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Associazione Europea di Psicoanalisi |
PSICOANALISI E CULTURA
Cinema e
psicoanalisi
(a cura di
Angelo Conforti)
Arte naturale e sincronicità (Antoine Fratini)
Questa sezione del sito è in corso di rinnovamento
LArte Naturale può essere giustamente definito un esempio particolare di applicazione del pensiero junghiano allarte. In questi anni di mostre, dibattiti e pubblicazioni il numero delle persone interessate allarte della Natura è andato via via aumentando fino a raggiungere proporzioni significative. Per questo è nato spontaneo in alcuni di noi lintento di offrire a queste persone la possibilità di riconoscersi in una nuova corrente artistica i cui limiti stilistici rimangono tra laltro molto ampi: si va da chi privilegia lo stato grezzo dellopera a chi preferisce invece imprimervi, come scrisse Max Ernst, "le tracce soltanto del proprio mistero", modificandone la conformazione in maniera più o meno marcata. Tutti però partono dallo stesso principio: il contatto ispiratore con la Natura e lincontro casuale con le sue forme. La novità non risiede tanto, ovviamente, nellinteresse per la Natura, quanto nel giungere a vedere nei suoi prodotti un tipo di bellezza che in certe circostanze può assurgere a dignità artistica.
Tali circostanze dipendono spesso dal significato legato al ritrovamento: durante le passeggiate capita dincontrare forme naturali che sembrano venire incontro al proprio stato danimo e apportare una risposta simbolica ai propri quesiti. Questo curioso e affascinante fenomeno di coincidenza significativa tra mondo interiore e mondo esteriore è stato chiamato da Jung "sincronicità". Ovviamente, questa non si verifica solamente nella pratica artistica, ma anche, per esempio, in campo clinico. Addirittura lesistenza di un principio di nessi acausali trova oggi un fecondo parallelo nella concezione non-localista e non-causalista della meccanica quantistica. Una grossa differenza tuttavia risiede nel fatto che, nel caso per esempio delle cosiddette "particelle gemelle" o "correlate" della fisica, la coincidenza degli stati avviene tra due o più entità fisiche poste a una distanza tale da rendere impossibile qualsiasi telemetria o collegamento causale, mentre la sincronicità implica una corrispondenza tra psiche e materia. Alla base di un tale collegamento ci sarebbero secondo Jung gli archetipi dellinconscio collettivo, tracce mnestiche sovraindividuali e universali che si perdono nelle origini più profonde della psiche. Lessenza degli archetipi sarebbe quindi psichoide: oltrepasserebbe la sfera psichica (pur manifestandosi in essa) fino a confondersi (in un misterioso "punto zero inesteso") con quella materiale.
Volendo proseguire il parallelo con la fisica quantistica possiamo paragonare le particelle che "scelgono" (secondo lespressione dei fisici) il momento in cui disintegrarsi nella radioattività agli archetipi che, in quanto fattori inconsci, "scelgono" il momento in cui manifestarsi alla coscienza.
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Benché le persone che praticano lArte Naturale per lo più non hanno famigliarità alcuna né con il concetto junghiano di sincronicità, né con il quantismo, molte appaiono vistosamente "prese" dalla particolarità del rapporto che sinstaura tra loro e quel "più grande di sé" chè la Natura e di cui arrivano a percepirsi parte integrante. Questa originale caratteristica legata al "sentire" è per lo più assente negli altri ambiti che predicano il contatto con la Natura, come lecologia o il naturalismo, dove invece si fa leva su valori razionali, come la preoccupazione per la quantità finita delle risorse terrestre, e dove il sentimento appare confinato in una sorta di oscura nostalgia per le origini. |
Nel suo piccolo, lArte Naturale propone un rimedio alla profonda frattura operata dalluomo occidentale fin dai tempi remoti tra Natura e Cultura. NellAntico Testamento vi è un passo della Genesi dove luomo, unico essere creato a immagine di Dio, viene esortato a "dominare" e a "soggiogare" gli altri esseri della Terra. Ora, secondo la critica del Ceronetti, anche se in realtà nella lingua ebraica i verbi radah e khavash avrebbero significati più soft ("premere" e "calcare") rispetto a quelli privilegiati dai traduttori della Conferenza Episcopale Italiana, tale passo fu decisivo nellinfluenzare il pensiero e latteggiamento da conquistatore privo di scrupolo delluomo occidentale. Nel secolo scorso, il pensiero freudiano ha, a mio avviso, ulteriormente contribuito ad alimentare la spaltung tra Uomo e Natura, e quindi tra Natura e Cultura, vedendo in questultima il prodotto di un conflitto inconscio insanabile sintetizzato nella concezione dellEdipo, la quale implica appunto il passaggio necessario delluomo dalla condizione naturale, o di "immediatezza pulsionale", a quella socioculturale (registro Simbolico). In questa prospettiva, il sentimento per così dire "olistico" di essere compresi in un tutto che trascende il proprio ego, cui ci si riferiva prima, non trova intendimento se non nel senso di un fantasmatico ritorno alla originaria condizione incestuosa.
