Associazione Europea di Psicoanalisi

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Chi ha brevettato il prefisso "psico"?


 Fidenza PsicoFestival: un'eco sorprendente


La prima edizione del “Fidenza PsicoFestival” ha suscitato reazioni sorprendenti e clamorose da parte dell’Osservatorio Psicologi Parmensi e dell’Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna che hanno spedito delle lettere di protesta al Sindaco del Comune di Fidenza (PR), che ha finanziato l’iniziativa. Le proteste prendono di mira l’AEP in quanto parte del pool organizzativo e, soprattutto, il sottoscritto in quanto psicoanalista libero, cioè non iscritto all’Ordine degli Psicologi. 

Sembrerebbe che, secondo gli scriventi, per organizzare un evento culturale occorra una sorta di particolare autorizzazione da parte di qualche ordine o corporazione. Si chiede, infatti, se non fosse opportuno interpellare l’Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna per organizzare la manifestazione, quasi che vi sia un campo del sapere cui sia precluso l’accesso a qualsivoglia cittadino italiano, libero di pensare, esprimersi e associarsi per scopi culturali, e non solo! 

È opportuno inoltre sottolineare che i rimproveri vertono in particolare sul fatto di avere utilizzato il prefisso “psico”, per esempio nelle espressioni “PsicoCafé”, “PsicoDopoFestival” ecc., senza chiedere il permesso all’Ordine degli Psicologi! Questo punto mi sembra particolarmente importante. In effetti, ne va niente di meno che della libertà di espressione. Le parole, fortunatamente, non sono ancora sottoposte a brevetto e quindi ciascuno è libero di farne l’uso che desidera, nel rispetto ovviamente dell’integrità degli altri. La domanda che sorge è: come possono degli psicologi non rendersene conto? 

Pubblichiamo la presente notizia solo perché la si ritiene una precisa informazione sulla natura corporativa e sulla politica dell’Ordine in grado di interessare tanto i soci quanto i visitatori. L’Ordine ha perso malamente quella che forse era l’unica sua importante battaglia, quella cioè in difesa della professionalità degli psicologi. Una recente notizia riporta infatti che presto anche i medici non specializzati in psicoterapia potranno esercitare la psicologia clinica. Si tratta di un evidente passo indietro rispetto agli assunti della Legge Ossicini n. 56/1989. Se abbiniamo tale sconfitta, che coinvolge tutti gli psicologi professionisti protetti dalla suddetta legge, alle figuracce collezionate attraverso azioni come le proteste indirizzate alla nostra associazione, non è difficile capire che si tratta per loro di una vera e propria débacle. 

Le stesse lettere però suscitano un qualche interesse dal punto di vista analitico. La rappresentante dell’OPP sbaglia nel riportare titolo e sottotitoli della manifestazione, scrivendo “Il grande volo” e “psicofestival” anziché, come si poteva leggere su locandine e altro materiale promozionale,  “Fidenza PsicoFestival. Psicoanalisi e dintorni. I edizione: Il volo, le ali della libertà”.

Trattasi di veri e propri lapsus calami il cui significato inconscio probabilmente è da rapportare al desiderio di “tagliarci le ali”...  e la libertà assieme!

Il sottotitolo “Psicoanalisi e dintorni”, poi, non è stato per nulla citato, nonostante fosse evidenziato sul materiale promozionale. Siamo quindi di fronte ad una altra figura retorica dell’inconscio, cioè ad una rimozione altrettanto significativa dei lapsus precedenti. In effetti, non conveniva ad una associazione di psicologi collegata all’Ordine nominare la psicoanalisi in quanto essi sanno benissimo di non avere nessuna competenza al riguardo. 

Anche l’aggiunta dell’aggettivo “grande” può essere interpretato analiticamente. Sembra quasi derivare da uno di quei tic propri di certi giornalisti che, spesso frustrati dai limiti imposti dalle redazioni, aggiungono parole inappropriate arrivando a volte sino a storpiare i nomi dei protagonisti di cui parla l’articolo. È  plausibile che il festival della psicoanalisi, primo del genere in Italia, sia stato percepito dai nostri detrattori a livello inconscio come un avvenimento talmente grande da minacciare la loro posizione agli occhi dei media e, quindi, degli operatori stessi. Questo spiegherebbe, almeno in parte, l’esagerazione delle loro reazioni.

Antoine Fratini


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