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Giovanni Allotta

Convegno dell'Associazione Europea di Psicoanalisi
“Luoghi dell'anima”
Palazzo OF - Orsoline Fidenza

Sabato 24 Maggio 2008 ore 9-11
 

Dov’è il luogo dell’anima?

 Per definizione l’anima è un’entità trascendente e si manifesta nell’immanente dell’individuo.

 “IN QUESTO LUOGO C’ERA DIO E IO NON LO SAPEVO.”

 è il titolo di un libro scritto dal rabbino Lawrence Kushner[1], che riporta le parole dette da Giacobbe, quando si risvegliò dal famoso “sogno della scala”, dalla quale gli angeli scendevano e salivano al cielo. 

Inoltre, per questo rabbino, “Il roveto ardente” visto da Mosè presso il Sinai non fu un miracolo!

Si trattava di una prova data a lui da Dio per vedere se era capace di prestare attenzione a qualcosa per più di un minuto. Mosè ci riuscì e allora Dio gli parlò.

 “Il trucco”, spiega provocatoriamente Kushner, consiste nel riuscire a prestare attenzione a quel che succede intorno a noi per un tempo sufficiente a notare un miracolo senza addormentarsi.

Esiste, perciò, un altro mondo, in questo stesso, purché vi si presti l’attenzione. [Cfr, Kushner, op. citata, p. 24.].

                            L’intuizione di Freud nell’osservare l’Inconscio, possiamo dirlo, non fu un miracolo,  tuttavia non si addormentò, riuscì a compensare l’incapacità del razionalismo illuministico risolvendo il fenomeno della psiconevrosi di difesa.

                             Le “concezioni meccanicistiche” preponderanti nel pensiero scientifico europeo del XIX secolo, le stesse che Freud abbraccia e con le quali si destreggia con disinvoltura[2], sono le stesse con le quali egli si ribellò a loro; e lo fece con la massima lealtà.

 Il XVII secolo, già, segnò la fede indiscutibile nella potenza dell’“umana ragione” senza sospettare di subire, in particolare da parte di questo solo uomo, dopo ben due secoli, un serio attacco alle sue certezze.

  Il medico, neurologo ed ebreo Sigmund Freud riuscì a sconvolgere appieno le assi cartesiane di un lunghissimo patrimonio filosofico, scientifico e culturale. [Cfr: G. A. Miller, I problemi della psicologia, Mondatori,1962, pp. 244-45.].

         Dove sta l’anima?

Dove sta quest’identità immateriale?

 Il filosofo e psicoanalista lacaniano, Slavoj Zizek, sloveno, s’esprime[3]:

“…è fuori, e non nascosto in una fantasmatica profondità”[4]

 Insiste, lui: “La verità è la fuori” mentre personalmente, come su una falsa riga, io vado sottolineando che << l’anima, l’eros, la morte, l’arte, la politica, ecc.>> sta di fronte a noi come il “roveto” davanti agli occhi di Mosè. [Allotta]

 Nascosto, specifica Zizek, e non nascosta.

Questo perché non possiamo fare della psicoanalisi una “teologia dell’anima”, ma –se c’è concesso- una professione dell’anima, si: nel senso che L’INCONSCIO è l’oggetto professionale dello psicoanalista, e del proprio intendere “scientifico”!

                      Nell’epoca di Freud, nell’ambito del Positivismo s’intrecciano le linee della Filosofia della natura[5] e le scienze naturali[6]ma entrambi, alfine, insoddisfacenti per l’azione specificatamente terapeutica di Freud.

è del 1890 il suo saggio “Trattamento psichico” che in parentesi specifica: “Trattamento dell’Anima”!

Freud scrive:

«Psiche significa anima, di conseguenza “trattamento psichico” presuppone il “trattamento dell’anima”(…). Ci si pone di fronte ad un “trattamento a partire dall’anima” con mezzi che agiscono in primo luogo e immediatamente sulla psiche dell’uomo. Un tale mezzo è soprattutto la parola e le parole sono anche lo strumento essenziale del trattamento psichico. […]; le parole dei nostri discorsi quotidiani non sono altro che magia sbiadita. Ma sarà necessaria prendere una via indiretta, […] per far capire come la scienza riesca restituire alla parola almeno una parte della sua forza magica.»[7] 

Freud si era accorto, all’inizio della sua carriera, che un gran numero d’ammalati, lievi o gravi, con le loro lagnanze pretendevano dai medici una guarigione impossibile con gli usuali, seppur avanzati, metodi scientifici della medicina ottocentesca.

Per le “malattie dell’anima”[8]il microscopio, usato nel laboratorio di Bruke, era totalmente inefficiente.

