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Paura e Follia
Bertrand Russel, C.S. Lewis e la sottrazione d’identità esistenziale

 

La falsità vola mentre la verità si trascina; quando gli uomini aprono gli occhi è già troppo tardi: il giuoco è finito e la storia ha prodotto i suoi effetti. Tra le funzioni basilari degli esseri viventi quella di evitare il pericolo viene tradotta negli esseri umani dalla emozione della paura che serve a quello scopo. Essendo la paura sgradevole, proviamo a sfuggire alla stessa cercando un protettore. Tragicamente questa ricerca – quella di una divinità, di un demagogo, di un dittatore oppure di un dottore – costituisce di per sé un pericolo.

“La necessità”, spiega William Pitt, (1759-1806) è la scusa per qualsiasi violazione della libertà umana. È l´argomento dei tiranni e il credo degli schiavi”.

(Pitt è stato primo ministro britannico dal 1783 al 1801 e dal 1804 al 1806).

 Lo psichiatra, nel suo ruolo di protettore della società contro la minacciosa follia, utilizza l’etichetta “pazzo” come giustificativo per togliere la libertà. Benché l’idea del “pazzo pericoloso” richiami quella del “lupo mannaro” (definiamo “pazzo” il malvagio e “demente” il perverso), questa nozione si impadronisce della mente contemporanea – laica e religiosa – intrappolando alcuni dei più ammirati intellettuali moderni.

Nell´opera La storia della filosofia occidentale, Bertrand Russell (1872-1970), scettico e ateo, ha provato a rifiutare l´empirismo scettico di David Hume concludendo che era inadeguato al compito. Per questo motivo è importante scoprire se esiste una risposta qualsiasi per Hume nell’ambito di una filosofia totalmente o sopratutto empirica. Altrimenti, non ci può essere differenza, intellettualmente parlando, tra sanità e pazzia.

“Un folle che crede di essere un uovo in camicia”[1] deve essere condannato soltanto perché è in minoranza o perché il governo non è d’accordo con lui. Questo è un punto di vista disperante e dobbiamo credere che ci sia un modo per sfuggirvi.

La disperazione di Russell non era in conformità con lo scetticismo espresso in precedenza nei Saggi Scettici, dove diceva: “mi piacerebbe portare alla considerazione del lettore una dottrina secondo la quale non conviene credere ad una proposta quando non c’è nemmeno una base per supporre che questa sia vera” (Russell, 1928:1).

Russell era scettico nei confronti della religione, mentre non lo era riguardo alla psichiatria.
L’esistenza di una persona che crede di essere un uovo in camicia ne è un esempio.

Clive Staples Lewis (1898-1963), il celebre difensore cristiano, credeva nella religione ma non credeva nella psichiatria, benché nel suo famoso trilemma abbia citato anche lui l’uomo immaginario dell’uovo in camicia per giustificare la sua fede nei principi religiosi.

Possiamo credere alla divinità di Gesù, figlio di Dio, oppure vederlo come una persona pazza. Quest’ultima interpretazione è in evidenza tra gli accademici inglesi del ventesimo secolo, almeno a Cambridge. Cerchiamo dunque di capire questo miracolo psichiatrico moderno.

Durante un dibattito, Russell, il critico empirico, avrebbe potuto sostenere che non c’è modo di sapere quello che una persona è oltre a ciò che crede di essere – possiamo sapere soltanto quello che questa ci racconta, senza avere la certezza che quello che dice sia la verità. Il fatto che qualcuno creda di essere un uovo in camicia è una “allucinazione”. Una volta l’allucinazione più comune nei manicomi europei era quella di essere Napoleone. Oggigiorno, negli ospedali psichiatrici moderni americani la più comune è essere Gesù. Il fatto che la persona creda che la sua allucinazione sia vera oppure no, non ha importanza. Il modo più facile per spiegare questo atteggiamento sarebbe la bugia.

Russell ne parla nei suoi Saggi Scettici:

“Un uomo che abbia sofferto di umiliazioni inventa che è il Re di Inghilterra e spera di essere trattato con il rispetto che quel posto gli assicura. Però le altre persone non accettano e finiscono per escluderlo. D’altronde, se invece di valorizzare la propria grandezza egli valorizzasse la grandezza della nazione, della sua propria classe, oppure delle sue credenze, egli potrebbe guadagnarsi dei discepoli e diventare un capo politico o religioso”.

Le persone spesso fanno finta di essere ciò che non sono. Il palcoscenico viene denominato “interpretazione”. Quando qualcuno assume un ruolo spinto da interessi economici, imbrogliando altre persone, il suo atteggiamento viene definito “sottrazione di identità”. Così la persona è trattata come criminale, colpevole di frode e non come una persona pazza con false credenze.

Il pazzo che diceva di essere un uovo in camicia è un bugiardo, però se lo paragonassimo all’uomo di Nazareth che si diceva figlio di Dio, potremmo vederlo come un ebreo pazzo che esprimeva e trasmetteva un significato valido per lui stesso e per altri che noi non siamo capaci di recuperare.

Lewis ne ha parlato: “si può dargli dello scemo, sputargli addosso oppure ammazzarlo come un diavolo, però ci si può anche prosternare ai suoi piedi e chiamarlo Dio dell’Universo”.

Per l’uomo che dice di essere Gesù la “sottrazione d’identità” è una vicenda esistenziale. Per la psichiatria, questo uomo, sia esso Gesù oppure un pazzo che si prende per uovo in camicia, è una “miniera d’oro” economica ed esistenziale.

Per concludere, Russell e Lewis sono d’accordo sul fatto che non c’è bisogno di condannare o punire “la sottrazione d’identità esistenziale”. Basterebbe non aver nessun rapporto con la suddetta persona per preservarsene.

Thomas Szasz 

Traduzione di Denise Maia 


[1] frase usata da Russell e Lewis probabilmente allo scopo di denotare l’estrema irrazionalità di un folle immaginario (n.d.t.)
 


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