Associazione Europea di Psicoanalisi

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Psiche e società nella preistoria

 

1.Oggi e Psicoanalisi 2.Progresso delle Società Animali

3.Gruppi “Faccia a Faccia” 4.Genesi della Psiche

 

1.Oggi e Psicoanalisi

L’uomo che io sono. Se ne sta ora davanti alla televisione come una finestra sul mondo, a rimirare residui ambienti naturali ma soprattutto a subire a valanga l’impatto con l’intera umanità. L’uomo che io sono oggi cammina come un fantasma umano in mezzo a tantissimi altri fantasmi, per strade o cinema o altri ambienti gremiti dove rarissimamente incontrerà qualcuno che conosce e che gli darà un moto di simpatia o antipatia. E terrà conto delle tante leggi e regole, prodotte dal governo o dall’ultimo leguleio di qualche recondito ufficio, a limitare le sue azioni; e pagherà le sue tasse per mantenere tanta gente che magari, umanamente, non gli piace affatto.

Sarei solo un ingranaggio della megamacchina, dell’intricato telaio che avvolge il globo e coinvolge l’intera specie, se non sentissi l’arcano desiderio di essere: il vitale istinto di trovarmi felice, anche se intorno trovo poco da rallegrarmi; e ancor prima di capire il disagio, i perché. Se il ruolo di ingranaggio mi è imposto, è l’umanità mia e degli altri che può farmi felice, consentirmi di meglio vivere la vita. E capire diventa imperativo.

Tutte le altre cose stanno nell’ignoto. Un sasso che cosa ne sa della gravità che lo ruzzola, della pioggia che lentamente lo erode, dell’animale che lo calpesta, dell’uomo che lo maneggia ? A noi fu dato di non essere oggetti passivi. E possiamo e dovremo usare la nostra facoltà di intervento, di agire contro i fatti intorno e ancor prima di capirli, fino in fondo. Anche davanti alla intricata organizzazione che ci portiamo dentro per via genetica, come si è fatto per il cuore faremo per la psiche, e intorno a noi per via culturale. Dovremo capire l’arcano di noi e della storia per poterli al meglio gestire. E non subire.

Più penetrante di ogni scienza, più sgradevolmente concreta di ogni filosofia, la psicoanalisi traccia qualche lama di luce nella selva oscura in cui ci muoviamo: il resto è penombra. Niente altro arriva tanto profondamente a intuire l’arcana natura dell’universo umano. Erikson, in “infanzia e società”, mi da il divario tra il pellerossa e l’americano, il primitivo e il civile. Fromm, in “Fuga dalla libertà” evidenzia la lacerazione dell’uomo nella storia moderna. Ma è sempre Freud che intuisce la vastità dei fatti: dall’origine dell’uomo nella “primitiva orda darwiniana” alla necessità delle istituzioni in “Mosé e il monoteismo” fino all’ineluttabile “Disagio della civiltà”. Egli ha, a mio avviso, saputo cogliere alcune tracce portanti e dolenti del ciclo di cui siamo parte.

Seguiamo i fari e allarghiamo la luce verso l’intera organizzazione dei rapporti tra animale e specie, persona e umanità, Io e Altri, anzi tra le rispettive basali nature: psiche e società.

 

2.Progresso delle Società Animali

L’idea settecentesca degli uomini che stabilirono il patto sociale per vivere insieme è ingenua e fasulla. L’uomo è intimamente animale sociale, soprattutto perché gran parte della sua psiche si è formata in ambiti sociali.

Nella storia della vita a più riprese e in gruppi sistematici distinti si è attuata la tendenza verso unioni sopraindividuali, coinvolgenti da alcuni a milioni di individui in aggregati che poi si differenziano all’interno, specializzando i singoli in ruoli particolari nella globale organizzazione utile alla specie. Nei metazoi inferiori (poriferi, celenterati, briozoi, tunicati) esistono le colonie dove più individui restano fisicamente uniti; nei superiori, dati i ben più evoluti organi di senso, nervosi e motori, i rapporti intraspecifici sono di gran lunga comportamentali a dare piccoli gruppi o società complesse come nelle api, termiti e formiche.

Pesci, anfibi e rettili sono quasi sempre solitari e il solo legame è quello col proprio territorio; mentre anche i mammiferi più solitari presentano il legame tra madre e prole, ma in vari loro ordini, quindi per vie del tutto separate, si assiste alla tendenza verso sociostrutture sempre più ampie e coinvolgenti. Dopo il legame madre-prole compare quello tra femmina e maschio a dare la coppia stabile o famiglia che alleva i propri cuccioli; quando si allarga ai giovani, o subadulti, si attua la famiglia estesa; la tolleranza e legame tra più femmine adulte consente il gruppo poligamo intorno all’unico maschio adulto. Infine la comparsa del legame tra più maschi adulti realizza la stabile convivenza e unione tra molti individui di ambo i sessi e di tutte le età. Per esempio nella famiglia Canidi esistono specie solitarie (crisocione, urocione), in coppie o famiglie (coyote, sciacallo dorato e della gualdrappa) e gruppi sociali di tutte le classi di età-sesso (lupo, cuon, licaone).

