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Protagonisti
Giovanni Allotta

Convegno dell'Associazione
Europea di Psicoanalisi
“L’importanza dei sogni in psicoanalisi”
Intervengono anche: Antoine Fratini (Fidenza), Angelo Conforti
(Fidenza), Gianpaolo Crovato (Venezia), Licia Vasta (Bologna), Fabrizio
Ioppolo (Roma), Roberto Bani (Firenze), Paul
Duponchel (Montpellier).
Piazza Garibaldi
Sabato 26 Maggio 2007 ore 10-13
LO SPECCHIO DEI SOGNI
1
Cappello
Scopo di questa dissertazione è di porsi il quesito se prima di Sigmund Freud, vi è stata già una cultura in grado di ravvisare, con una certa evidenza, che il sogno fosse l’effettuazione dei desideri.
L’argomento è pertinente considerato che l’assioma che Freud propone come fondamento della sua teoria è che il sogno è la realizzazione allucinata dei desideri.
Una definizione inconfutabile, ma che riportata così, apparirebbe come un’affermazione mai intesa storicamente prima. Gli antichi sapienti ebrei, invece, ben conoscevano che i sogni erano, in gran parte, il risultato dei desideri del cuore[1].
Il cuore, per gli antichi studiosi semiti[2], era la sede appropriata dove convogliavano tutte le tensioni affettive. Tali eccitazioni, anche d’istanze emozionali complesse, richiedevano anche altre vie di realizzazione o di sfogo, al fine di mantenere una stabilità emotiva per l’equilibrio psicofisico in generale.
Questo, certo, non toglie a Freud il primato e il merito d’aver indagato, scientificamente, proprio in quella sede inquietante. è fuori dubbio, anche, che solo lui riuscì, esplicitamente, ad analizzare il sogno, sopratutto attraverso la metodologia delle libere associazioni[3], detta anche La regola fondamentale della psicoanalisi.
Con il suo metodo chiarì razionalmente la natura irrazionale dell’inconscio scoprendo ed elencando le sue, fino allora, incomprensibili leggi. Queste complesse dinamiche enigmatiche dell’inconscio erano anche la causa intrinseca di reazioni palesemente patologiche, vere affezioni psichiche e somatiche che furono classificate poi clinicamente con il termine di psiconevrosi[4].
Questa dissertazione, però, vuole di proposito far risaltare come autentico enigma il comportamento accademico, che spesso passa inosservato, e che «il padre della psicoanalisi»[5] usa far volentieri in più occasioni.
E’ perciò interessante soffermarci su una sua svista, in tema dell’interpretazione dei sogni, che fatta proprio da lui crea un legittimo sospetto.
Ci si chiede: Ha forse egli rimosso[6] il fatto pertinente che il profeta Daniele, nella cattività babilonese, sapeva di certo che il sogno era soprattutto dettato dai desideri del cuore[7]?
Non è per niente accettabile una simile distrazione da parte di Freud perché, egli assieme ai suoi primi seguaci psicoanalisti, era un esperto meticoloso dell’ampia letteratura biblica[8].
Il libro di Daniele non era di certo ignorato da quegli insigni studiosi.
Non è stato, dunque lui, l’unico in assoluto a scoprire quest’importantissima realtà riguardo al suo assioma inconfutabile, sull’Interpretazione dei sogni.[9]
In tutto il suo meticoloso trattato sull’interpretazione dei sogni, Freud, non pone neanche un cenno sul testo di Daniele. Indica, tra i diversi, anche uno dei fondamentali interpreti di sogni: “Giuseppe”, in Egitto”,[10] non trascura neppure la raffinata opera sui sogni di Artemidoro di Daldi (II secolo d. C.). Nulla parla, invece, sul secondo e più importante interprete dei sogni e visioni, che è il profeta Daniele![11]
Il rendiconto per questa sua inavvertenza si farà risentire. Grazie proprio ad una successiva scoperta dello stesso Freud, che è quella de «il ritorno del rimosso», che si ha qui ragione di trarne la dovuta conclusione.
Perché ha omesso di citare proprio Daniele, il suo predecessore, anche se non psicoanalista, ad essersi espresso con altrettanta autorità, (circa 400 anni prima di Cristo) che i sogni sono [anche] la realizzazione dei desideri del proprio cuore?