Dal nostro punto di vista le cose appaiono diversamente. Anzitutto occorre tenere presente, al fine di capire cosa succede realmente nell'Arte Naturale, che allescursionismo corrisponde spesso, più a monte, una esigenza introspettiva. Si potrebbe paragonare la camminata ad una specie di rite dentrée inconsapevole atto ad accrescere la ricettività della persona verso linconscio. Orientandoci verso sé stessi, il massimo incontro cui si possa aspirare ad un certo punto del cammino è larchetipo del Sé, rispecchiato magari nelle forme della Natura. E il Sé, come scrive Jung in Aion, "può a volte comportarsi come unatmosfera che circonda lIo senza limiti spaziali e temporali ben definiti, donde i fenomeni di sincronicità così spesso associati agli archetipi". Credo tra laltro che il fascino particolare, numinoso, accordato anticamente a certi luoghi di culto come anche a certi capolavori artistici, possa derivare proprio da un simile rapporto sincronicistico con il mondo esterno. Ci si lega spiritualmente a luoghi, persone o cose che si incontrano sul proprio cammino perché marcano momenti particolari del proprio divenire. |
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Vorrei citare un paio di esempi atti ad illustrare la pratica dellArte Naturale. Il primo è tratto dalla mia esperienza personale. Allepoca mi interessavo particolarmente al simbolo della Pietra. Leggevo gli autori alchemici e ovviamente anche Jung, accumulando così una certa dose di sapere che tuttavia non mi soddisfaceva completamente. Decisi di trovare una pietra vera che potesse concretizzare limmagine ancora oscura della pietra che si era formata poco a poco in me.
Diverse volte mi recai sui monti dellalto Appennino parmense senza però trovare nessuna pietra che facesse al caso mio, nonostante ci fosse limbarazzo della scelta. La trovai invece casualmente appoggiata ai miei piedi, sulla collina più vicina a casa, meta delle mie passeggiate più quotidiane, e dopo aver conversato per più di unora con lamico di turno. Era lì, da ore o da sempre, pronta a salvarci dal nostro sterile filosofare. Era la res simplex, il sasso comune "calpestato nel fango dalle bestie da soma e dai greggi" degli alchimisti e dello Jung di Bollingen che tagliava la legna per il camino. Successivamente, esposi la pietra in una mostra, nel luogo più centrale della sala, attorniata, quasi nascosta, da piante ornamentali e accompagnata dal noto verso scritto dellalchimista Arnaldo di Villanova:"Qui sta la comune pietra,
il cui prezzo è assai modesto.
Quanto più è disprezzata dagli stolti,
tanto più è amata dai saggi"
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Il secondo esempio riguarda la storia di un crocifisso raccolto nella pianura padana da un anziano contadino, il quale da più di trentanni di pratica artistica ha letteralmente riempito la sua dimora di opere naturali di straordinaria bellezza. Mentre lavorava nei campi, il nostro amico notò una radice mezza nascosta nella terra. Non appena la disseppellì si rese conto che era un crocifisso, ma senza le braccia. Ci volle un notevole sforzo morale per una coppia di buon cristiani decidersi ad appendere un crocifisso dal materiale non proprio nobile come la radice, e per giunta senza braccia! Di tanto in tanto, passando accanto al crocifisso gli capitava di invocare il Signore scusandosi per lardito suo spunto e pregandolo di aiutarlo affinché non lo lasciasse troppo tempo in quel menomato stato. Finché un giorno inciampò di nuovo su un altro pezzo di radice perfettamente adatto per le braccia del suo crocifisso! |
Praticando lArte Naturale, si viene dunque a formare un rapporto molto particolare tra Uomo e Natura. Dal punto di vista della psicologia del profondo la cosa decisamente più interessante da notare è il decentramento dellinteresse della persona dal suo ego a qualcosa di trascendente in cui si sente compresa. Risulta piuttosto chiaramente come in quella occasione la Natura venga ad assumere una valenza simbolica assimilabile allarchetipo del Sé. Lego dellartista, infatti, quasi si annulla o per lo meno passa volutamente in secondo piano per lasciare il ruolo di protagonista alla Natura. Ora, se si pensa alla situazione dellarte contemporanea, dove basta "essere un nome" per potersi permettere di esporre qualunque cosa, e quindi a tutte le esagerazioni che la caratterizzano (il puntino nero sullenorme parete bianca, lombra del lampadario, la lattina di coca-cola, le macchie di pittura sulle pecore come nel film Le vacanze intelligenti con Sordi ), siamo portati ad interpretare la comparsa dellArte Naturale come lespressione, in campo artistico, di un fenomeno inconscio di compensazione rispetto allandamento dominante nellarte moderna, così come nellintero spirito dellepoca, essendo larte in genere una cassa di risonanza per questultimo.
Lo stesso Jung, in un passo della sua autobiografia, mostra un chiaro penchant verso la pratica di cui stiamo parlando. Nel periodo di disorientamento che seguì alla rottura con Freud e allallontanamento dalla teoria psicoanalitica classica, Jung si mise ad ascoltare le sue fantasie per capire dove lo avrebbero portato. Queste lo spinsero a realizzare costruzioni di pietre, come fanno i bambini, raccogliendo sassi dalla riva del lago vicino a casa sua. Era diventato col tempo quasi un rituale, ed egli lo praticava con impegno sebbene inizialmente quasi se ne vergognasse. Ad un certo punto le cose rimasero ferme perché egli non riusciva a capire come fare laltare da ubicare nella chiesetta che stava costruendo. Finché casualmente simbatté in una pietra rossastra dalla forma piramidale: era laltare!
Episodi di questo genere non capitano di frequente, ma non sono nemmeno rari. Con una certa disposizione danimo, cioè dopo essere riusciti a relativizzare la distanza tra coscienza e inconscio e quindi anche tra i mondi interiore ed esteriore, la Natura sembra particolarmente disposta a toccarci nellintimo attraverso lo spettacolo delle sue forme.
webmaster: Angelo Conforti