Neanche il primo laboratorio di psicologia scientifica del 1879 a Lipsia (emblema indiscutibile dell’inaugurazione della psicologia scientifica), fondato proprio da W. Wundt, fu in grado di risolvere l’enigma della nevrosi. Un tale laboratorio è indiscutibilmente il massimo esempio del razionalismo speculativo, in merito alla psicologia umana, frutto del Positivismo tedesco, cultura di cui andava fiero lo stesso Freud.

Il saggio del 1890 si rifà al tirocinio che Freud sostenne (nell’inverno 1885-1886) in Francia alla Salpetriere dove operava il neurologo francese J. M. Charcot che attraverso l’applicazione dell’ipnosi sugli isterici riuscì ad aggirare quel limite scientifico del suo secolo, che pretendeva risolvere tutto nel tangibile della tavola operatoria e anatomica.

               Freud, ovviamente, non si limitò all’ipnosi e scoprì anche “la resistenza alla cura” ed andò ben oltre per ricercare i mali dell’ anima, partendo fin dalla propria autoanalisi.      

                  Non fu semplice per Freud svincolarsi dal credo Positivista.

   Nel 1895, infatti, tenta con fatica l’abbozzo di un Progetto [di una psicologia per neurologi].

             Con questo nuovo Saggio spera un’adesione della psicoanalisi alle teorie delle scienze naturali.

                Si confida, con l’amico berlinese, l’otorinolaringoiatra, Fliess:

               «L’intenzione di questo progetto è di dare una psicologia che sia una scienza naturale, ossia di rappresentare i processi psichici come stati qualitativamente determinati di particelle materiali identificabili al fine di renderli incontestabili.»[9]

Ulteriormente, però, specifica, nella lettera del 27 aprile 1895, a Fliess: «ne uscirà qualcosa?Scientificamente sono su una cattiva strada».

Di questo suo Progetto, di una psicologia per neurologi, noi ne siamo a conoscenza solo che per caso fortuito poiché era destinato ad essere “cestinato” dallo stesso Freud.

 Proseguendo nelle sue riflessioni, nel susseguirsi del positivismo, Freud propone, in pieno contrasto con l’epoca del suo tempo, l’esistenza di una terra fuori del tempo.

       A ragione Jakob Hessing[10]ci fa presente come nel XII saggio della Metapsicologia, Freud, colleghi lo sviluppo dell’umanità alle stagioni. Come fissi le nevrosi alla catastrofe dell’era glaciale. Secondo Freud, dunque, è questo il momento [a storico], nella storia filogenetica del nostro organismo che rompe, o contraddice, la legge fisiologica ma che pur investì l’uomo di quell’energia psichica, con la quale fondò la “civiltà”. [cfr. Freud, op. VII, p. 213 e ss.].

    Attraverso questo tipo di lettura “scientifica”, Freud intende recuperare l’anima che è “a” temporale. [Cfr. Hessing, p. 230].                   

     Fin qui e oltre a tutto questo, l’uomo, nella storia e nella scienza, si trova ad affrontare una terribile lotta tra le sue incertezze e certezze. Si tratta di una lotta “immane”, del suo esistere tra mito e storia: è l’uomo nelle antinomie della sua stessa esistenza.                    

                         L’esistere dell’uomo è obiettivamente un punto sospeso, uno spazio temporale, che s’esprime attraverso un termine, che Freud non disdegna: la “caducità”![11]

      Estremo limite; diaframma quasi invisibile che segna dell’uomo il suo sapere esteriore e che spesso ignora la conoscenza interiore. La sua certezza correlata alla propria angoscia, sempre minacciosa; l’esiguo limite che sussiste tra la sua intelligenza e la sua follia!

               Assai intricato di vicissitudini inquiete appare “il sapere” che Freud trae dalle sue riflessioni sull’anima. Similmente è così anche l’anima della sua creatura, alla quale impose il nome di psicoanalisi.  Ossia questa <<nuova scienza>>, che per merito suo, si disegnò tra le crepe della scienza accademica ufficiale. 

       Acquista, allora, spessore non indifferente l’espressione che Freud riporta nella 29 lezione, sulla revisione teorica del sogno del 1932[12]:

 «Nella storia della psicoanalisi questa teoria [del sogno] …indica una svolta: con essa l’analisi ha compiuto il passaggio da procedimento psicoterapeutico a psicologia del profondo. Da allora la teoria del sogno è sempre rimasta la parte più caratteristica e peculiare della nuova scienza, qualcosa di cui non vi è riscontro altrove nel nostro sapere, un pezzo di terra vergine sottratto alle credenze popolari e al misticismo».

