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Anti-Coercizione non è Anti-Psichiatria

Il termine “antipsichiatria” è stato coniato nel 1967 dallo psichiatra sudafricano David Cooper (1931-1986) e dallo psichiatra scozzese Ronald Laing (1927-1989). A tale proposito, essi si pronunciarono come segue: “Noi abbiamo nutrito molti sogni circa la comunità psichiatrica ideale, o piuttosto antipsichiatrica”. Questo “noi” erano Cooper, Laing e i loro allievi psichiatri americani Joseph Berke e Leon Redler.

 “La chiave per la comprensione dell’antipsichiatria”, spiega lo psicoterapeuta esistenziale inglese Digby Tantam, “è che la malattia mentale è un mito (Szasz 1972)”. Purtroppo, questo non è vero. Mentre molti antipsichiatri rigettano il “modello medico” della psichiatria, continuano tuttavia a concettualizzare i problemi umani e i tentativi per rimediarvi usando una terminologia medica e, quel che è ancora più importante, non rigettano la coercizione “terapeutica”.

 Gli psichiatri sono impegnati in molte pratiche fasulle la cui più importante rimane la difesa dell’insanità mentale. Gli antipsichiatri non hanno propriamente affermato questo nei loro scritti, ma Laing fece una perizia nel famoso caso di John Thomson Stonehouse (1925-1988), un ministro laburista inglese accusato di frode. Quando le autorità stavano per arrestarlo, Stonehouse organizzò il proprio falso suicidio. Il 20 Novembre 1974 egli lasciò qualche capo d’abbigliamento nel posto dove si trovava, a Miami Beach, e sparì. Dato per morto, partì per l’Australia sperando di rifarsi una vita assieme alla sua amante. Egli fu poi scoperto casualmente a Melbourne e deportato in Gran Bretagna con 21 capi d’accusa al suo carico.

 Stonehouse si dichiarò non colpevole per ragioni di insanità mentale e fu condannato a sette anni di carcere. Al fine di sopportare la sua tesi di insanità mentale si avvalse dei servizi di cinque psichiatri. Laing fu uno di questi ed affermò sotto giuramento che il suo cliente fu insano di mente quando commise questi delitti. Nel suo libro Il mio processo Stonehouse scrive: “Il Dr. Donald Laing... evidenziò la mia condizione di disagio mentale. Egli confermò... l’esistenza di una dissociazione della personalità in più parti e diagnosticò una psicosi reattiva”.

 Laing però non conosceva Stonehouse prima del processo, quindi non poteva conoscere la condizione mentale in cui si trovava mentre questi commise i suoi delitti. La diagnosi di Laing fu un classico espediente psichiatrico, precisamente il genere di ciarlataneria cui egli stesso pretendeva opporsi. Laing e Stonehouse furono entrambi semplicemente bugiardi.

 La fama di Laing è connessa al suo ruolo di Imperatore di Kingsley Hall, una “casa-famiglia” fondata da lui e dai suoi accoliti. Questa casa è stata promossa come un luogo di cura in cui ogni persona (diagnosticata schizofrenica dagli psichiatri) può essere sicura di non essere rinchiusa né imbottita di farmaci contro la propria volontà. La vita quotidiana a Kingsley Hall era basata sulla finzione che tutti i “residenti” sono uguali, che nessuno è paziente e nessuno è parte di uno staff. Lo psichiatra americano Morton Schatzman, che aveva scelto di vivere a Kingsley Hall per un anno, afferma: “Nessuno di coloro che vivono a Kingsley Hall considera gli addetti ai lavori come esterni alla struttura e gli internati come pazienti”. Questa è la bugia che caratterizza l’antipsichiatria, così come la bugia che fa della deprivazione della libertà una cura caratterizza la psichiatria.

 Lo scrittore americano Clancy Sigal (nato nel 1926) si recò a Londra per diventare un paziente di Laing. La “terapia” si concluse rapidamente, divennero amici e condivisero esperienze con l’LSD. Sigal, uno dei co-fondatori di Kingsley Hall, cambiò parere circa la comune di Laing, specialmente dopo avere scoperto che Laing e il suo seguito, benché predicassero la non violenza, la praticassero.

