Fidenza PsicoFestival
Psicoanalisi e dintorni
 


II Edizione / Maggio 2006

Anticipazioni


Una magnifica umanità miserabile

 Parte Prima: VEDERE 

Concetti e Autori di Riferimento

Trattando della televisione si rischia di dire cose già dette, e in forma autorevole, da altri. Per questo prendo atto delle analisi di esperti, critici e giornalisti che si trovano nel sito internet della AEP, in gran parte chiaramente riassunte da Angelo Conforti in “Reale e virtuale. Piccolo contributo ad una psicoanalisi della televisione”. Spero che tutti le abbiate lette.

Ma l’intento della mia analisi è di comprendere e di far comprendere ciò che sta accadendo sotto il profilo antropologico e psichico.

 "La realtà sorge nello spettacolo, lo spettacolo è reale. Questa alienazione reciproca è l’essenza della società" (Guy Débord, La società dello spettacolo, 1967).

"La diretta, live, sostituisce la vita, life" (Paul Virilio,  2005)

"Se si volesse esporre questa problematica nei termini dello psicoanalista francese Jacques Lacan, si potrebbe dire che il rigetto del simbolico implicito nella reality tv non avrebbe portato al reale, ma al dilagare dell’immaginario, cioè di quella dimensione caratterizzata dall’inganno e dal narcisismo" (Mario Perniola, 2005)

Da: Angelo Conforti, "Reale e Virtuale" (Luglio 2005)

Débord descrive con lucidità… l’inarrestabile tendenza che spinge anche le più elementari e primarie esigenze della vita umana a conformarsi all’ambiente, alla moda, al costume, a divenire pura apparenza, priva di sostanza intima e spirituale.

linguaggio cinematografico… forma di comunicazione capace di ottenere sul pubblico un notevole impatto emotivo, un potente effetto psicologico di immedesimazione nella realtà rappresentata.

Jean-Louis Baudry (1970), rifacendosi a Lacan, istituisce un’analogia tra Schermo e Specchio e ritiene che nel corso della proiezione cinematografica si possa realizzare un processo di identificazione tramite il quale lo spettatore vive “in prima persona” la vicenda del film, con tutte le emozioni che essa suscita. Posto di fronte allo “Schermo-Specchio”, egli riflette se stesso nelle vicende rappresentate e vi si identifica o immedesima, riconoscendo come proprie le emozioni suscitate dalla vicenda e ponendosi nell’inconscia predisposizione atta a scambiare per reale ciò che è fittizio, a “vivere” le emozioni e le situazioni di una vita virtuale.  

Film come finzione. T.V. qualcosa che sta accadendo in quel momento… la TV crea o simula una situazione di comunicazione reale con lo spettatore. Come ha rilevato Gualtiero Pironi (1981: 81) in televisione il soggetto delegato all’enunciazione “ci porta dentro alla scena”, …

“catturare il maggior numero possibile di spettatori per il tempo più lungo possibile” (Jensen, 1995) … notevole … potere di controllo del mezzo sullo spettatore: rovesciamento del rapporto tra reale e virtuale.

Ai telefilm, sceneggiati, telenovelas, soap operas, Eco aveva conferito la nobile definizione di “saga”: un’interminabile successione di puntate, che consentono agli spettatori di seguire “in diretta” gli sviluppi di una serie di vicende, intorno alle quali ruotano un discreto numero di personaggi tra loro legati da rapporti familiari, affettivi, d’affari, ecc… accadimenti di persone di propria conoscenza, quasi dei vicini di casa. Con questo tipo di prodotti siamo ad un passo dalla nascita del reality show vero e proprio. La finzione si presenta come realtà e chiede di essere scambiata per tale… la vita che deve assomigliare alla televisione e non viceversa.

Reality Tv … La mutazione della Tv da mezzo di presentazione della realtà a realtà essa stessa, più concreta, vera e desiderabile di ogni altra si è sviluppata con la mediazione di alcuni sottogeneri di cui ricordiamo i principali: attraverso l’Emotainment (programmi che mettono in scena le emozioni e i sentimenti più intimi della gente comune) e il Celebrity Show… per Galimberti (2005) ha come risultato l’omologazione totale al conformismo imperante, l’annullamento di ogni interiorità e autenticità individuali in nome del mito dell’adattamento sociale (che altro non può significare se non rinuncia ad essere se stessi). 

…lo spazio sempre più ampio riservato ai codici analogici è contemperato e dialetticamente controbilanciato dal tradizionale ricorso ai codici sequenziali, … solo un sistema scolastico altamente qualificato può garantire che si forniscano agli attuali e futuri telespettatori gli strumenti idonei per coltivare quella capacità critica, quella competence, che sola può metterli in grado di sfuggire ai modelli comportamentali di massa e sviluppare quel bisogno di autenticità,

Gli studi di Lull sottolineano che lo spettatore non può essere considerato solo un ricevente passivo, ma deve essere visto come una persona che si prefigge fini,…

…il senso della vita non consiste nell’apparire in Tv.

 

Il Racconto come Via dell’Eroe

Per migliaia di anni non c’era la televisione. Però c’erano i racconti, leggende, novelle e fiabe.

[continua...]

Roberto Bani


La société du spectacle

«Video ergo sum». L’image…Premier écran symbolique entre soi et le monde et incarnation du passage de la nature à la culture.

L’image est omniprésente dans nos sociétés modernes : elle est placardée sur les murs, dans les salles de cinéma ou encore à la télévision. Elle peut donc prendre différentes formes et viser plusieurs objectifs :

En revanche, son mécanisme est simple : faire rentrer le spectateur dans l’image. Nous verrons comment le créateur d’image s’y prend pour attirer le regard et l’être entier du spectateur.

En tout état de cause, les images ne sont pas sans impact sur l’individu touché en plein cœur et dans son inconscient.

L’image ainsi, fait partie intégrante du processus de communication où se dessine le trio : émetteur/message/récepteur.

Il sera donc intéressant de mettre en exergue la société du spectacle, la société de consommation et enfin la société de la censure.

 [continue...]

Natacha Carbonne



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Archivio I Edizione Ottobre 2005