In altri termini, ciò che provoca quest’ipotetica riflessione, è il fatto che Freud non ritrovi proprio nella fonte della sua cultura d’origine, quindi nell’antesignano del suo popolo,[12] che il sogno è in diretta relazione con i desideri del sognatore[13].
Questa [insolita] trascuratezza d’aver, proprio lui, sorvolato la sapienza talmudica in generale[14], e il testo di Daniele in particolare, lo porterà ad “una confessione semi nascosta”, proprio alla fine della sua vita.
Freud nella sua ultima e importante opera[15], un’opera che gli costò non indifferenti conflitti interiori che esteriori, fa riemerge una parte del suo rimosso. Si tratta del L’uomo Mosè e il monoteismo; ecco che inaspettatamente attraverso una frase, riporta un’espressione tipica (sosteniamo che gli sia per così dire scappata) e che viene naturale di chiedersi: ma da dove l’ha presa? Si tratta proprio di una singolare espressione che rivela l’intero contesto del suo “antecedente” non detto!
In merito, dunque, alla sua esposizione circa l’ipotesi egizia di Mosè scrive: « […] quanto più sono significative le cognizioni in tal modo acquisite, tanto più si sente il bisogno di tutela, per non esporle, prive di una solida base, all’attacco della critica del mondo esterno come una statua di bronzo dai piedi di argilla.»[16]
Emerge, perciò, quasi dal nulla, o coperto da un ragionamento appartenete ad una logica d’intenzione intellettuale diversa, proprio il fatidico elemento che costituiva l’oggetto e l’enigma del contenuto del sogno del Re Nabucodonosor e che il profeta Daniele [Il saggio d’Israele nell’esilio di Babilonia] doveva interpretare.
La statua di bronzo con i piedi d’argilla era il contenuto manifesto del sogno del Sovrano. Daniele, prima di svelargli il contenuto latente[17] gli espone con una disamina sbalorditiva, seppure assai condensata, tutta la conoscenza, di quell’epoca, delle metodologie interpretative oniriche esistenti.[18] Include quelle di maghi, quella degli indovini, quella degli psicologi e quella dei teologi.[19] Ovviamente, si deduce, che la tipica interpretazione psicologica, già di allora, era quella di considerare il sogno come la realizzazione dei desideri del cuore .
2
Considerazioni
IL SOGNO E’LA REALIZZAZIONE [ALLUCINATA] DI UN DESIDERIO!
1. Jacques Lacan ha giustamente affermato che: l’inconscio è strutturato come un linguaggio. E’ stato questo un sintetico ma imparagonabile modo di far capire che tutto ciò che sotto giace alle scoperte psicoanalitiche è un problema di decodificazione del linguaggio. Solo attraverso il linguaggio e le sue dinamiche è possibile decifrare il linguaggio apparentemente illogico dell’inconscio.
Chiaramente e sorprendentemente Jakob Lessing[20] nel suo testo La maledizione del profeta, afferma che ad un certo punto Freud si accorge di dover affrontare una patologia del sistema nervoso che non aveva una risoluzione fisiologica, l’affezione psichica, è qualcosa che oltrepassa i confini della fisiologia. La psicologia accademica degli anni 90 dello XIX secolo era una psicologia fisiologica, fondata dal Wundt. Freud, in pieno clima culturale del positivismo si trova, in sostanza, a dover rinunciare al microscopio, poiché era uno strumento impotente per affrontare la “sostanza” della psiconevrosi.
Il suo Progetto di una psicologia (1895) tentava di spiegare un tipo di psicologia per neurologi, ma l’opera non si sviluppò proprio come avrebbe voluto, né più ne parlò in seguito. Era stato il suo un tentativo di rappresentarsi i processi psichici in maniera quantitativamente determinata; rappresentava la sua ambita pretesa di poter inserire la psicoanalisi tra le scienze naturali.
Freud si rese conto, nel contesto delle scienze illuministiche, che elementi come l’anima e la parola non erano suscettibili all’osservazione d’alcuno strumento quindi come render scientificamente percepibili l’animo e la parola?