 Dopo essere ritornato negli Stati Uniti, Sigal scrisse un libro devastante nei confronti di Laing e il suo culto. Zone of the interior fu pubblicato negli USA nel 1976. Usando la minaccia delle leggi britanniche sulla diffamazione, Laing ne impedì la pubblicazione nel Regno Unito. Solo nel 2005 il romanzo uscì nella edizione britannica. Sigal scrive: “nel Settembre 1965, durante le grandi vacanze ebraiche, ebbi una crisi schizofrenica... o una specie di esperienza di trasformazione, a secondo dei punti di vista. La mia crisi non avvenne in privato, ma davanti ad una ventina o trentina di persone in un shabbat del venerdì sera a Kingsley Hall... La nozione sulla quale si basava Kingsley Hall è che la psicosi non è una malattia, ma uno stato mentale di trance da valutare come fattore di cura”.

 In una intervista dopo la pubblicazione del romanzo in UK, Segal descrisse la sua folie à deux con Laing:

Ci scambiavamo i ruoli, lui diventava il paziente ed io il terapeuta, e prendevamo LSD assieme... Laing ed io avevamo sigillato un patto diabolico. Diventavamo schizofrenici nel nostro atteggiamento verso noi stessi e verso il mondo... (una) notte, dopo avere lasciato Kingsley Hall, alcuni medici che si erano convinti che volessi suicidarmi, si recarono a tutta velocità nel mio appartamento e mi somministrarono una dose massiccia di Largactil (Thorazina), un sedativo ad azione rapida usato negli ospedali psichiatrici. Condotti da Laing, mi riportarono a Kingsley Hall... L’ultima loro frase che mi ricordo è “Voi bastardi non sapete cosa state facendo”.

 Sigal fuggì da Kingsley Hall, ritornò negli USA e, nel 1975 pubblicò il suo romanzo. La pubblicazione in UK fu stoppata da una azione legale di Laing. La saga di Sigal doveva diventare l’ultimo sigillo della bara della legenda secondo la quale Laing fu un oppositore delle pratiche legate alla coercizione psichiatrica.

 Quando nel 1976 il libro di Sigal fu pubblicato negli USA, Laing avrebbe già potuto essere processato e punito, Kingsley Hall avrebbe potuto essere chiuso come ospedale mentale e la legenda di Laing “salvatore degli schizofrenici” avrebbe potuto svanire definitivamente. Shakespeare aveva ragione: “Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro”.

 La Fine di Kingsley Hall

 Il caos a Kingsley Hall durò per meno di cinque anni. Sfortunatamente, l’infelice termine “antipsichiatria” sopravvisse, anche se Cooper e Laing sapevano che era falso ed ingannevole. In una intervista verso la fine della sua vita, Laing ricordò di avere detto a Cooper: “david, è un fottuto disastro ripudiare questo termine. Ma esso aveva un lato ingannevole che ci ha confuso”.

 Come conseguenza dalla terminologia antipsichiatrica, gli psichiatri possono ora fare quel che nessun altro medico specialista può fare: respingere le critiche rivolte ai vari aspetti della pratica psichiatria classificandole “antipsichiatriche”. L’ostetrico che rifiuta di praticare l’aborto non è stigmatizato “antiostetrico”. Il chirurgo che rifiuta le operazioni transessuali non è classificato “antichirugo”. Ma uno psichiatra che rifiuta la coercizione e le sue pseudo-legittimazioni è chiamato “antipsichiatra”. Il risultato è che ogni medico tranne lo psichiatra è libero di accettare o non accettare le procedure particolari che offendono i propri principi morali o quelle che semplicemente preferisce non eseguire.

 Perché lo psichiatra è di fatto privato della sua libertà? Perché in psichiatria il paradigma della pratica (il rinchiudere pazienti ritenuti pericolosi per loro stessi o per gli altri) è la cura medico-legale standard. La deviazione da tale standard suscita controverse legali ed espone lo psichiatra alla confisca della sua autorizzazione alla pratica medica.

Thomas Szasz

Szasz, T.S. (2008), "Anti-Coercion Is Not Anti-Psychiatry", The Freeman, 58: 26-27 (May), 2008.
 

Traduzione: Antoine Fratini

Versione inglese


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