalisi: Il sogno dell'interpretazione (Costa e Nolan, 1989, 2006).

Commento di Antoine Fratini

Il nuovo libro di Cesare Viviani su “L’autonomia della psicanalisi” va salutato come un evento per la luce che getta sull’annosa questione, centrale nel dibattito italiano (e non solo) degli ultimi decenni, delle differenze tra psicoanalisi e psicoterapia. L’autore, infatti, non lascia dubbi riguardo alle profonde differenze di natura, statuto, scopi e approccio tra le due discipline. Pur non giungendo ad affermare, come invece fa J.A. Miller, che la psicoterapia non esiste, egli ha cura di sottolinearne i contorni fin troppo variegati e indefiniti, preferendo concentrarsi invece sull’individuazione di ciò che è essenziale allo spirito psicoanalitico e insistendo in particolare sui suoi aspetti etici ed estetici.

La volontà di cura e la volontà di conoscenza sono giustamente posti come principi primi rispettivamente della psicoterapia e della psicoanalisi. La problematicità dell’oggetto di conoscenza (l’inconscio) non viene mai persa di vista e viene fatto rilevare come in psicoanalisi al posto delle verità oggettive e oggettivanti si affermi la libertà di interpretazione, fino addirittura a sostenere “l’assoluta intraducibilità dell’inconscio”. Ritengo personalmente che un simile punto di vista potrebbe, a dispetto degli auspici dell’autore stesso, fare scivolare la psicoanalisi dal campo delle scienze (umane) a quello dell’arte mediante appunto la prevalenza accordata al lavoro di ricostruzione dei significati soggettivi. Non dovrebbe l’analizzando optare per una esperienza suscettibile di restituirgli le proprie verità, barattando la sua ignoranza beata ma problematica con una maggiore autoconsapevolezza? Mentre in teoria nulla impedisce alla (ri)costruzione di contribuire ad allontanare ulteriormente dalle proprie verità. Che in psicoanalisi non ci siano verità “oggettive”non significa, a mio modo di vedere, che le interpretazioni siano del tutto arbitrarie. Senza l’esperienza empirica e clinica del transfert, la psicoanalisi sarebbe da porre nel campo della filosofia e avrebbe natura esclusivamente speculativa. In quel caso prevarrebbe sicuramente l’ estetica sull’etica.

 Uno dei maggiori pregi del libro, oltre a quello di offrire spunti di riflessioni su temi centrali come quello appena citato, è di spazzare via gli equivoci sulle differenze esistenti tra psicoanalisi e psicoterapia e quindi sulla totale estraneità della prima dal quadro giuridico della legge Ossicini che, come è noto, dal 1989 regolamenta nel nostro paese le professioni di psicologo e psicoterapeuta.

 Il libro dunque affronta anche la questione della situazione giuridica della psicoanalisi passando in rassegna le testimonianze degli autori italiani e stranieri più incisivi. Rimane però aperta la questione se la psicoanalisi, per potersi mantenere fedele a se stessa e potersi sviluppare ulteriormente, debba rimanere al di fuori da ogni regolamentazione, oppure se non possa invece trovare adeguata collocazione in nuove norme legislative come per esempio nell’ambito della nuova legge in preparazione in senato sulle professioni intellettuali non ancora regolamentate. L’autore sembra propendere per la prima ipotesi e ne argomenta le motivazioni: lo Stato non dovrebbe intromettersi in un tipo di rapporto duale incentrato totalmente sul libero dialogo com’è appunto quello della psicoanalisi. Personalmente, sarei meno drastico. Pur anteponendo tutte le cautele del caso, ritengo in  effetti che non tutte le regolamentazioni siano necessariamente intrusive, che si possa pretendere dalla nostra professione un minimo di regole esterne soprattutto se inerenti la deontologia. Ritengo inoltre che un adeguato inquadramento giuridico permetterebbe agli psicoanalisti italiani di non più temere né tanto meno subire gli “acting out” inquisitoriali degli Ordini di cui Viviani non manca di riportare fedeli e concrete testimonianze, nonché di proporre i loro servizi in ambiti professionali diversi da quello degli studi privati in cui sono stati confinati sino ad oggi. E Dio sa quanto gli utenti, per esempio, dei vari SERT, CIM ecc ne avrebbero bisogno!

Antoine Fratini


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