La parola era esattamente l’unico strumento che poteva sostituire il microscopio. La parola solamente era utile per raggiungere e comprendere i reconditi significati dell’animo umano. Nel trattamento psichico, sotto intitolato trattamento dell’anima, (1890) Freud specifica: «La personalità del medico stesso si creò una reputazione che derivava direttamente dalla potenza divina, giacché ai suoi inizi l’arte terapeutica era nelle mani dei sacerdoti.» [ Freud, Op. 1, p. 101]
Come da documentazioni comprovate, Freud, fin da bambino apprese dalla lettura biblica. Non fu esclusivamente questa la fonte delle sue amplissime conoscenze letterarie. Egli stesso però, in più parti evidenziò quanto tale lettura biblica gli fu utile come metodo d’indagine, particolarmente importante per l’interpretazione dei sogni.
Per ogni esegeta di Sacra Scrittura non è un fatto sorprendente che la Bibbia usi una tecnica letteraria anche particolarmente indicata per descrivere gli stati psicologici dell’uomo, rivelandone sia i moti pulsionali sia sublimi cui il suo comportamento manifesta.
L’autore dei sacri testi non ha il fine di soffermarsi sul particolare psicologico dell’uomo come fine esclusivo a se stesso, il suo intento è di affrontare comunque gli stati psicologici dell’essere umano, però attraverso un’ottica che lo colloca nel piano soprannaturale, che è di pertinenza teologica.
Questo fatto pertinente tuttavia non deve fuorviarci. La Bibbia, di là del suo fine specificatamente religioso è comunque un testo che ci mette di fronte a stili letterari e ad un’essenza di sapienze e di culture svariate ed assimilate che fanno risaltare una conoscenza psicologica per niente sottovalutabile.
Vale la pena ripetersi: oltre l’esegesi e l’ermeneutica rabbinica, e al di fuori della costruzione puramente teologica, i testi sacri sono il frutto di una sapienzialità ebraica d’alto valore intellettuale e premessa ermeneutica indubbiamente utile al procedimento scientifico freudiano, che ha giovato in particolare proprio nell’interpretazione dei sogni. Diversi studiosi attuali non negano l’influenza anche fondamentale che ebbe su Freud il valore del suo retaggio culturale.
Per quanto il tutto può sembrarci paradossale la situazione, è allo stesso tempo palese. Paradossale perché proprio sotto l’influenza delle scienze illuministiche, le psiconevrosi non sono per niente state risolte dalla medicina accademica ufficiale. Neanche prese in considerazione. Palese perché Freud, nel XIX secolo dà una svolta singolare e rivoluzionaria trovando l’ adeguata dimensione e l’espressione della psicologia del profondo umano. Non sorprende più, anche se il tema di psicoanalisi ed ebraismo è un problema tuttora che risolto, che Freud molto deve all’indole della cultura talmudica dei suoi antenati il metodo utile per decodificare gran parte degli enigmi del comportamento umano. Il tutto ha saputo rapportarlo attraverso l’ausilio della metodologia scientifica della sua epoca che gli ha offerto lo schema e quindi la possibilità di trasformare quel sapere in un tentativo di codificazione scientifica, in gran parte raggiunto e in parte invece non conseguito.
2. Il sogno come realizzazione [allucinata] di un desiderio
Anni fa mi accade per caso di porre lo su un passo biblico, esattamente sul profeta Daniele e rimasi assai sorpreso di quello che andavo via, via leggendo. Terminata la lettura esclamai, in me stesso: si tratta quasi di un antico simposio sul sogno di tratto psicoanalitico da un colto ebreo Beltsciatsar (Daniele)[21] svoltosi nella città di Babilonia davanti ai Sapienti della stessa città, e a tutta la corte del re Nabuccodonosr, per analizzare il famoso sogno della «STATUA DI BRONZO CON I PIEDI DI ARGILLA».
Riporto:
«Il mistero che il re ricerca di conoscere, né saggi né incantatori, né maghi, né astrologi possono svelarlo al re. [Ma esiste nel cielo un Dio che rivela i misteri, ed Egli ha voluto far sapere al re Nabuccodonossor ciò che diverrà nei giorni avvenire]: ecco il tuo sogno e la visione della tua mente sul tuo letto […] Ti salivano i tuoi pensieri sul tuo letto […] e tu conoscessi i pensieri del tuo cuore.» [Testo ebraico; Dn, 2, 27-30]
«Il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi, né da astrologi, né da maghi né da indovini; [ma c’è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha rivelato al re Nabucodonòsor quel che avverrà alla fine dei giorni]. Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi nel tuo letto. O re, i pensieri che ti sono venuti mentre eri a letto riguardano il futuro […] ma perché ne sia data spiegazione al re e tu possa conoscere i pensieri del tuo cuore». [Testo della Settanta; Dn, 2, 27-30.]
