Fidenza PsicoFestival
Psicoanalisi e dintorni
 


II Edizione / Maggio 2006

Conferenze

Video ergo sum: dal reale al virtuale reale... morte dell'uomo e resurrezione di un mito

Conservo una antica emozione... una prima cinematografica, la davano al cinema San Marco di Venezia era un cartone animato della Walt Disney , titolava pressapoco così: "Le avventure di Peter Pan", ricordo che lo potei guardare per ben due volte grazie alla pazienza di mia madre!

Ripensandoci, oggi credo che forse anche lei in parte quanto meno inconsciamente, apprezzò quella pellicola che rappresentava un tuffo nell'infanzia, nella fantasia, un sano distacco dalla quotidianità.

E che cosa rappresenta lo spettacolo, il cinema, il teatro, i concerti non sono forse questi dei veicoli che ci permettono di far traghettare l'anima dal consueto verso il fantastico, attraverso i nostri sensi noi percepiamo qualcosa che va ben oltre a ciò che si sta rappresentando, lo spettacolo funge da amplificatore e catalizzatore del profondo, i nostri sentimenti, le nostre aspirazioni, gioia, passione, commozione! che consolante liberazione...

Emotivamente stimolati e inebriati, ci allontaniamo per poi ritrovarci ancora più autentici, figli di questa nostra umanità che nel presente spesso si appesantisce, ma alla quale sovente basta un piccolo volo verso "l'isola che non c'è", per ristorarsi e poter poi ricominciare!

Io credo che questo equivalga al buon bicchier di vino che ci consigliano i cardiologi per prevenire certe patologie coronariche; esistono però anche i grandi bevitori e ancora oltre gli etilisti, che trasformano il sano bere in una dannosa dipendenza!

Per i video-dipendenti il discorso si sposta di molto nella forma ma non nella sostanza e neppure nella ritualità!

Va precisato che nessuno entra in "Matrix" esprimendo una volontà del tipo qui e adesso, ma è "Matrix" che ti cattura lentamente...

Ma ciò come accade?

Mi sentirei di usare la metafora delle nostre truppe, dei nostri alpini inviati in Russia con le scarpe di cartone, sconfitti in una terra che non era la loro, senza una motivazione, coinvolti in un conflitto assurdo, durante la ritirata venivano attaccati dai cosacchi e umiliati dalle truppe "alleate", meglio equipaggiate e soprattutto non a piedi ma sui camion.

Una sproporzione in mezzi e situazioni non certo incoraggiante, sfiniti nel loro lento quanto sofferto incedere, affranti ed affamati, molti si lasciavano sedurre dalla stanchezza risucchiati si abbandonavano ad un meritato riposo che però in quella circostanza, avrebbe rappresentato una morte certa.

Troppa la fatica o poco resistente l'uomo?

Nello specifico molto dipendeva dalla soggettività, la selezione naturale, le motivazioni intrinseche una tipica rappresentazione dello spartiacque che separa l'Eros da Thanatos.

Anche per la video dipendenza esistono certamente delle categorie a rischio, esistono fasce che per cultura, situazione sociale e personale, risultano essere maggiormente esposte.

Coloro infatti che sono più soddisfatti in ambito lavorativo, sentimentale, familiare, quelli (per citare quanto affermava uno dei più noti psicologi americani: James Williams) che hanno meno discrepanze tra il sé reale ed il sé ideale, sono sicuramente più tutelati, ma soprattutto quanti hanno esperenziato e preso coscienza accettandolo, il vivere reale e che quindi risultano più strutturati in quanto hanno accolto la realtà del quotidiano e con la stessa si sono conciliati, attenzione ma non da quest'ultima schiavizzati! né la combattono né la rifiutano ma la cavalcano, qualche volta vengono disarcionati, ma sono pronti a rialzarsi e a risalirvi in groppa.

Dall'altro lato c'è invece una parte di umanità, i soggetti che sono stati sedotti da una realtà ideale ma sicuramente ingannevole!

Un termine che non posso non collegare alla pubblicità forviante che ci propinano, pensate alle cucine quando le reclamizzano le rappresentano in superfici così estese da occupare almeno lo spazio di un comune bilocale, ma quanti se le potrebbero permettere? molto pochi! ma se ci chiediamo quanti la vorrebbero o peggio ancora quanti sono vittime di immagini ricche solo di messaggi frustranti! la risposta diventa allora molti di più!

