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Psichiatria: un ramo della legge

La medicina e la giurisprudenza, pur essendo due discipline indipendenti una dall’altra, interagiscono entrambe intimamente con le istituzioni sociali.

La medicina custodisce gelosamente la sua autonomia e si relaziona in modo paritario al sistema legale. La psichiatria al contrario subisce e si sottomette alla legge assecondando le sue richieste.

Qui di seguito verranno elencati alcuni esempi in proposito.

 Il 3 luglio 2006  Orin Guidry, medico e presidente dell’Associazione Americana degli Anestesisti, si è appellato ai suoi colleghi affinché si rifiutassero di assistere lo stato nell’attuazione  della sentenza di pena capitale tramite la somministrazione dell’iniezione letale. A questo proposito Guidry ha ricordato ai suoi colleghi anestesisti che “l’iniezione letale non è un anestetico. La società americana ha deciso di avere la pena capitale come parte integrante del sistema giudiziario e di attuarla attraverso l’iniezione letale. Il fatto che questa pratica sollevi delle questioni non è un nostro problema. Il sistema giuridico si è messo con le spalle al muro da solo e non spetta a noi tirarlo fuori dai guai”. A questo proposito Guidry ha  ricordato che il codice etico dell’Associazione dei Medici Americani dichiara che “un sanitario, come membro di una professione dedicata a preservare la vita laddove c’è la speranza che questa possa continuare ad esistere, non dovrebbe partecipare ad un’esecuzione legalizzata.  Guidry ha poi esortato l’associazione in questione, che conta qualcosa come 37.000 membri, a “non prendere parte alle esecuzioni capitali tramite somministrazione dell’iniezione letale, nemmeno se chiamati a farlo da un tribunale. Un tribunale non può modificare il codice etico sanitario al fine di poter perseguire i propri scopi”.

E’ evidente che molti, forse la maggior parte degli anestesisti americani si rifiutano di salvare il sistema giudiziario dalle conseguenze che la privazione della vita può comportare.

Privare le persone della libertà è soltanto uno dei gradini della scala dei torti che uno stato può legalmente infliggere a certi individui. Tuttavia, la maggior parte degli psichiatri americani ritiene che privare gli individui della propria libertà sia un privilegio professionale, ragion per cui insistono nel dire che la perdita della libertà a scopo psichiatrico costituisce una forma di cura medica per i detenuti. La rivendicazione di “fatto” medico va fatta risalire alla prima risoluzione della neonata Associazione Americana degli Psichiatri (APA, in seguito meglio nominata Associazione dei Sovrintendenti Medici per le Istituzioni Americane dei Pazzi) datata 1844: “Concludendo, è senso unanime di questa assemblea che il completo abbandono delle misure restrittive non rientra negli interessi del paziente psichiatrico”.

Da allora, gli psichiatri si sono attaccati al privilegio di imprigionare innocenti allo stesso modo in cui un uomo che sta per affogare si aggrappa al salvagente.

Gli psichiatri infatti non si stancano mai di affermare e ripetere il loro diritto di privare la gente della propria libertà. Nel 2005 Steven S. Sharfstein, presidente dell’APA, ha ribadito la propria missione professionale alla coercizione: “ Dobbiamo bilanciare i diritti individuali e la libertà con politiche finalizzate alla coercizione”. Il termine “finalizzate alla coercizione” sarebbe stato perfettamente in linea con il lessico nazista del tipo Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi) o Gnadentot (morte misericordiosa).

 Poiché le idee che espongo in queste righe si differenziano radicalmente da quello che la gente legge nei quotidiani o vede in tv, tendo a presentare sempre delle prove a sostegno delle mie affermazioni. Il lettore è libero di giudicare le informazioni e trarre le proprie conclusioni.

A supporto della mia opinione riguardo al fatto che la psichiatria abbia un insaziabile appetito nell’appoggiare il sistema giuridico nell’imprigionare gli individui che irritano e disturbano la società, offrirò le prove qui di seguito elencate.

 La storia delle leggi sulla salute mentale e della prassi psichiatrica dimostra che la reclusione a scopo psichiatrico non ha niente a che vedere con le cure psichiatriche.

Nel 1851 lo statuto dello stato dell’Illinois prevedeva che le donne sposate…potessero “essere ricoverate e trattenute negli ospedali su richiesta del marito della donna stessa…senza che vi sia un evidente segno di squilibrio mentale o di uno stato confusionale come invece si necessita per altri casi”.