Facendo molta attenzione al contesto, che descrive tutta la situazione del testo inerente quest’interpretazione che Daniele fa della <<statua>> si viene anche a sapere che il profeta intende apertamente giustificare l’incapacità della spiegazione del sogno da parte dei dotti caldei, in quanto non potevano assolutamente essere in grado di intendere né spiegare una visione profetica. Questa spiegazione poteva essere indotta e tradotta solo attraverso un’ispirazione di Dio per mezzo di un profeta, e non da comuni sapienti. Quei dotti, dobbiamo comprendere, che potevano solo riuscire in interpretazioni di sogni normali e non certo, di visioni profetiche.
Interessante è la chiara distinzione che nel testo viene fatta tra la natura del sogno e quella di una visione divina e come quest’ultima non possa venir confusa.
3. A proposito, ancora sul cuore, che esso sia la sede anche dell’agitazione delle pulsioni negative si può ricorrere anche al testo del Vangelo:
« […] Anche voi siete ancora senza intelletto? […] ciò che esce dalla bocca esce dal cuore (!) Questo rende immondo l’uomo, dal cuore infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo» […]. [ Dal testo greco; N. T; Mt. 15, 16-20.].
Troviamo in queste brevi frasi del Nuovo Testamento che ciò che qui viene definito come <<propositi malvagi>> altro non si tratta che un’autentica ed esemplare metafora di tutti quegli elementi istintuali e passionali che giacciono nell’inconscio e cercano la via alla realizzazione onirica (mascherata) oppure a quella vera e propria degli atti distruttivi dell’uomo.
Si ribadisce che dobbiamo lasciare il discorso teologico ai teologi, la morale, con tutto rispetto, agli studiosi d’etica.
Noi dobbiamo, però, accorgerci, quanto dalla metodologia dell’esegesi biblica all’infuori della ricerca specificatamente religiosa viene a far parte dell’accorgimento interpretativo freudiano.
Basta richiamarsi anche alla nota 8 e 18, a pie pagina di questa stessa dissertazione. Non bastante ciò ricorriamo alle stesse parole di Freud: «Nell’interpretazione del sogno abbiamo accordato lo stesso apprezzamento ad ogni sfumatura dell’impressione linguistica presentata dal sogno, anzi, quando ci veniva presentato un testo assurdo o lacunoso, come lo sforzo di tradurre il sogno nella giusta formulazione non fosse riuscito, abbiamo rispettato anche queste manchevolezze dell’espressione. Per farla breve abbiamo come un testo sacro ciò che a detta degli studiosi sembra essere un’improvvisazione in un momento di imbarazzo.» [Freud, op., vol. III, pp. 469-70.
Lo studioso e psicoanalista attuale David Meghnagi[22], infatti, sottolinea: «In un’epoca che aveva perso il senso delle Scritture, ma ne aveva conservato le tecniche di lettura , Freud Assume i lapsus e gli atti mancati come resti cui risalire a una verità personale e storica che chiede ascolto. Il sogno e il sintomo sono per lui un testo sacro , la Torah da interrogare e da cui farsi interrogare.».
Infine possiamo anche citare il celebre psicoanalista, di seconda generazione, che rientra subito dopo la seconda guerra mondiale a far parte della psicoanalisi americana, Erich Fromm. Nel suo libro, Il linguaggio dimenticato [Garzanti 1951, p. 14] riporta: «Il Talmud dice che i sogni non interpretati sono lettere non aperte.»
5. Per rimanere ancora in tema, soprattutto della conoscenza, diciamo pure –ormai- anche strategica della conoscenza psicologica nella Scrittura e non invece il tentativo di voler “tirar per i capelli” una teoria piuttosto che un'altra, possiamo ricorrere ad un altro esempio.