Gli antenati dell'uomo passarono dai mammiferi solitari, dove acqui­sirono l’affettività e altre tendenze psichiche che motivano l’unione madre-prole; quindi da successive specie viventi in coppie maschio-femmina con relativa prole cioè famiglie monogame. Non diversamente dagli animali anche tra noi il legame di coppia nasce notoriamente con l'innamoramento, caratterizzato da travolgente infatuazione e espresso nel corteggiamento, mentre è reso durevole dal sentimento d'amore. Seguendo gli stadi presenti nei primati, la nostra filogenesi passò da solitarie proscimmie alle coppie stabili come oggi il gibbone, quindi a forme poligame, come nel gorilla, per arrivare ai gruppi sociali di più maschi e femmine adulti, giovani e cuccioli, come tra macachi e scimpanzé. Australopitechi e ominidi dovevano vivere in analoghi piccoli gruppi promiscui.

 

3.Gruppi “Faccia a Faccia”

Riguardo ai piccoli gruppi teniamo ben presente una loro basilare qualità.

“Sociologi e socio-antropologi riconoscono come gruppo primario, in tutti i tipi di società, il gruppo “faccia a faccia”, in cui tutti gli individui si incontrano tra loro nel corso delle attività giornaliere. Questo tipo di gruppo è di genere simile a quelli che abbiamo esaminato nei primati subumani” (Chance e Jolly, p. 264). Aldilà della sua particolare costituzione, si tratti cioè della unità madre-prole o di famiglia monogama o poligama, di clan o tribù, ogni gruppo ristretto è comunque un insieme in cui tutti i partecipanti interagiscono frequentemente. Il fatto di essere poco numeroso e insieme duraturo consente ai membri d'incontrarsi nel corso delle attività quotidiane e avere rapporti re­ciproci così spesso da potersi conoscere personalmente e stabilire sentimenti di unione. La qualità “faccia a faccia” consente all’insieme di familiarizzare e socializzare ben aldilà delle interazioni formali e superficiali, portando a collaborare nelle mansioni comuni come l'organizzazione collettiva, l’economia e la difesa dai pericoli. Proprio per favorire e incrementare uno stato di armonia interna sono sorte coerenti motiva­zioni come la simpatia, stima e fiducia reciproche, confi­denza e gratitudine, amicizia e fratellanza, concordia e solidarietà. Tendenze psichiche diverse ma tutte adeguate a diminuire la repulsione e facilitare l'aggregazione.

Quindi l'evoluzione so­ciale dei Primati è avvenuta per gruppi “faccia a faccia”. Pro­grediti con lentissime genetiche trasformazioni dalle solitarie proscimmie ai gruppi sociali di macachi, babbuini e scimpanzé, nonché di australopitechi. Per approdare alle tribù di ominidi: gruppi plurifamiliari ma i cui par­tecipanti si raccolgono sovente in sottogruppi di età/sesso, di donne dedite soprattutto alla raccolta dei vegetali, uo­mini per la caccia, anziani impegnati nel trasmettere cultura e saggezza, e bambini che giocano per imparare. La preistoria sociale dell'uomo si caratterizza come impercet­tibile trasferimento, prolun­gatosi senza turbamenti fino ai più recenti popoli primitivi, da scimmie antenate simili allo scimpanzé fino all’Homo sapiens, della conti­nuità organizzativa per piccoli gruppi misti di più maschi e femmine adulti, subadulti e giovani fino alla prole inetta. Così come l'organizzazione tribale attraversò indenne i radicali mutamenti economici della rivoluzione agricola, conservandosi nei gruppi di contadi­ni e allevatori, mentre verrà superata e cancellata dalla successiva rivoluzione urbana. Pure rimane costante, sotto la massificazione delle grandi società storiche, la tendenza dei piccoli gruppi stabili a ricostituirsi in società “faccia a faccia”. Come si concretizza nei villaggi o paesetti contadini, di gente di mare o in montagna, nelle piccole cittadine ma anche nei quartieri e contrade delle grandi città.

 

4.Genesi della Psiche

Ogni sociostruttura animale si presenta durevole e ereditaria in quanto frutto di tendenze genetiche; nel suo complesso la socialità animale presenta progressi, e regressi, per adattamento secondo gli ambienti ma nell’ambito dell’evoluzione genetica che avviene per selezione naturale. Ogni organizzazione intraspecifica è un intreccio di rapporti e legami tra gli individui, ma tali interazioni sono effetto dei comportamenti reciproci; ma ogni comportamento, o azione, è in fondo una espressione muscolare-scheletrica transitoria; ciò che induce alla stessa azione verso lo stesso oggetto o individuo, stabilendo con lui una determinata interazione, è qualcosa nascosto nel suo cervello; il cui software consiste in idee e motivazioni. Come il soggetto riconosce la madre o altro individuo o il territorio, se non per l’idea, innata o appresa, che dell’altro ha? E perché stabilire il legame o durevole tendenza a stare vicini e interagire con l’altro se non perché esso fornisce fiducia e sicurezza ovvero l’elevata certezza di vedere soddisfatti i bisogni?