E quelle famiglie dove i genitori trentenni bellissimi in abitazioni dove c'è di tutto e di più con due splendidi bambini e tutti inevitabilmente sorridenti e incuranti del tempo intingono il biscotto nel latte?

Ma da quale realtà provengono?

1) a trent’anni sei fortunato quando hai un lavoro precario
2) i maschi poi a quell'età non ci sentono molto ad assumersi la responsabilità di una famiglia
3) i figli quando tutto va bene sono al massimo uno, basta e avanza
4) gli alloggi fortunati quelli che vivono in 70 mq
5) nessuno al mattino ha il tempo di intingere il biscotto con tanta tranquillità e con il sorriso idiota stampato sul volto ...siamo sempre in ritardo!

Si pubblicizza tutto utilizzando false realtà o quanto meno estreme: abitazioni, automobili, situazioni...tutto gonfiato ed esageratamente opulento e ai più irraggiungibile, intriso di un lusso ostentato quanto malsano!
E tutto per promuovere prodotti dozzinali che useremo noi, ma nei nostri contesti alquanto ridimensionati.

Questo è veleno, che quotidianamente viene versato nelle nostre case!

Da queste menzogne che il grande padre mediatico ha creato si rappresenta ciò che tu dovresti essere, fare ed avere, ma si percepisce un solo grande messaggio: tu non sei ok!

E allora quale antidoto, cosa dovrei fare per essere accettato?

Ma è semplice, figlio mio, entra nel Matrix!

Quale meravigliosa opportunità ci viene offerta! ma come si entra in questo mondo? quale soglia bisogna varcare? dove è situato questo portale che ci attira come il canto delle sirene, seducendoci prima, per rubarci l'anima poi?

Il fatto più sconcertante consiste in questo: non lo si vede, non lo si trova questo "varcare la soglia" è impercettibile è come se una sorta di nirvana ti avvolgesse e la volontà cosciente e razionale ti venisse sottratta!

L'io si proietta nel virtuale, dilatandosi e spersonalizzandosi, diventando un tutto indivisibile una pericolosa regressione che rasenta nell'adulto la psicosi, rivivendo cioè l'esperienza tipica del bambino prima dei due anni, dove ancora non ha preso coscienza di sè, delle sue forme, del suo distinguo, dei suoi volumi, ma si sente un tutt'uno con ciò che lo circonda e di conseguenza esiste nel tutto come il tutto, come Dio!

Quando esce dal virtuale il singolo, riprende percezione di sè, ma di un sè impastato fatto di immagini e di sogni latenti, non slegato, ma collegato ai vissuti virtuali, che non smettono di accompagnarlo, all'inizio consciamente e inconsciamente poi, tra uno stacco ed una successiva immersione nel "Matrix".

Ma alla fine che tipo di percezione di sé coglie? coglie un'immagine che tenta di sovrapporre ad una dei tanti eroi nei quali si proietta diventando anch'esso un personaggio una sorta di goffa caricatura sorretta da un'illusione e da molte aspettative mancate. in un caleidoscopio di termini che rimandano come immagine: bello, figo, giusto, sei ok, ecc.. ma appena la luce si attenua e il silenzio incalza, viene colto dall'accidia una sorta di demone meridiano, tipico esempio delle angosce cui andavano soggetti i monaci medioevali, che in questo caso rappresenta il conflitto fra l'io virtuale del quale si nutre e il rimasuglio dell'io reale che disperatamente tenta di riemergere per non scomparire!

Purtroppo risulta essere una lotta impari, una sorta di situazione "uroborica", tipica cioè del serpente che si morde la coda e allora per tentare di sopravvivere è costretto a rinnegare il sé reale, fino a quasi sopprimerlo in quanto incapace di sopportare l'urlo dell'anima, e risorgere come un eroe dei fumetti, una sorta di mito fatto da pezzi di sbiadite fotocopie, rappresentanti personaggi nei quali si è proiettato, nei quali si identifica, un corpo che incarna un puzzle di immagini, dove la mente beneficia del solo privilegio biologico come appartenenza mentre il vissuto, l'esperenziato, ha ceduto il passo a ciò che reale non è, a questi nuovi personaggi di cui il nostro uomo si è nutrito per diventare un mito.
 

Fidenza, Fidenza PsicoFestival, 27 maggio 2006

Gianpaolo Crovato



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