In Genesi, nel caso della tentazione omicida di Caino nei confronti del fratello Abele leggiamo:
« Il Signore disse a Caino: perché ciò ti è rincresciuto, perché sei rimasto abbattuto? Se agirai bene potrai andare a testa alta, ma se non agirai bene il peccato sta in agguato alla porta, esso ha desiderio di te, ma tu puoi dominarlo.».[Gn, 4;6-7, Testo ebraico)
Purtroppo sarebbero assai cose da dire su queste altre spedite frasi, ma è necessario tralasciare alcuni argomenti, tra cui tutto un discorso edipico da farsi su quest’argomento del primigenio fratricidio. S’intravede in questa situazione narrativa come s’ intende l’esistenza delle pulsioni d’invidia rimosse che possono trasformarsi nel desiderio di uccidere. Questo desiderio, in parte conscio, ha tuttavia, in potenza delle alternative. La soluzione dell’elaborazione onirica nella rappresentazione del sogno; la possibilità di dominarlo attraverso l’istanza del Super Io, magari attraverso la rimozione oppure la realtà tragica che in definitiva si realizza: l’acting aut della pulsione omicida che, in questa narrazione, si è fatta, appunto, azione concreta.
6. Tutti questi argomenti possono essere sufficientemente convalidati come quel aspetto letterario fondante che fa intravedere effettivamente la dinamis che sta alla base specialmente dei suoi scritti non medici che lo portano a disegnare la prima sua topica sull’apparato psichico: inconscio, preconscio, coscienza, che già Freud tesse sopratutto nel suo Il motto di spirito e che troverà collocazione definitiva nel VII capitolo de L’interpretazione dei sogni.
[1] Non bisogna lasciarci confondere perché, come poi vedremo nel Libro del Profeta Daniele (vedi Bibbia, Agiografi, IV volume, edizioni Giuntina) i desideri sono menzionati pensieri; infatti Freud chiarifica nel suo Die Traumdeutung che i sogni altro non sono che pensieri figurati che nell’attività onirica prendono la forma visiva.
[2] Il cuore viene in ebraico chiamato LEV, ed è anche, biblicamente, la sede dell’intelligenza, ovviamente va considerata come una sede che bisogna “saper leggere dentro”, comporta il coinvolgimento di una sapienza capace di discernere i suoi sentimenti. il termine LEV, infatti, presenta una reversibilità tra il cuore vero e proprio e l’intelligenza.
[3] Altro punto arduo, non è lui lo scopritore assoluto del procedimento delle libere associazioni. Non va legato questo modo di procedere esclusivamente all’intuizione di una sua paziente, la Emma F.N. E’ un vero e proprio procedimento talmudistico. Per approfondimenti in merito, per esempio, si può citare il testo di David Bakan, Freud e la tradizione mistica, Ed. Comunità, 1977.
[4] E’ necessario, tuttavia rilevare che la scoperta delle psiconevrosi, soprattutto da parte di Freud, deriva da una capacità metodologica dell’osservare non tanto i comportamenti per sé già patologici, ma i comportamenti banali come gli atti mancati, atti comportamentali a cui nessuno neanche osava dar importanza. Da questa tipica, sua natura, di osservare dobbiamo le fondamentali opere della psicoanalisi che sono, in termine odierno, opere paramediche, nel senso vero e proprio, quali la psicopatologia della vita quotidiana, i motti di spirito e l’interpretazione dei sogni. In queste tre fondamentali opere c’è tutta la psicoanalisi, il resto saranno dei perfezionamenti e aggiornamenti continui, fino alla fine della sua esistenza.
[5] Questo è un tema assai importante, soprattutto per le omissioni che spesso Freud fa. Ci sarebbe molto da dire su questo delicato argomento. Si invia gli interessati al problema a due testi che rendono l’idea della natura accademica complessa di Freud. Jakob Hessing, La maledizione del profeta, ed. Giuntina 1989; e A. Rossati, L’itinerario intellettuale di Freud e la nascita della psicoanalisi, ed. Centro Scientifico, TO 1995.
[6] Si tratta di un vero e proprio processo di negazione? Negazione più che rimozione? Siamo però solo che in campo di ipotesi, ipotesi che richiedono comunque ulteriori studi di accertamento.
[7] Daniele fa parte dei profeti, ma anche degli apocalittici, nel testo della Sacra Scrittura. E’ in questo contesto che l’Autore va innanzi tutto considerato perché l’apocalittica è un metodo letterario particolarmente interessante e altrettanto difficile. L’apocalittica fa parte degli scritti biblici che denotano di una conoscenza del sapere umano non indifferente. Inoltre va detto che sia in Israele quanto per Israele in esilio, esistono scuole profetiche, con ciò bisogna intenderle come scuole particolarmente addentro alla psicologia umana, oltre alla loro funzione prevalentemente teologica.