 Avviene praticamente la sopraffazione dell’immaginazione, in tutte le sue manifestazioni, quasi a beffeggiare l’indiscutibile importanza della ragione suffragata, allora, dai migliori tentativi d’indagine di laboratorio scientifico.

   Freud, proprio con questo suo metodo analitico, “fuori serie” per la sua epoca, scopre la forza del determinismo inconscio e la possibilità di comprenderlo quale modo d’agire naturale del nostro “animo”.

      Non, come abbiamo inteso, attraverso il microscopio e le prospettive mediche, ma attraverso la parola, nel suo senso più enigmatico: 

«Nell’interpretazione [del sogno] abbiamo accordato lo stesso apprezzamento ad ogni sfumatura dell’espressione linguistica (…) anzi, quando ci veniva presentato un testo assurdo o lacunoso (…) abbiamo rispettato anche queste manchevolezze dell’espressione. Per farla breve, (lo) abbiamo trattato come un testo sacro ciò che a detta degli studiosi sembra essere un’improvvisazione in un momento di imbarazzo.»[13] 

A conclusione riporto quanto ancora ha da dire il rabbino Kushner: 

«Non è Giacobbe a dire: “In questo luogo c’era Dio e io non lo sapevo”; sei tu, tu che leggi [o tu che ascolti; n. d. a.] queste righe , tu sei il testo sacro stesso. Il testo sacro non parla di te e neppure tu sei in esso. Tu sei il testo sacro.».[14]

 


[1] Giuntina, 1994, Sette commenti a Genesi 28,16, pp.179.

[2] Freud si considerò in modo particolare fedele alle dottrine di Helmholtz.

[3] Nel I cap.: I setteveli della fantasia [fantasma], vedi testo a nota seguente, 5.

[4] Slavoj Zizek, Il godimento come fattore politico, Ed. Cortina 2001.

[5] La Filosofia della natura tende a ristabilire l’unità perduta: il razionalismo illuministico aveva isolato l’uomo dalla natura. Tale autonomia dell’uomo lo sradicava dalle sue radici naturali. Per la Filosofia della natura ragione e natura erano allo stesso livello.

[6] Le scienze naturali pretendono, invece, una netta separazione tra l’osservatore e il suo soggetto. Senza tale divisione era impossibile «l’oggettività».

[7] Freud, opere: 1 p. 94 e ss.

[8] Le psiconevrosi da difesa.

[9] Freud, op. II, p. 201.

[10] Jakob Essing, La maledizione del profeta, Giuntina1991, p. 230.

[11] Freud, opere, vol. VIII (1915) p. 173.

[12] Freud, opere, vol. XI p. 123.

[13] Freud, opere, vol III, pp. 469-470.

[14] L. Kunshner, opera citata, p. 170.

 

GIOVANNI ALLOTTA è SOCIO DELL'AEP

Così ha scritto di sé nella primavera 2005:

Nato a Palermo 29. 04.1947.
Vivo a Trieste dove esercito come Assistente Sociale presso il Comune di Trieste, fino al termine di giugno 2005, data del mio pensionamento.
Ho intrapreso questa professione dopo un'esperienza di studi artistici: ho frequentato il liceo artistico di Palermo e mi sono diplomato (esame di maturità artistica) nel 1968, al Liceo Artistico di Venezia.
Ho coltivato la passione per la psicoanalisi e Sigmund Freud fin dall'adolescenza. Infatti come tesi di laurea mi sono dedicato ad uno studio approfondito sulle origini della psicoanalisi: "Sigmund Freud: psicoanalisi ed ebraismo nella Vienna mitteleuropea". Il dedicarmi a questa tesi mi ha portato a considerare l'importanza della componente culturale nella Psicoanalisi e la considerazione indispensabilmente rilevante dell'ambiente culturale dal quale essa è nata.
Essendo nipote di uno scrittore ho scritto e pubblicato delle poesie: "Amore d'infanzia". Ho frequentato anche l'Istituto di Scienze Religiose di Trieste dove ho approfondito studi teologici, in particolare sulla Sacra Scrittura. Ho fatto anche un corso di Ebraico biblico e mi interesso di cultura ebraica.
Nel 1980 per conoscenza personale ho voluto sottopormi alla psicoanalisi freudiana, analisi che si è protratta fino il 1986. Alla fine degli anni novanta (1990) mi sono interessato anche di psicoanalisi lacaniana. Anche qui mi sono sottoposto per due anni alla psicoanalisi di questo tipo. Ho frequentato due anni e mezzo di corso presso L'Antenna Freudiana di Venezia. Ho partecipato ai "Cartelli". Dal pensionamento in poi intendo dedicarmi a studi e ricerche di psicoanalisi culturale.


     

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