La vita è in gran parte sopravvivenza che richiede integrità fisica e soddisfazione dei bisogni: il piacere ci dice che siamo nella condizione dell’uno e dell’altro, il dolore che non lo siamo. Stabiliamo legami con ciò che ci dà fiducia cioè piacere presente e futuro; stiamo lontani da ciò che diffidiamo perché ci porterebbe dolore. Se il piacere è indicatore della situazione favorevole però sul momento, la fiducia ci indica e induce verso ciò che ripetutamente ci fornirà piacere quindi sopravvivenza e riproduzione. Comparvero l’uno per spingere l’animale verso ciò che lo fa meglio vivere, per cibo, sesso, rifugio, l’altra per rendere duratura tale condizione. L’evoluzione sociale negli animali avviene quindi per incremento della fiducia verso gli altri, a motivare i legami e la globale organizzazione intraspecifica.

Alla fiducia e affetto fino all’amore che si osservano nei legami tra madre e figli, padre e figli, maschio e femmina o tra coetanei, in amicizia, si oppongono la diffidenza, l’antagonismo e anche l’odio evidenti nelle lotte e competizioni. Bisogni primari come mangiare, il rifugio sicuro e poter attrarre le femmine inducono a delimitare delle aree e territori dai quali il maschio tiene lontani gli altri maschi: il territorio è proprietà di chi lo possiede e fornisce la maggior garanzia di soddisfare i bisogni presenti e futuri; da cui il possesso e l’esclusione degli altri. Esistono territori individuali come pure di gruppo. Al cui interno sovente si ripresenta l’antagonismo che si condensa nella stabile gerarchia a determinare la priorità verso il cibo, il posto migliore, le femmine; dominio e sottomissione sono presenti tra gli animali sociali come tra gli umani.

Nella sua genesi il nostro DNA passò dai primi animali ai rettili acquistando riflessi e istinti, piacere e dolore, rabbia e paura, ma anche motivazioni territoriali, di lotta e corteggiamento diffuse in tutti i vertebrati. Coi mammiferi acquisì sicurezza e affettività evidenti tra madre e figlio, sentimenti poi ripetuti nei vari legami sociali successivi; nei gruppi con gerarchie acquisì tendenze al dominio/sottomissione e sado/masochismo. Ma i sentimenti più maturi e che tutti riconosciamo come ottimali, che valorizzano le doti personali insieme a quelle sociali, furono favoriti e premiati dalla competizione tra gruppi. I gruppi più forti, perché con soggetti autonomi e personali ma anche tra loro solidali, per cui l’unione fa la forza, ebbero maggiori probabilità di sopravivere, di resistere ai predatori, di cacciare in gruppo e avere territori migliori. Autonomia, autenticità, coraggio, intraprendenza, saggezza, fortezza, temperanza e altri sentimenti personali furono sinergici con lealtà, amicizia, fratellanza, solidarietà, collaborazione, condivisione, generosità, tolleranza.

Gli stadi possono essere stati: dipendenza dalla madre, territorialismo solitario, coppia, gruppo gerarchico e infine gruppo comunitario. Formandovi l’organo psichico comune alla specie umana, stratificato e riattraversato a ogni ontogenesi per cui da esso si origina e cresce ogni Io, ogni tipo psicologico, secondo l’indole, l’educazione familiare e sociale, la cultura e ideologia egemoni. Derivandone che l’individuo solitario non è che la “edizione” umana del territorialismo solitario degli animali: per solitudine, diffidenza, antagonismo, attaccamento alla proprietà, avarizia. Mentre la personalità animata da sentimenti di dominio/sottomissione sente l’impellenza del potere come nelle gerarchie animali, e a sua volta desidera ripristinare rapporti gerarchici da dominatore, dittatore, sadico, autoritario, paternalistico o da sottomesso, esecutore, masochista, fideista; o l’uno e l’altro insieme ma su persone diverse, perché è forte con i deboli e debole con i forti. Stadio superabile coi successivi e più maturi sentimenti di originalità e socievolezza. Perché, pensiamoci e teniamo presente: dietro le trasformazioni fi­siche evidenziate dai fossili, dietro ai manufatti che narrano della progressiva intelligenza, quel che si è andato geneticamen­te plasmando nei milioni d'anni dell’ominazione è, nella sfera dei sentimenti, l'uomo della tribù.

 Roberto Bani


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