[8] In S. Freud, Opere, Boringhieri, vol. XI p. 123, troviamo scritto: «Lo studio precoce e approfondito della storia biblica, iniziato appena ebbi iniziato a leggere, ha avuto, come potei riconoscere assai più tardi, un notevole peso nel determinare l’indirizzo dei miei interessi.».
[9] Bisogna ulteriormente rilevare quanto Freud dice sull’analisi del sogno a pp. 469-70, vol. III Opere. Boringhieri.
[10] L’interpretazione famosa che da al Faraone sul sogno delle sette vacche grasse e delle sette vacche magre.
[11] Le scuole giudaiche di babilonia sono importantissime per il loro livello culturale avanzato tanto che Nabucodonosor, attraverso il personaggio di Daniele, dimostra di apprezzarle in prima istanza. Per i profeti poi esistevano scuole profetiche. In Babilonia poi c’era La Grande Assemblea Giudaica cui faceva parte anche il profeta Ezechiele, colui che sprona Israele al rientro in Palestina ormai ben abituata alla cattività babilonese. La parte fondamentale e più importante dello stesso Talmud nasce in Babilonia!
[12] Freud non ha mai negato le proprie origini ebraiche, tuttavia non ha voluto mai essere esplicito ma piuttosto reticente, come riportano ormai più studiosi, su ciò che realmente ha appreso dalla cultura ebraica della sua epoca. D'altronde è ben evidente ormai quanto fu sconvolto che la psicoanalisi fosse menzionata proprio come scienza ebraica. Quanto può essere particolarmente significativo il fatto che volesse credere nella possibilità di dare all’ebraismo una definizione scientifica.
[13] Nell’antica sapienza ebraica è fuori luogo dubitare l’avanzato stadio di conoscenze sui sogni e loro contenuti interpretati attraverso artefici letterari incomparabili. Vedasi, come esempio Il trattato delle benedizioni [Talmud], cap. IX, pp. 362-383, a cura di Sofia cavalletti, UTET, To 1982.
[14] Non è assolutamente fuori luogo ricordare ciò che Abraham gli scrisse: «Anch’io ho sempre avvertito questa nostra parentela intellettuale. Dopo tutto la nostra mentalità talmudica non può sparire da un momento all’altro. Alcuni giorni fa, mi aveva stranamente attratto un piccolo passo del Motto di spirito. Quando lo lessi più attentamente mi accorsi che la tecnica dell’apposizione e tutta la struttura del passo erano interamente talmudiche». (Vedi R. Caimani, I destini e le avventure dell’intellettuale ebreo, Mondatori, 1996, p. 153.
[15] In circostanze ben diverse dal periodo dell’interpretazione dei sogni.
16 Cfr. Freud, op. vol. XI p. 346.
[17] In questo caso specifico Daniele accenna appena alla teoria psicologica del sogno, di allora, che può riconoscersi nella frase: «[…] i pensieri del tuo cuore…» poiché il suo compito è esplicitamente quello di rivelare al Re babilonese il significato profetico-teologico del sogno.
[18] Non si dimentichi che la caratteristica fondamentale delle regole dell’ermeneutica rabbinica non considerasse il metodo occidentale di ragionamento per induzione e deduzione ma quello prevalentemente analogico; metodo particolarmente idoneo per spiegazioni d’atteggiamenti interiori col mondo esteriore e viceversa. Metodo, ancora, particolarmente idoneo per le interpretazioni oniriche. Nell’area assiro-babilonese è la chiave risolutiva del grandioso sistema divinatorio.
[19] Cfr: Dn, 2; 29-30, Testo ebraico, op. citata.
[20] Jakob Hessing, La maledizione del profeta, Giuntina 1989.
[21] Stando al testo biblico ebraico (coincide grossomodo con quello della Settanta) Daniele assieme ai suoi compagni Sciadrach, Mesciach, Aved Negò (nomi di Daniele, Shcananià, Misciael e Azaria tradotto in lingua caldea) appartenevano a stirpe reale e di famiglie nobili, senza difetti, istruiti in ogni scienza e intelligenti. Sostanzialmente israeliti assai colti e iniziati, per ordine di Nabuccodonosor, anche alla scrittura e alla lingua dei caldei per stare a suo servizio nel palazzo reale.
[22] David Meghnagi, Il padre e la legge, ed. Marsilio 1992.
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