Oggi il ricovero in ospedali psichiatrici di individui i cui casi non sono disciplinati dalla legge o contemplati dalle scienze psichiatriche, è legato al giudizio dell’opinione pubblica e alla necessità politica e sociale per cui si vuole impedire ai colpevoli di molestie sessuali di reinserirsi nella comunità una volta scontata la propria condanna.

Nel  1997 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato questa pratica costituzionale. Nella causa dello Stato del Kansas contro Leroy Hendricks, la corte ha dichiarato: ”Gli Stati hanno il diritto di utilizzare gli ospedali psichiatrici per confinare alcuni tipi di molestatori sessuali una volta che questi abbiano finito di scontare la loro pena carceraria, anche se i soggetti in questione non mostrano i sintomi tipici della malattia mentale”.

Nel novembre del 2005 il governatore dello Stato di New York, George Pataki finì sulle prime pagine per aver dato inizio ad “un programma amministrativo finalizzato alla reclusione a tempo indeterminato negli ospedali psichiatrici pubblici dei cosiddetti predatori sessuali”. Il programma di Pataki riaprì il caso sul sistema di salute mentale dello stato percepito come un  esercito di cui il governatore ne è il generale e  la fanteria, ovvero gli psichiatri, sono tenuti a rispettare gli ordini dei propri superiori.

“In qualità di cittadini, la maggior parte di noi dovrebbe sentirsi sicura nel vedere le persone giustamente incarcerate qualora abbiano commesso dei crimini”, ha detto in proposito Barry Perlman, medico e presidente dell’Associazione degli Psichiatri dello Stato di New York, “è preoccupante però che gli istituti di igiene mentale possano venire utilizzati per risolvere dei problemi che il sistema giudiziario non è in grado di gestire”. Perlman si comporta come se avesse appena scoperto che il sistema di salute mentale è un’arma del sistema giudiziario. Nonostante la sua scoperta però non suggerisce agli psichiatri, individualmente o come gruppo, di sfidare gli ordini del governatore.

I politici non hanno alcun tipo di illusione riguardo alla psichiatria: sanno che è un’estensione dell’apparato legislativo dello stato e la usano come tale.

Secondo un verbale: “Il governatore [Pataki] ha ordinato all’Ufficio di Igiene Mentale e al Dipartimento per i Servizi Correttivi affinché si spingessero al limite nella legge della restrizione involontaria poiché non poteva rischiare che l’assemblea rovesciasse la sua legislatura per un solo voto…Lo stato ha così  iniziato ad identificare i “sistemi di cura più appropriati” e ad assumere personale per curare questi pazienti…Ad oggi 16 stati più il Distretto della Colombia, hanno emanato delle leggi per permettere alle autorità di confinare negli ospedali psichiatrici i molestatori sessuali violenti, una volta finita di scontare la pena”.

 

Ospedali psichiatrici come prigioni

E’ importante notare che fin dal 1988 il Consiglio di Psichiatria e Legge dell’APA ha esplicitamente approvato l’uso degli ospedali psichiatrici come prigioni. In un documento datato 11-13 novembre 1988, il consiglio ha dichiarato: “ I pazienti psichiatrici che non richiedono più un trattamento psichiatrico attivo o che non sono trattabili possono comunque essere meglio seguiti in un ambiente psichiatrico…”

Va sottolineato che il prigioniero psichiatrico che desidera la libertà, viene trattato come se avesse il potere di discolparsi ma “non fosse capace di farlo”.  Non c’è quindi da stupirsi se gli psichiatri non vogliono essere trattati come carcerieri. Se chiamati a confrontarsi con la realtà che l’ospedale psichiatrico è una prigione e che loro ne sono i carcerieri,  inganneranno loro stessi e il pubblico che li ascolta parlando di “cura” .

E’ ovvio che finché il diritto, la psichiatria e la società definiranno i comportamenti distruttivi e autodistruttivi come malattie mentali, attribuendo il dovere di controllare le persone che esibiscono tali comportamenti agli psichiatri (il cui senso di responsabilità li porta a “rinchiudere e costringere”), la coercizione  rimarrà una caratteristica peculiare della pratica psichiatrica.

La definizione della psichiatria come quel ramo specifico della medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento delle malattie mentali è una gigantesca bugia. La psichiatria è un ramo della legge che unisce le caratteristiche del diritto penale, di quello civile e di quello familiare e la cui principale preoccupazione consiste nell’assicurare la tranquillità nazionale. 

 Thomas Szasz

Szasz, T.S. (2006). Psychiatry: A branch of the law. The Freeman 56: 18-20 (December).

Tradotto dall’inglese da Noemi Pierdica

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